In origine la medicina
era anche un’espressione artistica di tradizioni e storie
interculturali. Dagli sciamani ai monaci benedettini, fino ad
arrivare in Oriente con la ripetizione dei mantra, le antiche arti
della guarigione facevano affidamento a particolari note musicali,
tecniche vocali e strumenti a percussione, per influenzare le
condizioni emotive, spirituali e fisiche di quelli che li
circondavano.
I medici di tempi lontani, quasi ancestrali, erano consapevoli del
misterioso potere delle frequenze vibrazionali, un enigma scientifico
che solo negli ultimi cento anni la ricerca è riuscita a risolvere.
Grazie alla tecnologia sono state individuate le frequenze che sono
effettivamente in grado di stimolare reazioni e risposte del corpo e
della mente. Oggi si guarda alla guarigione sonica come
a una valida integrazione di molte terapie mediche, e come
piattaforma vibrazionale di benessere e di relax.
Una miriade di suoni, frasi e stili musicali sono stati rivisitati
ed esaminati con strumentazioni all’avanguardia, per capire di come
il suono influenzi gli esseri umani e più in generale le forme
viventi. Ad esempio, la musica classica è stata da sempre
considerata rilassante e rivitalizzante. I primi esperimenti di fine
Ottocento misero in luce che anche le piante amano ascoltare la
musica classica, crescendo persino di più. Nel 2016, uno studio
tedesco ha scoperto che le melodie di Mozart o di Strauss Jr.
riuscivano a far scendere la pressione sanguigna e a rallentare il
ritmo cardiaco. I Canti Gregoriani invece hanno proprietà
terapeutiche soprattutto per chi li esegue. Questi cantanti durante
le loro esibizioni evidenziano pressione e battiti ridotti al minimo,
e i sintomi di eventuali malattie, dolori e depressione notevolmente
diminuiti. I benefici dei Canti Gregoriani si estendono anche a
coloro che li ascoltano, con episodi di veri e propri stati di trance
e/o di alterazione di coscienza, e sollievo da dolori e disturbi,
quando presenti.
Ma come funziona la guarigione sonica? Per capirlo è intanto fondamentale sapere che un pitch è un’onda sonora che vibra ad una particolare frequenza. Più velocemente vibra una frequenza, maggiore è il suo tono; più lentamente vibra, più il tono scende in basso. Le onde cerebrali funzionano allo stesso modo: più si accelerano, più si va in uno stato di allerta (lotta o fuga), mentre quando rallentano lo stato mentale si rilassa, si decomprime. Gli scienziati hanno scoperto che la frequenza del suono stimola le onde cerebrali ad allinearsi o trascinarsi con la frequenza di quel suono. Dato che un nervo cranico collega il timpano ad ogni organo corporeo (eccetto la milza), le frequenze del suono coinvolgono l’attività di tutto il corpo, oltre a quello mentale. Intorno al 1930, i ricercatori hanno iniziato a sperimentare frequenze sonore non udibili all’orecchio umano, come gli ultrasuoni, per diagnosticare e trattare diversi disturbi. Da allora, la scienza del suono ha trovato via via sempre più applicazioni in pratiche mediche occidentali ed olistiche, in un mix sbalorditivo di tecnologia e suoni sciamanici.
Tibetan singing bowl
LE TECNICHE PIU’ DIFFUSE
HUSO
La tecnica HUSO utilizza i meridiani dell’agopuntura per
bilanciare e armonizzare il corpo con una risonanza che contrasta lo
stress, le tossine e i campi elettromagnetici (campi elettromagnetici
tossici). A differenza di altre terapie sonore che inviano frequenze
digitali o da strumenti in varie parti del corpo, HUSO si affida
direttamente ai suoni emessi dalla voce umana e ad una visone
quantistica della realtà, dove il suono è sostenuto da
un’intenzione soggettiva molto forte.
BIOSOUND
La Biosound Healing Therapy viene
adottata soprattutto nei trattamenti disintossicanti e per
contrastare le dipendenze. Il sistema di terapia Biosound
prevedere di far sdraiare la persona su una piattaforma vibratoria,
mentre indossa cuffie e occhiali per un’esperienza audiovisiva
totale. Il fine è quello di indurre la mente a produrre le onde
Theta, o onde della guarigione.
SOUND HEALING
Un altro esempio di terapia del suono è la traccia audio Sound
Healing di Brain Sync, che si concentra sulla capacità
vibratoria di influenzare le capacità rigenerative del corpo,
mediante una combinazione di tecnologia delta-wave e di musica
da meditazione. La ricerca mostra che le onde Delta stimolano
il rilascio di ormoni benefici e l’attività del sistema immunitario,
migliorano la durata e la qualità del sonno, contrastano ansia e
depressione.
BAGNI SONORI
I bagni sonori sono ormai una pratica comune che sta crescendo in popolarità in tutto il mondo. Generalmente i partecipanti al bagno dei suoni si sdraiano sul pavimento, chiudono gli occhi e ascoltano strumentisti, gong del suono, didgeridoo, campane tibetane e tamburi a battito cardiaco. Gli effetti della full immersion acustica frequentemente si rivelano di natura spirituale e di un viaggio verso una nuova consapevolezza di se’. Alcuni riportano anche di esperienze extracorporee.
Il veganesimo incalza nel mondo. Dopo aver conquistato il marketing alimentare, ora anche la cosmesi sceglie di diventare veggie: quel che va bene per lo stomaco, va bene per la pelle…
La nota rivista The Economist ha proclamato il 2019 come
l’anno dei vegani. Un quarto
della popolazione degli Stati Uniti si dichiara veggie-friendly, e
molti vip tra i più famosi, come Beyoncè e Jaz-Z, spingono i loro
fans a diventare vegani per ragioni etiche, ma soprattutto per la
tutela di salute ed ambiente. Nel 2018 l’industria alimentare
vegana ha registrato una crescita del 20% rispetto all’anno
precedente, con un giro d’affari che ha sfiorato i 3,3 miliardi di
dollari. La richiesta di prodotti veggie è in crescita e coinvolge
molti settori, tra cui la cosmesi. “La bellezza va di pari passo
con gli alimenti perché usiamo molti degli stessi ingredienti –
ha dichiarato a proposito Tata Harper, fondatrice di un famoso brand
di cosmetica vegana – I cibi sani sono generalmente ottimi anche
da applicare esternamente. Quel che va bene per lo stomaco, va
bene per la pelle.”
Ma su quali principi si fonda la Vegan Beauty? La pura e
semplice bellezza vegana si cura esclusivamente con cosmetici del
tutto privi di ingredienti animali, e non solo “non testati su
animali” o “cruelity free”. Quindi i cosmetici vegani sono a
base di vegetali biologici. Gli ingredienti di
derivazione animale che si trovano comunemente nei prodotti di
bellezza sono: miele, cera d’api, lanolina (grasso di lana), squalene
(olio di fegato di squalo), carminio (coleotropiche), gelatina (ossa
di mucca o maiale, tendini o legamenti), allantoina (mucca urina),
ambra grigia (vomito di balene) e placenta (organi ovini). “Gli
ingredienti animali non garantiscono una migliore qualità, ed
esistono alternative vegane valide e salutari”,
affermano gli esperti della Vegan Beauty.
Ciò non significa che tutte le piante siano adatte: “Le patatine fritte sono “accidentalmente” vegane, ma non sono salutari – sottolinea la Harper –Lo stesso discorso è valido per il make-up”. Per quanto riguarda i conservanti, la cosmesi veggie opta anche qui per la natura, ma addizionata a tracce di conservanti chimici. “Usando solo ingredienti naturali, la crescita dei batteri è troppo veloce. I cosmetici vegani contengono conservanti naturali, ma anche una minima parte di additivi, per evitare che si deteriorino in fretta.”
La Black History americana documenta meglio di qualunque altro il contributo dato alla scienza da parte della popolazione nera. Ecco alcuni dei migliori scienziati della storia dei Black People, e dei loro fantastici colpi di genio.
I neri americani per lungo tempo hanno avuto opportunità limitate nel poter ricevere una formazione tecnica e scientifica. Tuttavia, molti inventori di colore hanno superato molti ostacoli e sono riusciti ad affermarsi, regalando all’umanità progresso e benessere.
Garrett
Morgan, l’inventore della maschera antigas
Nato negli anni 1870 da ex schiavi nel Sud postbellico, Garrett A.
Morgan frequentò la scuola per soli sei anni. In seguito, si pagò
un tutor personale con i guadagni del suo lavoro. Oltre alla maschera
antigas, Morgan ha inventato un sistema di segnali stradali e una
lozione contro la caduta dei capelli. Il suo brevetto della maschera
antigas, definita inizialmente come un “respiratore”, risale al
1914.
Marie Van
Brittan Brown: pioniera della sicurezza domestica
Alla fine degli anni ’60, Marie Van Brittan Brown, che lavorava
come infermiera, brevettò un’invenzione che divenne un precursore
tecnologico del moderno sistema di sicurezza domestica. Il sistema
includeva una telecamera davanti alla porta, e un ricevitore video
simile a un piccolo televisore, nonché un altoparlante e un
microfono che permettevano al proprietario di casa di comunicare con
i visitatori esterni. Aveva anche una “serratura radiocomandata”
e un allarme.
Lonnie
Johnson: il padre del Super Soaker
Mr. Johnson fece una scoperta che lo portò a creare uno dei
giocattoli più famosi al mondo: il Super Soaker. Il brevetto è
stato approvato nel 1986 e pochi anni dopo è stato acquisito dalla
Larami Corporation, un produttore di pistole ad acqua. Le vendite del
giocattolo superarono i 200 milioni nel 1992.
Mary
Beatrice Kenner: gli assorbenti “per quei giorni” sono una sua
idea
Inventrice e visionaria, Mary Beatrice Davidson Kenner ideò la “cintura igienica”, il precursore degli assorbenti intimi moderni. La sua invenzione rivoluzionò il rapporto che le donne ebbero per secoli con la gestione del ciclo mestruale. Il brevetto venne approvato nel 1956, benchè fosse già pronto da vent’anni .
Charles
Drew: inventò il modo per conservare il sangue
Prima che il Dr. Charles R. Drew inventasse un modo per preservare
il sangue -alla fine degli anni ’30- le trasfusioni dovevano avvenire
entro pochi minuti, per l’azione corrosiva del potassio sul plasma.
Drew trovò il modo per separare le cellule e il plasma usando un
contenitore particolare. Il Dottor Drew divenne il leader della Banca
del Sangue della Croce Rossa negli Stati Uniti.
Patricia
Bath: il medico che rivoluzionò la chirurgia della cataratta
Quando la dottoressa Patricia Bath scoprì come fissare la
cataratta negli anni ’80, non venne presa subito sul serio dai suoi
colleghi di oftamotologia. “Ho spiegato al coach cosa avevo
fatto, ma lui mi rispose: è impossibile!”, racconta ancora oggi la
Bath, che si sentì discriminata perchè donna e di colore. Aveva
appena scoperto come rimuovere la cataratta usando il laser, rendendo
la chirurgia meno invasiva e più efficiente. La sua “invenzione”,
che è stata brevettata nel 1988, è la “sonda Laserphaco”. La
Bath è in prima linea per l’affermazione delle donne nere nel mondo
della scienza.
Dennis
Weatherby: il chimico della lavastoviglie
Mentre lavorava come ingegnere presso Procter & Gamble a
Cincinnati, DennisWeatherby scoprì la formula del detersivo perfetto
per la lavastoviglie, il famoso Cascade. Erano gli anni Settanta, e
fino ad allora le lavastoviglie erano afflitte da detergenti che
lasciavano i piatti macchiati e maleodoranti. Il Cascade invece rese
le stoviglie brillanti e profumate di limone.
Sta destando un certo
clamore il ritrovamento di una balena nel sottobosco di una remota
palude alla foce del Rio delle Amazzoni. Il grande pesce, lungo 11
metri, era nascosto tra la fitta vegetazione nella foresta dello
stato brasiliano settentrionale di Para, non molto lontano dal
litorale.
Sono stati escogitati due tentativi separati da parte dei
lavoratori del dipartimento della salute e delle strutture
igienico-sanitarie e dell’ambiente (Semma) per raggiungere la balena,
che è stata rinvenuta grazie all’insolita ed affollata presenza in
loco degli uccelli “spazzino” che le volteggiavano sopra.
I conservazionisti dell’Istituto Bicho d’Agua, anch’essi presenti
sul posto, ritengono che la balenottera sia un cucciolo di 12 mesi
circa, scaraventato sulla terra da una tempesta. Renata Emin, a capo
dell’Istituto Bicho d’Agua, ha dichiarato: “E’ davvero
sorprendente!Si tratta di un evento incredibile, ancora non sappiamo
con certezza come la balena sia finita qui. Stiamo formulando solo
delle ipotesi. E’ molto strano per davvero.”
Senza ferite visibili, i campioni di tessuto della balena saranno
testati per determinare le cause del suo decesso, ma alcuni dettagli
della breve vita e la morte misteriosa del pesce potrebbero restare
un mistero.
Il “Latte dorato-Golden milk”è una bevanda orientale dalle origini antichissime, a base di latte vegetale o animale riscaldato con aggiunta della spezia Curcuma. Il Golden milk o Turmeric è molto popolare in India, dove è impiegato da secoli nella medicina Ayurvedica per le sue spiccate proprietà rigeneranti dell’intero organismo. Il Latte dorato infatti rinforza il sistema immunitario, è antiossidante, rinvigorente e migliore l’umore, qualità preziose e naturali riconosciute anche dai ricercatori occidentali. Il Medical News Today ha recentemente pubblicato gli esiti della ricerca sugli effetti del Turmeric sulla salute psico-fisica, confermando scientificamente le sue proprietà curative e preventive.
La ricetta originale del Golden milk è molto semplice: una tazza
di latte con mezzo cucchiaino di Curcuma portato lentamente ad
ebollizione. Insieme alla Curcuma si possono aggiungere altre spezie
come miele, Cannella, Zenzero, Cardamomo, Pepe nero fresco.
CURCUMA = CURCUMINA
Secondo il “Medical News Today”, la curcumina, la
sostanza attiva della Curcuma, è di supporto al nostro benessere in
molti modi. Il Golden milk si è rivelato come:
anti-infiammatorio: la curcumina riduce le
infiammazioni, le malattie cardiache. L’Alzheimer e alcuni tumori.
Migliora l’umore: Il Turmeric può aiutare a
stemperare la depressione. Come scrivono nella ricerca: “Può
essere utilizzato per aiutare chi soffre di depressione cronica,
senza alcuna controindicazione.”
E’ antiossidante: la curcumina protegge le cellule dai
radicali liberi, dalle tossine, dai danni da stress.
IL GOLDEN
MILK CON ALTRE PREZIOSE SPEZIE
Il Latte dorato si
può arricchire di altre spezie per un mix davvero potente! Ecco un
elenco di ingredienti da poter addizionare per aumentarne gli effetti
benefici su corpo e mente.
La Cannella protegge la funzione cerebrale in malattie neurodegenerative come il Parkinson e rallenta la perdita di memoria. La scienza ha dimostrato che la Cannella è carica di polifenoli, ed altri efficaci antiossidanti che contribuiscono ad abbassare il colesterolo, aiutano il cuore e abbassano la pressione sanguigna.
Lo Zenzero, calma e rilassa il sistema digestivo. Lo Zenzero è un “cugino” della Curcuma e ne condivide le caratteristiche anti-infiammatorie. Il principio attivo, il gingerolo, allevia nausea e vomito: è largamente impiegato in Oriente per il trattamento naturale del mal di mare.
Il miele grezzo di alta qualità è ricco di antiossidanti e di agenti che stemperano le allergie.
Il Cardamomo è un altro aroma speziato tipico delle ricette indiane e inaspettatamente negli alimenti scandinavi. I vichinghi lo presero a Costantinopoli per “adottarlo” come ingrediente essenziale dei loro piatti preferiti. La Svezia è oggi tra i Paesi che più consumano al mondo il Cardamono. Anche questa spezia è antiossidante, anti-infiammatoria e antibatterica. Combatte inoltre l’alitosi e le ulcere gastriche.
Il Pepe nero è presente da sempre nelle tradizioni culinarie e mediche. La medicina Ayurvedica lo impiega equilibrare i Dosha, per la salute respiratoria e delle articolazioni sane. Il Pepe nero è un superalimento, date le sue elevate quantità di minerali (zinco, fosforo, manganese, calcio, ferro, rame, colina). Beatrice Pallotta
L’Albero
della Vita è un simbolo-archetipo appartenente a diverse mitologie
del mondo, in particolare alla Cabala ebraica e alla cultura celtica.
L’Albero della Vita è la sorgente di energia di tutti gli esseri
umani. Ogni parte dell’Albero – le radici, il tronco, i rami e le
foglie – rappresenta un aspetto della vita stessa. Le radici
nascondono le connessioni più profonde, il tronco raffigura il
sostegno, i rami mostrano l’estensione e lo sviluppo, le foglie
raccolgono l’energia di cui l’intero albero ha bisogno. L’Albero
della Vita generalmente significa “il Mondo e l’Universo”,
oppure il micro-cosmo di una famiglia, inteso come albero
genealogico. Nella Cabala rappresenta l’intenzione di riportare
armonia in tutta la Creazione come un portatore di pace.
ANKH
L’Ankh,
o Crux Ansata, è il simbolo dell’antico Egitto che rappresenta la
vita eterna e la rigenerazione della vita attraverso l’acqua
(liquidi sessuali maschili e femminili). Il termine “ankh “
significa “respiro della vita “o“ chiave di Iside”o“chiave
dei grandi misteri”, e la sua raffigurazione è un augurio di lunga
vita e immortalità. Era ed è impiegata anche per favorire le
pratiche sessuali e l’orgasmo. La Croce Ansata è considerata un
potente talismano.
AQUILA
L’Aquila
incarna la potenza del Cosmo. Nella tradizione ariana discendente
dalla mitologia greca-romana, l’Aquila è l’immagine
dell’eroismo, della combattività, della gloria (nell’antica
Grecia l’Aquila era l’animale sacro di Zeus). L’Aquila è
inoltre un animale-totem fondamentale per le culture sciamaniche
indiane e del centro America. Le sue penne aiutano le guarigioni e la
sua visione rivela verità nascoste e conduce alla saggezza. Per le
religioni orientali invece l’Aquila e il Giaguaro rappresentano le
energie di Cielo e di Terra.
BAGUA
“Bagua”
(八卦 in
cinese) significa letteralmente “otto simboli”. È un simbolo
presente nella cosmologia taoista, nella filosofia tai ji, nel tai ji
quan e nel wu xing. Consiste di otto trigrammi, ciascuno costituito
da tre linee, che rappresentano i principi della realtà. Le tre
linee possono essere rotte (denotando energia yin) o non spezzate
(che rappresentano yang). Il Bagua viene utilizzato per analizzare
“l’equilibrio”energetico in astronomia, astrologia, geografia,
geomanzia, anatomia, in famiglia, e nel Feng Shui come una
“mappatura” della salute e della casa. Qui ciascun trigramma è
correlato a un’area specifica di una singola stanza, di tutta la
casa, di una sede aziendale o della salute dell’individuo.
CADUCEO
Il
Caduceo è uno dei simboli più antichi della storia dell’umanità,
presente in culture di diversi popoli (Fenici, Hittiti, Ebrei,
Egiziani). La sua immagine, raffigurante due serpenti attorcigliati
in senso inverso intorno ad una verga ornata d’ali, è stata
rinvenuta, oltre che nei templi greco-romani, su tavolette indiane
dell’antica civiltà vedica. Il Caduceo è stato adottato come
simbolo delle scienze mediche odierne. I doppi serpenti rappresentano
la dualità della vita: la luce contro il buio, il bene contro il
male. Il loro movimento a spirale mostra la danza delle forze
cosmiche. La staffa centrale invece è la connessione tra il mondo
fisico e quello etereo. Infine, le ali rappresentano l’ascensione e
il divino.
CROCE
Prima
di essere adottato dalla Cristianità, il simbolo della Croce è
stato utilizzato da numerose culture e religioni per esprimere il
loro credo spirituale. La figura originaria della Croce era il
Cerchio, indicativo dell’intero Universo, suddiviso nei suoi
quattro quadranti. Il Cerchio poteva anche simboleggiare il Sole ed
emanazione di energia. Da questa forma essenziale è nata anche la
Svastica, croce di origine indiana e molto popolare nell’epoca
greco-romana. La Croce rientra nel simbolismo cosmico che mette in
moto le valenze energetiche della Natura. I due segmenti disegnano le
polarità dell’esistenza: il segmento orizzontale rappresenta la
polarità negativa, la materia, la superficie terrena che separa i
due regni, gli inferi da quello cosmico; il segmento verticale, la
polarità positiva, mette in comunicazione il mondo celeste con
quello sotterraneo.
DOPPIA
FELICITA’
Il
simbolo della Doppia Felicità è di origine cinese ed incorpora due
ideogrammi separati che si traducono in “gioia”. Questo simbolo è
associato all’amore, alla fortuna e alla felicità nella vita.
Ancora oggi in Cina, Doppia Felicità rappresenta il matrimonio ed è
un portafortuna.
FIORE
DELLA VITA
Il
simbolo Fiore della Vita è stato rinvenuto in molte culture e
regioni del mondo, nei tempi, nelle piramidi, nelle chiese di Egitto,
Irlanda, Cina, Grecia, Turchia, Tibet, India o Giappone, in Lapponia,
nello Yucatan. Esprime energie potenti e positive per la salute, il
benessere e la crescita spirituale. Nel Fiore Sacro è contenuto
l’ordine universale e può generare campi energetici armonici e
benefici.
FIORE
DI LOTO
Il
Fiore di Loto è il simbolo del Buddhismo e dell’Induismo, ma è
anche presente nella mitologia dell’antico Egitto. Nel Buddhismo è
associato alla purezza, al risveglio spirituale e alla fedeltà. È
considerato un fiore puro perchè nasce da acque paludose e torbide
perfettamente pulito. Il suo fiorire alle prime luci dell’alba,
simboleggia l’Illuminazione dello spirito. Nell’Induismo il
simbolo del Fiore di Loto assume il significato di bellezza,
fertilità, prosperità, eternità.
HAMSA
E’
un simbolo popolare nelle antiche culture mediorientali, dove si
crede che la mano di Hamsa doni salute, felicità e fortuna a coloro
che la indossano. Hamsa significa “cinque”ed è nota anche come
la Mano di Fatima o Miriam, figlia di Maometto. Hamsa a volte include
nel centro il simbolo del malocchio: qui il suo scopo diventa quello
di estirpare energia negativa e di schermarsi dall’“occhio
malefico”.
KHANDA
Simile
per importanza alla Croce per i cristiani, il Khanda è il simbolo
della religione indiana monoteista Sikh. Il suo centro rappresenta
due scimitarre. Il Khanda racchiude in se’ la conoscenza e la
verità che si oppongono alle menzogne delle illusioni terrene.
OCCHIO
DI HORUS
Horus,
o Ra, era il dio del Cielo e del Sole degli Egizi. L’Occhio di
Horus è un amuleto protettivo, simbolo di guarigione e di rinascita.
Svolge una particolare funzione stimolante nei riguardi della psiche,
che verrà attivata da esso per essere più vigile ed attenta. I
marinai dell’antico Egitto e del Medio Oriente esponevano l’Occhio
sulle loro barche per garantire la sicurezza in mare. La Massoneria
ha adottato l’Occhio come suo simbolo in ricordo dei maestri
scalpellini orientali da cui discende, e per i suoi poteri mistici .
OM
Om
o “AUM” è l’origine di tutti i mantra. È composto da 4 parti:
A – simboleggia lo stato di veglia, U – Simboleggia lo stato di
sogno, M – Simboleggia lo stato di sonno profondo. La pausa del
silenzio alla fine di AUM lo stato chiamato Turiya o coscienza
infinita. Nel complesso disegno dell’Om la grande curva sul fondo
rappresenta lo stato di veglia (A), la curva mediana lo stato di
sogno (U), e la curva superiore simboleggia lo stato di sonno
profondo (M). Il punto indica il 4 ° stato di coscienza, Turiya. Il
semicerchio è “maya” o illusione come il possibile ostacolo
verso la più alta forma di coscienza. Il simbolo rappresenta la
Creazione dell’Universo e il suono della Om viene associato alla
Vibrazione Primordiale dell’Universo stesso e di tutta la
Creazione.
PENTACOLO
Il
Pentacolo, o Stella del Microcosmo, è l’immagine grafica
essenziale di una persona con braccia e gambe aperte. Si tratta di un
simbolo antichissimo dai molteplici significati, adottato dagli Egizi
come l’immagine di Horus, figlio del Sole e di Iside, nella sua
forma di Fuoco Sacro. Pitagora lo assunse come simbolo della salute e
della medicina; Leonardo ne fu ispirato per tutta la sua vita. Il
Pentacolo è anche una rappresentazione di “pura magia bianca” di
credenze Wiccan e pagane, che lo considerano come un amuleto
potentissimo dai poteri segreti. Il “Dictionary of Mysticism”così
descrive la Stella del Microcosmo: “E’ considerato dagli
occultisti il mezzo più potente per evocare gli spiriti. Quando la
Stella ha la punta diretta verso l’alto, essa è considerata il
segno del bene e uno strumento per evocare gli spiriti benevoli;
quando la Stella ha la punta in giù e altre due in alto, è il
simbolo del male, di Satana, ed è utilizzato per evocare le potenze
malefiche”. Il Pentacolo è in uso nella Massoneria come
espressione perfetta di Geometria Sacra.
PESCE
Conosciuto
anche come “Ittio” o “Pesce Cristiano”o “Ichthys” le sue
origini sono, a sorpresa, pagane. Poiché il simbolo era già stato
utilizzato da altri sistemi religiosi della mitologia greco-romana, i
cristiani lo adottarono perchè meno individuabile della Croce da
parte dei loro persecutori. Nei credi pagani Ichthys era figlio
dell’antica dea Atargatis, che era conosciuta nei vari sistemi
mitici anche come Tirgata, Afrodite, Pelagia o Delfine. Il Pesce
pagano era simbolo di sessualità, di nascita e di fertilità.
RUOTA
DEL DHARMA
Un
simbolo fondamentale degli insegnamenti buddisti, i raggi della Ruota
del Dharma disegnano gli 8 aspetti dell’Illuminazione Spirituale:
giusta visione, giusta intenzione, giusta parola, giusta azione,
giusto sostentamento, giusto sforzo, giusta consapevolezza, giusta
concentrazione. Rappresenta inoltre il percorso di liberazione dal
karma e dalla reincarnazione. La Ruota a 6 o più raggi, nel
cristianesimo significava il Cristo; nei Tarots medioevali prende
forma come carta da gioco esoterico chiamata “Ruota della Fortuna”
o del Destino.
RUOTA
DELLA MEDICINA DELLA TERRA
La
Ruota di Medicina è un simbolo molto importante nella cultura dei
Nativi Americani. Il Cerchio rappresenta il ciclo della vita, che si
esprime secondo un cammino circolare. Da est a nord in senso orario:
nascita, crescita, morte, rinascita. I quattro raggi rappresentano le
quattro direzioni, i quattro aspetti della vita umana (fisico,
mentale, emozionale, spirituale) e i loro colori. Ruote della
Medicina costruite a terra con pietre antiche di 10 mila anni, sono
state ritrovate in Canada. Erano i “Cerchi Sacri”della tradizione
sciamanica indiana. Tra le figure geometriche sacre il Cerchio è
simbolo di tutto ciò che è Celeste: il cielo, l’anima,
l’illimitato, Dio. Nella simbologia astrologica il Sole è
rappresentato da un Cerchio. Il simbolo alchemico dell’Oro è
ugualmente un Cerchio. Nell’architettura paleocristiana e bizantina
viene spesso utilizzata la pianta rotonda come simbolo dell’Universo.
Il Cerchio inoltre rappresenta protezione e guarigione.
SERPENTE
Questo
simbolo è tra i più antichi, ed è un archetipo universale nella
sua doppia funzione di Bene e Male, di Vita e Morte, di Maschile e
Femminile, di Veleno e Medicina. E’ diffuso in tutto il mondo sia
nella sua forma più semplice che in quella più elaborata di
Drago-Orobo. Ovunque il Serpente ha una valenza positiva, legata alla
Conoscenza, all’equilibrio di forze opposte e complementari, alla
Regalità, al Potere. Tra i simboli serpentini, forse quello più
conosciuto è il “Caduceo di Mercurio”, utilizzato come emblema
della medicina e della farmaceutica. Nella religione cristiana
invece, il Serpente rappresenta il Male.
SHINTO
TORII
Lo
Shinto Torii è un simbolo sacro dello scintoismo giapponese.
Significa porta, cancello, passaggio, segnando l’uscita dal
naturale e l’avventurarsi nel soprannaturale. Spesso infatti lo
Shinto Torii è posto all’apertura di un santuario, e si ritiene
sia purificatorio passarci sotto.
SPIRALE
Il
significato archetipo della Spirale si lega ai concetti di
Emanazione, Estensione, Sviluppo, Continuità Ciclica, Creazione,
Rotazione. La Spirale è una figura universale della Geometria Sacra
ed è stata ritrovata persino nei disegni delle grotte paleolitiche.
Alla Spirale vengono attribuiti i significati simbolici di Luna,
Conchiglia, Vulva, Corna e di Energia femminile e Fecondità. La
Spirale racchiude il concetto di “Pànta rèi”, tutto scorre,
tutto nasce da un centro, ed è in grado di generare potenti campi
magnetici. La spirale è un segno estremamente diffuso in tutta la
Natura, nel Cosmo, nella Psiche, come forma e movimento. Come
sottolineò Carl Gustav Jung nelle sue osservazioni sui simboli e gli
archetipi: “Non ci si può sottrarre all’impressione che
il processo inconscio sia mosso a spirale intorno ad un centro,
avvicinandosi lentamente a questo, mentre le caratteristiche del
centro si fanno sempre più distinte”.
STELLA
DI DAVID
La
stella di David, o Sigillo di Salomone, è il simbolo dell’identità
ebraica. Una pietra incisa con la Stella di David ornava una sinagoga
in Galilea risalente al 300 a.C. Tuttavia, questo simbolo non è
presente solo nella millenaria cultura ebraica. L’esagramma,
costituito da due triangoli intrecciati, appartiene anche
all’induismo, al buddismo e al jainismo. Questo simbolo raffigura
l’unione e lo scambio tra la parte materiale (corpo) e la sua parte
più “sottile”(pensiero-sentimento-volontà). Oppure, come
nell’induismo, l’esagramma “Shaktona” è la rappresentazione
del divino femminile (Shakti) e del divino maschile (Shiva) che si
uniscono nell’unità. Nella concezione cabalistica assume il
significato di Unione e Armonia tra il Microcosmo e il Macrocosmo. In
particolare la metà esagonale che ne deriva, nell’Albero della
Vita corrisponde al Sephirah del Sole. Alcune varianti della Stella
di David sono state parti della magia popolare come talismani contro
i malefici.
STELLA
E LUNA CRESCENTE
Nell’antica
Bisanzio, “La Stella e la Luna Crescente” era il simbolo della
dea protettrice Artemis-Ecate, derivante dalle effigi della dea della
Luna della mitologia romana. L’accostamento di Stella e Luna in
diverse tradizioni significa l’armonia tra il sole e la luna, il
giorno e la notte, il maschile e il femminile. Fu con l’Impero
Ottomano che questa immagine divenne uno degli emblemi della cultura
islamica, come simbolo di vittoria e grandezza.
YIN
YANG
Il
“TAI JI” o più comunemente conosciuto come il simbolo del Tao o
dello Yin Yang, rappresenta il cammino, il divenire di tutte le cose,
che si realizza con un movimento che oscilla tra due estremi: ogni
volta che uno dei due viene raggiunto, una forza spinge in direzione
contraria e così via. Il simbolo grafico si ispira ai movimenti del
sole e della luna, all’alternarsi delle stagioni, allo scorrere
ciclico del tempo. Le due metà in cui è diviso il simbolo circolare
rappresentano dunque due principi opposti e complementari al tempo
stesso: per esempio, il femminile e il maschile, il freddo e il
caldo, l’oscurità e la luce. Il Taiji è il logo del Taoismo,
sistema filosofico e mistico elaborato tra il V e il IV secolo avanti
Cristo dal filosofo cinese Lao Tzu.
Le
Orchidee hanno una presenza misteriosa, sensuale e spesso
appariscente. Sono fiori che suscitano atmosfere esotiche
sorprendenti, dalle forme inaspettate e dai colori di rara bellezza.
Intorno alle Orchidee, esistono mille leggende, storie di piante e di
erotismo, tramandate da tempi antichissimi in tutto il mondo. Se la
Rosa è il simbolo dell’amore, l’Orchidea è il fiore della
sensualità e della sessualità per eccellenza. Ma è anche il fiore
dai tanti “segreti” biologici, e coltivarlo, soprattutto in casa,
può diventare un rebus irrisolvibile. Ecco tutti i segreti delle
seducenti Orchidee…
L’Orchidea
ha bisogno di luce, acqua, aria, come tutti gli altri fiori, però
nelle giuste dosi. Le Orchidee sono piuttosto robuste, nascono
spontaneamente in Natura, in grande abbondanza e fin dall’alba dei
tempi. Preferiscono crescere arrampicandosi lungo il fusto degli
alberi, attirate dalla luce che trapela dall’alto delle fronde. La
famiglia delle Orchidee è numerosa e variegata: ne esistono più di
20.000 specie diverse, distribuite su tutta la superficie terrestre.
In Italia se ne trovano 230 tipi, di cui oltre
90 concentrati in Puglia, che detiene il primato nazionale, per
ricchezza regionale, di queste splendide piante.
Il mito dell’Orchidea, una favola moderna
Una leggenda greca narra di Orchide, giovane bellissimo e
seducente, al quale all’improvviso spuntarono sul petto due seni
femminili. Piano piano il suo corpo maschile iniziò a trasformarsi,
diventando sinuoso, aggraziato, molto femminile. Per la sua
diversità, Orchide venne emarginato ed evitato sia dagli uomini che
dalle donne. Disperato e solo, il ragazzo finì col gettarsi da una
rupe, morendo sul colpo. Ma sulla terra sulla quale Orchide finì i
suoi giorni, iniziarono a formarsi dei nuovi, spettacolari fiori,
“diversi” e conturbanti come il giovane greco: erano proprio le
Orchidee…
Il mito di Orchide ha reso l’Orchidea un simbolo perfetto
dell’unione del maschile con il femminile, in grado di evocare ampi
scenari erotici e sessuali. Il nome “orchidea” fu usato per la
prima volta dal filosofo Teofrasto (VI-V a.C.), che descrisse nei
suoi trattati di botanica di “alcune piante che presentano due
tubercoli rotondeggianti alla base delle radici come fossero
testicoli”. Da questa curiosa somiglianza, Teofrasto decise di
chiamare “Orchis”, che in greco significa appunto
“testicoli”, le magnifiche piante.
Famiglie selvagge e numerose
Le Orchidee sono i fiori più diffusi
sulla Terra, insieme a quelli della grande famiglia delle compositae,
che comprende le margherite, i crisantemi, i girasoli, la camomilla,
e molti altri fiori di campo comuni. Ad eccezione delle zone polari e
dei deserti, le orchidee si trovano in ogni ambiente, dal livello
del mare fino a 4.000 metri di altezza, come, ad esempio, lungo le
pendici delle Ande. L’origine delle orchidee ancora non è stata
chiarita, ma sembra derivino da mutamenti dei Giaggioli e dei Gigli.
Esistono Orchidee minuscole, come le Platystele, di pochi
millimetri, oppure gigantesche, come le Grammatophyllum
dell’Asia tropicale, di cui un esemplare – presentato nel 1851 al
Crystal Palace di Londra – ha raggiunto il peso di quasi due
tonnellate e un’altezza di oltre tre metri! L’Orchidea più
utilizzata resta comunque la Vanilla Planifolia messicana,
il cui frutto fornisce la deliziosa spezia vaniglia.
Una volta che il fiore è impollinato, si forma il frutto (bacello)
che impiega diversi mesi per maturare. Per ottenere la vaniglia
occorre una precisa lavorazione che può durare diversi mesi.
Come coltivare le Orchidee
In Europa c’è un interesse crescente
per le Orchidee: negli ultimi 20- 25 anni, le Orchidee Phalaenopsis
in particolare, sono diventate le piante da interni più diffuse,
soppiantando ciclamini, begonie e violette esotiche! Nella sola
Olanda ne sono stati venduti oltre tre milioni di esemplari in un
solo anno, e gli italiani che si dilettano nella sua coltivazione
sono sempre più numerosi, soprattutto tra i giovani. L’Orchidea è
molto sensibile, teme il freddo e il contatto diretto con la luce
solare, ma seguendo un prontuario di base, si può far fiorire e
rifiorire per anni, anche nei nostri appartamenti. Ecco le regole
d’oro per donare benessere alle nostre preziose Orchidee.
Temperatura e umidità
Le Phalaenopsis che si trovano
normalmente in commercio, sono ibridi che vivono nelle caldissime
zone tropicali a livello del mare. Dall’autunno alla primavera è
importante che le orchidee, come le Phalaenopsis, alloggino in un
ambiente ben riscaldato, possibilmente con temperature notturne di
almeno 18°C, mai sotto i 15°C. Attenzione poi agli sbalzi di
temperatura e alle correnti fredde.
L’umidità relativa ideale è tra il
50% e il 70%: per ottenere un microclima adatto in casa, soprattutto
quando si accendono i termosifoni, basta riunire tutte le piante
vicine tra loro, in modo che possano sfruttare vicendevolmente gli
effetti della traspirazione fogliare. Ampi sottovasi riempiti di
ghiaia o argilla espansa, tenuta costantemente bagnata, aumentano il
tasso di umidità.
Spruzzature
Spruzzare significa bagnare
delicatamente foglie e fiori in inverno per aumentare l’umidità e
in estate per abbassare la temperatura, tenendo presente che
l’eccesso di bagnato favorisce la prolificazione di funghi e batteri.
E’ buona norma spruzzare sempre sulla pianta ben asciutta.
Ventilazione
Una leggera ventilazione è un altro
accorgimento che aumenta il benessere delle Orchidee in appartamento.
In inverno, quando si tengono a lungo le finestre chiuse, si può
posizionare
vicino alle piante, di tanto in tanto,
un piccolo ventilatore da computer. Chi ha un giardino, un balcone o
davanzali, durante l’estate può portare le piante all’aperto,
purchè mai esposte alla luce diretta del sole, ne’ alla pioggia.
Luce
La maggior parte delle Orchidee è
epifita, cioè vive arrampicandosi sugli alberi, dove c’è poca
luce. In natura le Phalaenopsis vivono soprattutto lungo i grandi
fiumi, sui rami bassi di alberi dalla chioma piuttosto folta, quindi
in un ambiente ombroso. Non è sempre una buona idea posizionare la
pianta attaccata al vetro di una finestra! Un buon indicatore delle
esigenze di luce si nota dallo sviluppo fogliare: le piante che
vivono in ambienti poco luminosi, sviluppano una grande superficie
fogliare per assorbire più luce possibile, mentre per quelle che si
trovano in ambienti molto luminosi, avranno una superficie fogliare
ridotta.
Acqua
Le piante epifite hanno radici aeree
che vivono esposte all’aria. Le Orchidee quindi hanno bisogno di
un composto a base di corteccia che consenta una buona areazione
dell’apparato radicale. Il composto andrà bagnato sempre e solo da
asciutto, mai inzuppare! Il modo più pratico per capire
quando è il momento di bagnare è di
soppesare il vaso: se è leggero è ora di bagnare. In caso di
dubbio, meglio non innaffiare che bagnare troppo. È anche importante
avere l’accortezza di lasciare decantare per qualche minuto l’acqua
del rubinetto, in modo che il cloro evapori prima di irrorare.
Attenzione inoltre che l’acqua non sia troppo fredda durante
l’inverno.
Concimazione
In commercio si trovano concimi con
diversi “titoli”, cioè i tre numeri che indicano le percentuali
di azoto, fosforo e potassio presenti nel prodotto. In primavera, per
sostenere lo sviluppo delle nuove vegetazioni, si usa un concime ad
alto contenuto di azoto, il 30-10-10; per il resto dell’anno un
concime bilanciato, il 20-20-20, e per fioritura e radicazione il
10-30-20. Tutti questi concimi vanno alternati al nitrato di calcio,
perché il calcio è un elemento importantissimo per le Orchidee.
Fioritura
La fioritura delle Phalaenopsis dura a
lungo, almeno tre mesi, e sono rifiorenti. Alcune varietà possono
rifiorire in 90-95 giorni, altre in 105-110, ma la media è circa 100
giorni per tutto l’anno, esclusa l’estate. In casa la fioritura
dura da dicembre ad agosto.
Keiki
Sullo stelo di un’Orchidea si possono
formare nuove piantine chiamate “keiki”, ovvero “bambini”.
Quando le radici dei keiki saranno lunghe almeno un paio di
centimetri, si potrà staccarli con dolcezza e sistemarli in vasi
autonomi.
L’Orchidea blu
L’Orchidea blu è la regina dei fiori d’arredamento, grazie ai suoi magnifici colori e profumi. Le Orchidee blu sono piante dalle origini antichissime e provengono dall’India orientale. In botanica il suo nome è “Vanda coerulea” ed è l’Orchidea che rappresenta, nel significato dei fiori, l’assoluta bellezza e la perfezione. Ha un profumo delizioso, dalle mille sfumature, quasi irresistibile.
Questa specie comprende piante erette, ricadenti, rampicanti, adatte quindi a qualsiasi angolo della nostra casa come raffinatissima decorazione naturale. Le Orchidee blu non sono difficili da coltivare: necessitano di moltissima luce, quindi vanno posizionate in un luogo luminoso, ma mai esposte direttamente ai raggi solari, che le brucerebbe velocemente. Con l’arrivo della bella stagione, si adattano felicemente con l’ambiente esterno, all’ombra di una veranda per esempio, oppure in un gazebo. Non è mai consigliato piantarle direttamente nella terra, nemmeno nelle nostre regioni più calde. In vaso invece, potranno essere spostate e messe al riparo in caso di freddo, vento, piogge intense. Un’operazione importante da eseguire con l’Orchidea blu è la potatura, da eseguire dopo ogni sfioritura. Questo gesto consentirà alla pianta di sbocciare ogni 3-4 mesi per molti anni. Le Orchidee blu si potano tagliando di netto il gambo sotto il fiore appassito, con forbici da taglio netto e pulito. Il prezzo della pianta Orchidea blu varia dai 40 ai 50 euro: è la più costosa!
Vaniglia, cioccolato &
sensualità
L’Orchidea “Vanilla planifolia” è
l’unica orchidea che produce baccelli commestibili, da cui si
ricava la vaniglia naturale. Ogni baccello è composto per il 52% di
acqua, carboidrati, zuccheri, vitamine del gruppo B, minerali come il
calcio, il fosforo, il sodio e il potassio. La sua fragranza
dipendente dalla vanillina, un principio attivo vegetale, dalle
proprietà antiossidanti. Ogni 100 g di vaniglia ha un apporto
calorico pari a 288 calorie. La vaniglia ha proprietà stimolanti ed
eccitatorie, ed è nota sin dall’antichità per le sue proprietà
afrodisiache. Gli Atzechi la preparavano mista alle fave di cacao,
anch’esse afrodisiache, per rinvigorire le pratiche sessuali ed
ottenere una prole bella e sana: una vera bomba energetica! Agli
inizi del Novecento i medici la consigliavano per superare problemi
sessuali e la frigidità. L’olio essenziale di vaniglia è un vero
anti-aging, profumatissimo e molto, ma molto, sexy.
Il
divano svolge una funzione preziosa che lo rende protagonista di ogni
ambiente. Che un sofà si trovi in un soggiorno, in uno studio o in
un giardino, poco importa: il divano attira, accoglie, ammalia!
Nonostante sia diventato un
arredo pop a larghissima diffusione, in origine il divano venne
concepito da una elite’ ristretta a suo uso esclusivo. Infatti il
sofà venne “inventato” dagli antichi scribi orientali che,
stanchi di scrivere per ore ed ore seduti a terra o su rigide e
dolorose panche, a un certo punto pensarono di imbottirle con cuscini
e teli ripiegati. Il termine originale persiano “diwan” significa
“registro amministrativo”, che era il luogo dove lavoravano gli
scribi, cioè una panca speciale imbottita di cuscini. Da quei tempi
lontani, il divano di strada ne ha fatta tanta, diventando il centro
di ogni abitazione e un vero oggetto di culto per i designer, un
capitolo importante per la storia dell’arredamento contemporaneo.
Prendiamo le misure!
Al divano spettano funzioni
diverse e ruoli, anche simbolici, di cui tener conto come principi di
base. In un’abitazione ideale il divano sarà il fulcro dell’ambiente
più importante, l’arredo centrale del cuore della casa. Sul sofà ci
si riposa, si parla, si ama, si sogna, in un vero micro-spazio
confidenziale in linea con le nostre esigenze più private. Il divano
si sceglie seguendo il gusto personale e concentrandosi su alcuni
criteri fondamentali, come la funzionalità, l’estetica, il comfort,
la possibilità di pulirlo, la resistenza al tempo. Inoltre gli
arredatori suggeriscono di valutare attentamente gli spazi a
disposizione, al fine di evitare fastidiosi e scomodi ingombri. Ecco
le misure giuste da prendere per sistemare a progetto il nostro
salottino:
1) tra il divano e il suo
elemento d’arredo più vicino, per esempio una poltrona, la distanza
ideale è di almeno mezzo metro;
2) per separare la sala dalla
zona pranzo, occorre distanziare con un minimo di 120 cm circa il
divano dal tavolo;
3) due divani stanno bene
insieme posti l’uno di fronte all’altro, ma mai troppo vicini.
Distanza minima consigliata, 150 cm;
4) il tavolino può essere
aggiunto solo se lo si può sistemare a debita distanza dal sofà,
per consentire un comodo passaggio a tutti. Consigliati 60 cm.
I dettagli
da non perdere di vista
La struttura
interna del divano ne determina la qualità di base e la durata. I
materiali nascosti sono i veri artefici delle prestazioni del sofà,
da non sottovalutare in caso di acquisto. Il materiale migliore di
base dell’ossatura interna del divano è il legno di abete o di
pioppo, molto resistente alle sollecitazioni ed estremamente
flessibile. Un buon “molleggio”garantisce la comodità di
schienali e sedute su cui appoggiano i cuscini. Il molleggio, cioè
l’elasticità, è ottenuto tramite un intreccio di cinghie elastiche
ad alta resistenza composte da nastri di fili di gomma ricoperti di
nylon. Il giusto equilibrio di morbidezza e resistenza si trova
invece nell’imbottitura. Ecosostenibile perché privo di
clorofluorocarburi, il poliuretano espanso è considerato il miglior
materiale per le imbottiture. Ha una caratteristica struttura a nido
d’ape che conferisce leggerezza e che “respira”, sfavorendo i
ristagni di umidità. Le imbottiture più soffici si ottengono
aggiungendo al poliuretano strati in piuma d’oca, come vuole la
tradizione. Un poliuretano d’avanguardia è il viscoso “memory
foam” che si adatta perfettamente alle forme del corpo. La maggior
parte degli imbottiti si presenta con rivestimenti sfoderabili,
meglio se di cotone, lino o altre fibre naturali. Maggiore
compattezza della tessitura significa maggiore resistenza all’usura.
E’
obbligatoria per legge una scheda informativa sui materiali
impiegati, i metodi di lavorazione, le istruzioni per l’utilizzo e
la manutenzione, la destinazione d’uso del prodotto.
Divani di
tendenza
Di gran moda in
tutta Europa l’arredamento “vintage” e quello “industrial”,
due stili antagonisti ma non per questo incompatibili. Forme
geometriche, materiali grezzi e colori contrastanti generano
soluzioni originali, appariscenti, che danno brio e personalità
anche agli ambienti più comuni. Il vintage ha riscoperto
materiali dimenticati da tempo, come il pregiato velluto ed il
prezioso nabuk, riservato ai divani più raffinati e soprattutto
costosi! Insieme al vintage e alla predominanza di materie prime
naturali, le nuove collezioni d’autore europee propongono tessuti
stampati in stile “tropical” e piccoli divani da camera da letto
o da ingresso in canna di bambù. Si fanno spazio anche i colori
scuri, le tonalità neutre ed effetti argentati e futuristici. Un
colore per osare:“Ultra Violet”, un viola accesissimo e
brillante, per cuscini e rivestimenti all’avanguardia.
I Moduli
Il divano più
diffuso è ancora oggi il tradizionale “tre posti” ad uso
familiare. E’ l’ideale per guardare la Tv e per rilassarsi, ma
molto scomodo per dialogare, ad esempio. In crescita sono i sofà
modulari che, a partire da singoli elementi mono posto, i moduli,
possono comporre soluzioni di forme e dimensioni diverse, adattandosi
agevolmente a ogni genere di ambiente e di spazio. Le singole sedute
vengono agganciate tra loro tramite perni o ganci per assicurare la
massima stabilità della struttura modulare. Un divano a modulo può
ospitare teoricamente un numero infinito di persone! Il divano
“DeSede” di Domo, progettato nel 1972, è il caposcuola dei
modulari. Conosciuto anche come “il divano senza fine” ha
fatto parte degli arredi dei set di “Hunger games”. Il Club
Segreto dello Studio Pepe di Milano lo ha riproposto durante il
“Fuori Salone 2018”.
Una storia
pop
Il divano ha
origini antichissime. In Italia, più di duemila anni fa, i nobili di
Roma si allungavano sui triclini per mangiare e potersi addormentare
subito dopo, inebriati dal vino. Nello stesso periodo, nel medio
Oriente gli scribi lavoravano sul “diwan”, un sofà da lavoro,
mentre negli harem dei sultani iniziavano ad entrare in scena le
“ottomane”, lunghe distese di materassi e tappeti. Probabilmente
il divano italiano e quello francese del Settecento, che hanno dato
vita all’evoluzione e alla diffusione sociale del sofà, sono il
frutto di una convergenza tra il triclinio, l’ottomana e il diwan
persiano. Nel Novecento il divano è diventato gradualmente un arredo
di massa, uscendo dalla nicchia ristretta dei nobili e dei più
ricchi. Nel1928, si affermano la “Chaise Lounge”e prendono forma
due culti contemporanei, la poltroncina “LC-2” ed il divanetto
“LC-3” di Le Corbusier, attualmente prodotti da Cassina. Gli
arredatori ed architetti italiani invece hanno dominato la scena
internazionale durante i fantastici anni ’60 e ’70. Vico
Magistretti firma il suo capolavoro, il divano “675 Maralunga”,
disponibile anche come poltrona e pouff. Nel
1972, lo Studio 65 di Torino firma il divano underground più famoso
in assoluto, il “Bocca”.
realizzato in tiratura limitata, soprannominato “Marylin” perché
ridisegna le labbra morbide della Monroe. Il pop e il vintage hanno
reso il divano un oggetto artistico su cui giocano forme, colori,
citazioni di quegli anni rivoluzionari. Il “ Marshmallow Sofa”
dell’architetto americano George Nelson, è un altro esempio
luminosissimo di arredamento pop. La
linea audace, le superfici semplicissime da pulire e la struttura
trasparente del Marshmallow, hanno creato una frattura con gli
ingombranti divani che dominavano nei soggiorni di quegli anni. Il
“ Marshmallow Sofa” è ancora in produzione grazie a Vitra.
L’icona assoluta, il
Chesterfield
Il
divano Chiesterfield è una vera opera d’arte dalle origini incerte.
Concepito in pelle, è
caratterizzato, com’è noto, da decine di bottoni che ne punteggiano
il rivestimento, con braccioli e schienale allineati. Probabilmente
il nome deriva dallo statista inglese Philip
Dormer Stanhope, di 4th Earl of Chesterfield,
che a metà del 1700 ordinò un sofà in pelle con lavorazione
“capitonnée”. La notorietà del Lord e dei suoi salotti fecero
da spot pubblicitario al nuovo divano inglese, che divenne in
brevissimo tempo un oggetto di culto intramontabile. Attualmente, con
la riaffermazione dello stile vintage, il Chesterfield si ripropone
nei cataloghi di tutto il mondo. Poltrona
Frau ha riscoperto il “Chester One”,
disegnato nel 1912 da Renzo Frau. Di Divani&Divani
by Natuzzi è “King”,
un vero ‘re’ da salotto. Disponibile in versione 2 o 3 posti e in
12 tipi di finiture di pelle. Inoltre il Chesterfield è nel catalogo
Maison du Mond in versione rock & roll, e in quello del brand
Berto
Salotti,
che lo propone in diversi modelli, con 2 o 3 posti. I rivestimenti
sono in pelle per chi ama il classico, oppure contemporanei, in
tessuto.
Accessori e altre storie
Il divano è per molti di noi
una seconda, amatissima casa. I suoi accessori, pensati ad hoc per
aumentarne il comfort, sono utilissimi e a volte indispensabili. I
tavolini migliori per le esigenze contemporanee sono quelli a forma
della lettera “C”, che avvolgono il divano, permettendo di avere
ogni cosa ben visibile e a portata di mano. Alcuni sono forniti di
supporti minori per il tablet, il pc, il cellulare. Le tasche di
stoffa sui braccioli invece rappresentano un accessorio più
classico, ritornato in voga insieme allo stile vintage. Perfette per
libri e riviste, oggi accolgono anche telefonini e telecomandi. Un
altro tipico gadget è il plaid che, secondo il trend del momento,
deve essere gigantesco! I cuscini sono stati il primo accessorio da
sofà della storia, evolvendosi insieme ai cambiamenti culturali.
Oggi ne producono serie “funzionali”, come quelli che si
accendono e diventano lampade, oppure forniti di tasche porta
smartphone, tablet e simili. Un discorso a parte merita il divano
letto, una variazione geniale del sofà.
Venne ideato nel Seicento da Jean
Tapisserie,
ma è solo nel Novecento, con il palermitano Bernardo
Castro,
che venne realizzata una versione efficace del “richiudibile”.
Raccontano le cronache che Castro, trasferitosi in America a quindici
anni, aprì un negozio di arredamento durante la Grande Depressione.
A causa della diffusa povertà, non riusciva a vendere i divani,
ritenuti costosi e non adatti agli appartamenti minuscoli dei tempi
della crisi. Decise allora di progettare una fusione tra il letto e
il sofà, una soluzione economica e soprattutto salva-spazio. Il
successo del divano letto di Bernardo Castro fu immediato, clamoroso,
diffondendosi rapidamente in America e in Europa.
Le piante da appartamento sono tra i migliori arredi di ogni
tipo di abitazione. Rendono confortevoli e belli gli ambienti,
filtrano e rigenerano l’aria che respiriamo, e aggiungono vivacità
e freschezza ad angoli disadorni. In realtà molte di queste piante
tropicali sono difficili da trattare, richiedono cure particolari ed
esperienza da “pollice verde”che non tutti hanno la fortuna di
possedere. Ma per questo problema una soluzione esiste e si chiama
idrocoltura, una tecnica di coltivazione davvero semplicissima!
Praticare l’idrocoltura è facile, richiede poche operazioni e rende
le piante più belle, longeve, e a prova di pollice… nero! E,
dulcis in fundo, non si devono nemmeno più innaffiare: le piante
così trattate infatti diventano “autonome” sul lungo periodo,
rivelandosi l’ideale per chi si assenta da casa per le vacanze, ad
esempio.
La coltivazione in acqua offre quindi moltissimi vantaggi
funzionali, estetici e pratici. Dal nord Europa, dove è la tecnica
più adottata per gli interni di case, scuole ed edifici pubblici,
l’idrocoltura si sta diffondendo in tutto il mondo. Attualmente fa
parte di grandi progetti di verde urbano italiani come i “muri
verticali”, ed è utilizzata
nelle produzioni industriali agro-alimentari di tutta Europa.
TUTTI I VANTAGGI DELL’IDROCOLTURA
Il concetto di giardinaggio urbano è ormai un tema di ricerca in
molte città europee, le comunità di giardinaggio sono in voga, le
persone possono coltivare il proprio cibo su un balcone o in un
cortile, e l’idrocoltura (o idroponica) è una tecnica utile anche
a questi scopi. Ma vediamo al dettaglio quali sono i vantaggi del
nuovo trend:
RESISTENZA: maggiore salute e longevità della pianta garantite
dall’assenza di agenti patogeni del terreno e per l’ossigenazione
ottimale dell’apparato radicale;
SEMPLICITA’: innaffiature mensili, nessuna necessità di
rinvasi e pochissime cure – in più si sa esattamente quando e quanto
bagnare e concimare;
ECONOMICITA’: meno innaffiature e consumo d’acqua, oltre
alla manutenzione semplificata;
PRATICITA’: maggiore leggerezza, ovvero piante più facili da
spostare e più sicure da posizionare su pavimenti e tappeti di
pregio;
ESTETICA: piante sempreverdi da interno, ideali per spazi da
vivere e godersi in qualunque stagione;
PULIZIA: l’assenza di terra elimina sporcizia, muffe e
parassiti.
IDROCOLTURA FAI-DA-TE
Coltivare una
pianta secondo la tecnica dell’idrocoltura è semplice, divertente e
molto creativo! Ecco cosa procurarsi:
Acqua
Un vaso di vetro
Ciottoli o sassolini
Fertilizzante per piante
Naturalmente la pianta prescelta!
COME
SI PROCEDE
Sfilare
dolcemente la pianta dal vaso originale, rimuovendo con delicatezza
la terra dalle radici;
Sciacquare in acqua corrente l’apparato radicale.
Sistemare la pianta nel vaso, ancorandola al fondo con
ciottoli, sassolini e la vostra fantasia.
Ora si può aggiungere l’acqua. Per mantenere il livello
costante, se ne aggiungerà dell’altra periodicamente, ogni due, tre
settimane circa.
Nell’acqua diluire la metà, anche meno, del normale
dosaggio di fertilizzante liquido naturale che si darebbe ad una
pianta da terra.
IN ACQUA, LE PIU’ BELLE!
L’idrocoltura fa dell’acqua il cuore pulsante della pianta,
escludendo completamente l’uso della terra. I recipienti in
materiale trasparente contribuiscono ad esaltare la bellezza del
“soggetto” vegetale, mettendo in mostra le radici immerse nel
liquido e argilla espansa o sassolini come ulteriori elementi
decorativi. In commercio si trovano vasi di questo tipo di dimensioni
ridotte per la coltivazione di una sola pianta, ma anche contenitori
più grandi per composizioni di varie dimensioni. Ma quali sono le
piante più adatte per le coltivazioni idriche? La risposta è
sbalorditiva: praticamente tutte! Ma alcune tra esse si sono
dimostrate maggiormente idonee all’idroponica come:
Ficus Benjamin, Philodendro, Yucca, Photos, Dieffenbachia,
e generalmente le piante i cui fiori non cadano troppo in fretta,
dato che inquinano l’acqua.
IL FICUS BENJAMIN
Scegliere di tenere nella propria casa un ficus benjamin
coltivato con la tecnica dell’idroponica o dell’idrocoltura,
favorisce il benessere di questa pianta ornamentale. Il ficus
beniamino ha un portamento caratterizzato da rami dalle forme
eleganti e da una chioma rigogliosa, ed è molto diffuso come pianta
da appartamento non solo per il suo aspetto raffinato, ma anche
perché si adatta facilmente in ogni tipo di ambiente, purchè
luminoso. Il ficus è in grado di assorbire molte sostanze
tossiche contenute nell’aria, tra le quali anche la formaldeide che è
prodotta dal fumo, dallo smog, dalle plastiche e dai tessuti,
risultando quindi perfetto per uffici e luoghi pubblici. Per trattare
il benjamin in idrocoltura basterà immergere le radici in un
vaso trasparente con acqua e argilla espansa, che darà sostegno ed
ancoraggio alla pianta, aggiungendo nuova acqua ogni 3/4 settimane
circa. In commercio si trovano contenitori specifici da idrocoltura,
composti in due parti: l’idrovaso (o vaso da coltura) per l’argilla
espansa e il vaso esterno per l’acqua, collegati tra loro da
forellini. Il ficus ama l’umidità e teme il secco, essendo di
origine tropicale. Si consiglia quindi di nebulizzare le foglie una,
due volte al mese.
FILODENDRO (PHILODENDRO)
Il filodendro è una pianta che appartiene alla famiglia
delle Aracee, molto apprezzate per la particolarità e la bellezza
delle foglie. Crescendo produce radici aeree con le quali, nel suo
habitat naturale cioè la foresta, si aggrappa ai tronchi degli
alberi sui quali vive. La coltivazione idroponica rende ancora più
interessante questa pianta da ufficio o da appartamento, in quanto
agevola la sua crescita. Si coltiva con poche ma importanti cure: per
eseguire al meglio la tecnica della idrocoltura è necessario
prestare attenzione al livello dell’acqua e alla temperatura
dell’ambiente, che non dovrà mai scendere al di sotto i 13 gradi. Il
filodendro ama la luce ma non
quella diretta del sole. Unitamente alla proprietà di
purificare l’aria e di filtrare gli agenti inquinanti, e di crescere
magnificamente in acqua, il filodendro da’ ottimi risultati in
idrocoltura. Le sue grandi e bellissime foglie si impolverano con
molta facilità. Vanno pulite con un panno morbido ed inumidito,
evitando i prodotti lucidanti industriali, che a lungo andare le
danneggerebbero.
YUCCA
Il “tronchetto” Yucca è
una pianta d’appartamento tra le più conosciute. Proviene dai
paesi con clima tropicale secco come il Messico, l’Arizona, i Caraibi
e la California, dove può raggiungere anche i dieci metri di
altezza. Viene apprezzata per la sua particolare forma che risulta
eretta, grazie a fusti legnosi e lisci, con poche ramificazioni dalle
quali si sviluppano foglie verdissime che sono lunghe, carnose,
rigide e appuntite. Il tubero dello Yucca è commestibile. Simile
alla patata, come questa è ricco di amido e povero di proteine.
L’assenza di glutine ne fa un valido alimento adatto anche ai
soggetti celiaci. Il tubero va consumato previa cottura. Si usa come
addensante sia nelle soup che nelle minestre, ma specialmente in
pasticceria. La farina di manioca deriva proprio da questa
preziosa radice. Lo yucca cresce bene in acqua e ha bisogno di
tanta luce.
PHOTOS
Il genere Photos comprende circa 50 specie originarie
dell’Asia, dell’Australia, delle isole del Pacifico e del
Madagascar. E’ una pianta rampicante con tralci lunghi, legnosi, e
con foglie a forma di cuore, verde vivo con macchiette e variegature
bianche o dorate. La luce intensifica il colore e le sfumature del
bel fogliame ricadente. Uno dei metodi per la coltivazione del
photos è l’idrocoltura, che permette alla pianta di assorbire
in quantità sufficiente l’acqua di cui necessita. Si può
iniziare già con una semplice talea messa a radicare in acqua, o
trasferire una pianta che ha iniziato il suo ciclo vegetativo nel
terreno. Basterà sistemare la pianta nel vaso di acqua e sali
minerali, dopo aver lavato via tutta la terra dalle radici. Un
esemplare giovane supererà la fase di adattamento meglio di uno più
adulto. Durante questa fase infatti l’attività del vegetale si
moltiplica, si verifica la caduta delle radici “terrestri” e la
formazione di radici “acquatiche”, bianche e carnose, che
assorbono rapidamente le sostanze nutritive contenute nell’acqua
del vaso.
DIEFFENBACHIA
Le Dieffenbachia, note nei paesi anglosassoni col nome di
“Dumb Cane“, sono native del centro e Sud America,
dal Messico, Caraibi, Sud del Brasile. Anche se nelle zone d’origine
crescono nelle foreste pluviali come piante da sottobosco, le
Dieffenbachia si adattano bene al clima che si può trovare
all’interno di una casa o di un ufficio. Queste bellissime piante
ornamentali sono caratterizzate da un fusto erbaceo, carnoso ed
eretto, dal quale dipartono foglie ovoidali molto grandi, di diverse
tonalità di verde (a seconda della specie) e molto appariscenti. La
particolarità di queste foglie è quella di non avere un colore
uniforme, ma tante macchioline di tonalità verde chiaro, quasi
bianco. Queste sfumature circolari possono essere disposte a “macchia
di leopardo”o come piccole lentiggini. La dieffenbachia è
sensibile al freddo e alle correnti. La temperatura ideale ha
un range compreso tra 18° e 23° C: più ci allontaniamo da queste
temperature e più la crescita rallenta. Essendo originaria del
sottobosco vegetativo, questa bella pianta non tollera esporsi in
pieno sole, che è causa di bruciature alle foglie. L’esposizione
ideale è un luogo luminoso, senza sole diretto, se non nelle ore
prossime all’alba o al tramonto. E’ una pianta tossica, da tener
lontana dai bimbi e dagli animali domestici. Per la sua coltivazione
in acqua, si preferiscono vasi dai colli ampi e lunghi.
Lo
Stile Urban è lo specchio della filosofia di vita metropolitana.
Pareti di mattoni a vista, legno, tubi di ferro, rame, sono i
materiali espressivi di questo design essenziale, funzionale, a volte
aggressivo.
In una casa Urban si respira
aria di città, di industrie, di magazzini di periferia abbandonati e
poi recuperati come spazi abitativi. Questo stile, nato in relazione
alla conversione di edifici già utilizzati come uffici o depositi in
loft ed open spaces, si iniziò ad affermare negli Anni Cinquanta a
New York, durante il recupero di spazi industriali dismessi e
riproposti per uso abitativo. L’arredamento degli inediti open space
venne ideato ad hoc per esaltarne la bellezza e il grande potenziale
funzionale. In prima battuta il nuovo design venne chiamato “stile
Industrial” che diventò in seguito “Urban”, grazie alla
notorietà e alla diffusione che raggiunse in pochi anni. La
popolarità del nuovo stile metropolitano arrivò al culmine quando
famose serie tv e film americani ambientarono i loro set in spazi
Industrial. Un’ulteriore spinta commerciale venne dal contributo
della Pop Art e dalle opere di Andy Warhol. Oggi la tendenza generale
al riciclo di aree in disuso e di oggetti, unita alle esigenze sempre
più specifiche delle abitazioni di città, hanno rinvigorito la fama
del design “Urban”. In Europa come negli Stati Uniti, le nuove
tendenze dell’arredamento affondano le radici negli anni Sessanta. Il
genere Industrial-Urban, uno dei simboli culturali della generazione
di quegli anni, nel corso del tempo ha maturato e generato nuovi
gusti ed orientamenti stilistici, come le linee Industrial
chic, Industrial design, Metal style, stile Factory, Urban Jungle.
Vintage
ed alluminio
Lo stile Urban originaleè un genere di arredamento contemporaneo che crea atmosfere metropolitane e industriali. Si tratta di uno stile all’avanguardia del più ampio contesto del modernismo da cui deriva, di cui ha conservato intatte le caratteristiche di minimalismo, essenzialità e morbidezza delle linee. E’ uno stile particolarmente ricercato e versatile, adatto a residenze private, uffici, negozi, locali delle grandi città, ma di grande effetto anche al di fuori di contesti metropolitani. L’arredamento Urban puro, quello cioè concepito per i lofts newyorkesi, trova la sua massima espressione in ambienti ampi dai soffitti alti, che regalano all’istante una piacevole sensazione di ariosità, rafforzata da elementi d’arredo essenziali e da pareti a colori neutri. Per aumentare l’effetto open space, lo stile Urban ha rivalutato tra l’altro il ruolo delle scale come elemento d’arredo, riportandole a vista. Gli elementi Urban derivano dallo stile Industrial e dalle sue escursioni nel passato. Il vintage compare con oggetti d’epoca, macchine da scrivere Olivetti 32 e bauli della nonna, orologi a parete, scaffali in ferro degli anni Sessanta. Ogni oggetto retrò è consentito, ma in modo discreto ed ordinato. Per ravvivare l’ambiente si ricorre a mobili Shabby-Chic o Provenzali, che possano creare contrasti interessanti e riscaldano ogni grigio mood urbano,
Urban Pure
Un’altra
particolarità del design metropolitano è la scelta dei materiali
della struttura interna dell’ abitazione. Lo stile Urban purosangue
impone pareti di mattoni a vista, soffitti alti con travi visibili,
complementi d’acciaio di seconda mano, pavimenti in resina o in
cemento puro. I colori predominanti sono in larga parte neutri, come
bianco, grigio, crema o color mattone. Le decorazioni vengono
impiegate per accendere ed incuriosire, come macchie di colori acidi
alle pareti, quadri e stampe contemporanee o underground. Il metallo
grezzo o il legno scuro possono aggiungere un tocco country alla
composizione Urban nel suo insieme.
Un loft in casa
Realizzare il sogno di una casa simile ad un loft urbano di New York non è difficile, dato che lo stile Industrial-Urban, generato in seno al modernismo, non si discosta eccessivamente dagli standard. I suoi tratti estetici sono unisex, ma si possono adattare facilmente a personalità decisamente maschili o femminili. Lo stile newyorkese si concentra soprattutto su alcuni dettagli inconfondibili:
1) per i canoni estetici “urban”, la bellezza non è nella perfezione, ma dipende dal suo valore oggettivo e dalla sua utilità. Bello sì, ma soprattutto utile. 2) Le pareti divisorie sono ridotte al minimo indispensabile. Lo spazio è open, assolutamente aperto, senza confini. 3)Le linee degli arredi più importanti sono orizzontali o verticali, nette e precise. Da accostare elegantemente con elementi vintage e riciclati. Per dare un tocco femminile, si possono aggiungere decò Shabby e punti luce e di colore. Un gusto più maschile invece, sarà rimarcato da oggettistica in ferro, cuoio, acciaio. 4) Complessivamente tutti gli spazi devono essere simmetrici, senza divisori, e soprattutto molto comodi! 5) I giochi di contrasti tra luci ed ombre rendono ancora più affascinanti gli ambienti Urban. Un’illuminazione minimalista e la lucentezza di elementi metallici di lampade da terra e di lampadine appese a un filo, sottolineano profondamente l’atmosfera dettata dal design metropolitano, essenziale e veritiera.
Altri dettagli Urban
Per aumentare ulteriormente l’atmosfera Urban, bisognerà avere la parete più in vista con i mattoni scoperti, come detta la tradizione americana. (Evitare la carta adesiva con le finte mattonate!) Le altre pareti andranno tinteggiate con il bianco – per illuminare; il beige – per riscaldare; il marrone – per l’eleganza. L’arredamento sarà minimal abbinato per contrasto con elementi personali, vintage, artistici, come ad esempio un divano moderno accompagnato da una poltrona jungle, oppure antiche cristallerie esposte su scaffali industriali. Un posto speciale spetterà ad elementi upcycling o riciclati, credenze, comò, armadietti del secolo scorso reinventati anche attraverso nuove tinteggiature accese. I pavimenti migliori dell’Urban contemporaneo sono in legno: il parquet concorre a riscaldare l’ambiente ed aggiunge un tocco di eleganza in più. Molta attenzione andrà all’allestimento delle decorazioni, che saranno ricche di dettagli di vita e di creatività metropolitana. Le pareti potranno ospitare quadri geometrici, astratti, psichedelici, e graffiti d’autore disegnati su muro. L’oggettistica sarà di diversa provenienza e stile, ma mai disordinata. I tessuti delle camere e del salone utilizzati saranno in preferenza chic, eleganti e preziosi, come il velluto e la pelle per i divani, la seta per coperte e cuscini.
La giungla ispira gli artisti
Un trend vincente del 2018 è lo stile Jungle, un’evoluzione della grande famiglia metropolitana Urban. Il Jungle è un arredamento tropicale ed esotico che, con la sua allegria e naturalezza, ha conquistato l’attenzione degli stilisti e degli appassionati di decor di tutto il mondo. Questo stile così vicino alla natura, ci riporta a scenari di foreste, palme, spiagge incontaminate e a mille accessori dal sapore esotico. La casa in questo stile diventa un luogo fantastico ed imprevedibile, piena di immagini da sogno e di riferimenti tropicali. Le piante qui hanno il ruolo di primedonne, affiancate da elementi d’arredo in bambù, come divanetti e separatori. La natura predomina ovunque, anche sulle pareti, rivestite di carta stampata con cactus, foglie, animali selvaggi. Abitare Jungle significa vivere immersi nel colore verde in tutte le sue sfumature, in una suggestiva ed accogliente cornice esotica. La presenza di tante piante, vere o finte, a volte con foglie davvero gigantesche, rende la casa “informale”, ma vivace ed accogliente. A volte basterà una sola parete Jungle a cambiare l’atmosfera in una stanza, o in bagno o in cucina. Per esempio applicandola nella zona doccia, oppure in un ingresso dietro ad un appendiabiti in canna di bambù. Lo stile Jungle è perfetto per le stanze dei bambini e dei ragazzi.