Una ricarica di energie e vibrazioni “pronte all’uso”

Come aumentare l’energia vitale in questo periodo letargico con metodi assolutamente naturali

Sentirsi stanchi a fine giornata, soprattutto durante il passaggio di stagione, è un disagio assai diffuso. Il crollo a metà pomeriggio colpisce quando l’energia vitale diminuisce, e l’intero organismo col crepuscolo inizia a prepararsi alla fase del riposo, come è giusto e naturale che sia. La gestione del ciclo attività-riposo del moderno homo sapiens si è molto distanziata dall’ideale suggerito dalla Natura. La sera e la notte sono oggi spazi per nuovi lavori e divertimenti, e la giornata “del fare” è una possibile, infinita, “h.24”. L’energia vitale, a questo punto, non basta mai. Snack e caffeina forniscono quel che basta per tirare avanti per un po’, ma sono espedienti dannosi per la salute, il cui effetto è evanescente. Utilizzando però un approccio olistico e naturale si ottengono risultati migliori, che riforniranno ogni nostra cellula di sprint, salute e buon umore in pochi minuti.

COS’E’ L’ENERGIA VITALE

L’energia vitale è ciò che caratterizza la manifestazione della Vita, nei suoi molteplici aspetti, visibili e non. Per una vita sana e colma di benessere è indispensabile saper intuire il proprio livello energetico (cosa relativamente semplice, istintiva per la maggior parte delle persone) ed essere attenti in un’adeguata gestione dell’energia vitale, al fine di mantenerla qualitativamente elevata.

Riportiamo qui qualche suggerimento per stimolare nuove energie “pronte all’uso”.

L’ASCOLTO”DEL CIBO. Nei momenti di crisi energetica sostituire le merendine zuccherine con una manciata di pistacchi o noccioline, oppure di uva passa, a cui aggiungere eventualmente un frutto di stagione. Più in generale è bene aumentare il consumo di frutta e verdura nella dieta quotidiana, evitando tutto ciò risulti “pesante” da digerire. Eseguire i test sulle intolleranze alimentari può essere di aiuto, ma ascoltandosi bene ciascuno di noi è in grado di percepire cosa appesantisce e cosa ci rende più attivi. Ascoltare se stessi, avere più fiducia del proprio istinto e delle sensazioni che il corpo ci invia, è un allenamento alla cura di se’ molto importante.

LA RICARICA DI “O2”. Almeno una volta al giorno, (meglio alla mattina, ma è utile in qualsiasi momento di stanchezza) trovare un proprio spazio per ri-centrare l’attenzione all’interno di se’. Bastano 10 minuti di vero rilassamento, con gli occhi chiusi, rilasciando il più possibile le tensioni muscolari, dal collo via via verso le gambe ed i piedi. La respirazione sarà profonda, senza mai forzare. Quando si respira intensamente, si utilizzano i polmoni alla loro piena capacità, prendendo circa 5.000 millilitri di aria per ogni inalazione. La respirazione superficiale ne carica solo 500.

IL MASSAGGINO. La pelle, piuttosto che essere un confine statico tra i mondi interni ed esterni, è il sensore dinamico dell’ambiente. L’epidermide esplora l’esterno ed informa l’interno. In questa chiave si inserisce la pratica del massaggio, che attenuando tensioni e stress prodotte dal contatto con l’ambiente, invia all’interno stimoli benefici, volti a rimettere in equilibrio il sistema endocrino e quello nervoso. L’auto massaggio può essere praticato ovunque ed in qualsiasi momento. E’ bene soffermarsi con i movimenti delle mani sulla testa, ai suoi lati e sulla nuca, per poi scendere al collo e sulle spalle. Poi le braccia, le gambe, i piedi.

I SUONI PRIMORDIALI. È possibile sfruttare il  potere del suono per ricevere la sua energia vibrazionale. Ascoltare una musica stimolante (o suoni primordiali) può calmare ma anche eccitare. Emozioni e sistema nervoso, a seconda del ritmo e frequenza di ciò che si ascolta, possono essere pilotati dal suono. Vanno benissimo cuffiette e lettore mp3. Se possibile, accompagnare i suoni con i movimenti del corpo coadiuva i suoi effetti benefici. Ci sono sequenze di toni vibrazionali, reperibili anche su You Tube, dedicate ai Chakras energetici e al loro benessere.

UNA BOCCATA D’ARIA. Stare all’aperto e godere della luce naturale, ricarica di energie positive. Passeggiare, portare il cane a spasso, fare una corsetta di 5 minuti, o anche semplicemente sedersi in balcone, disintossica, rilassa, e devia il pensiero verso altri orizzonti, lontani dall’ufficio e dagli impegni scolastici.

IL NON PLUS ULTRA. Un’attività fisica periodica e delle pratiche di benessere basate sul corpo, sono degli ottimi coadiuvanti per mantenere pulizia e fluidità sul piano energetico e apporta benefici direttamente a tutti gli organi. Nello specifico, yoga e bioenergetica sono le attività migliori, senza nulla togliere alle pratiche cinesi, il Tai Chi, Qi Gong ed altri, naturalmente!

a cura di Beatrice Pallotta

MINDFULNESS Vs MEDITAZIONE

Negli ultimi anni il progresso delle scoperte delle neuroscienze ha segnato l’affermazione scientifica dell’approccio olistico per la cura della salute psico-fisica del genere umano. In particolare, le benefiche tecniche del respiro della meditazione orientale sono al centro di nuove ricerche italiane e americane. La pratica “Mindfulness”, o “consapevolezza”, dopo aver letteralmente spopolato negli Stati Uniti, si sta diffondendo anche in Italia, accendendo l’interesse della scienza “ufficiale”. Ma quali sono le differenze tra la “nuova” pratica pop e la millenaria meditazione orientale?

La Mindfulness è una tecnica di meditazione che lega la millenaria tradizione buddhista alla psicologia scientifica occidentale, senza però indurre il rilassamento profondo, ne’ stati di “trance”. Con Mindfulness si intende consapevolezza, attenzione al momento presente. E’ la meditazione del “qui e ora”, che non si propone di allontanare la coscienza verso il sopore di “viaggi” spirituali o il vuoto mentale, ma che la connette esattamente con se stessa.

Il momento presente è il solo momento di cui disponiamo, è la porta di ogni momento.”

ThichNhat Hanh

Il percorso della Consapevolezza è un cammino di crescita personale, che si propone di centrare i seguenti obiettivi:

  • Essere pienamente presenti in ogni attimo di vita
  • Abbandonare il passato al passato
  • Lasciare che le fantasie sul futuro si dissolvano
  • Astenersi dall’auto-giudizio e giudicare gli altri
  • Mantenere le emozioni sotto controllo
  • Saper rispondere invece di reagire istintivamente
  • Rafforzare la connessione con tutte le parti di se stessi

La Mindfulness è una pratica che non richiede alcuna ispirazione spirituale, ne’ “centratura del cuore” particolare. E’ però molto importante che venga presentata e insegnata senza improvvisazioni, e da persone che abbiano già acquisito con l’esperienza la Consapevolezza necessaria.

Gli Dei non sanno pronunciare falsità, perchè devono essere ogni parola.” Eschilo

MEDITAZIONE

La Meditazione è una pratica antichissima che conduce le persone ad andare oltre la loro stessa personalità, sperimentando il contatto con il vero Sé, e la connessione di questo con la realtà, visibile ed invisibile. Le tecniche di Meditazione moderne non si sono distaccate dall’antica pratica millenaria. Potrebbero essere molto semplici, come concentrarsi su un fiore e ricevere tutta la bellezza e l’energia di quel fiore. Oppure assumere forme e scopi più complessi, come addestrare la mente ad espandersi, ad essere più ricettiva e concentrata nel momento presente.

Conosco una sola libertà, la libertà della mente.” Antoine de Saint-Exupery

La Meditazione conduce alla calma profonda, connette con la Spiritualità, dona chiarezza mentale, tranquillità emotiva, e rilassamento di tutto il corpo. La Meditazione può avvenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, anche se le prime ore del mattino offrono le atmosfere migliori, e all’alba il corpo è ancora in stato di riposo e di auto-rigenerazione. (I monaci praticano dalle 3 del mattino fino alle 6.)

Tutte le difficoltà dell’uomo sono causate dalla sua incapacità di mettersi a sedere da solo in una stanza nella completa quiete” Blaise Pascal

LA DIFFERENZA TRA CONSAPEVOLEZZA E MEDITAZIONE

La Meditazione è consapevole per natura, sebbene spinga la mente ad andare oltre. La Mindfulness è quindi un aspetto della Meditazione, una sua forma, che si basa sulla presenza mentale, e non induce verso profondi viaggi spirituali o cambiamenti di coscienza.

La meditazione è una delle più grandi arti della vita, forse la più grande, e non la si può imparare da nessuno, questa è la sua bellezza.
Non c’è tecnica e quindi non c’è autorità.
Quando imparate a conoscervi, quando vi osservate, osservate il modo in cui camminate, in cui, mangiate quello che dite, le chiacchiere, l’odio, la gelosia, l’essere consapevoli di tutto dentro di voi, senza alternativa, questo fa parte della meditazione.”
–Jiddu Krishnamurti

a cura di Beatrice Pallotta

SPECIALE ASTRONOMIA: LE FOTOGRAFIE ASTRONOMICHE DELL’EPOCA VITTORIANA

Il lungo regno della regina Vittoria (1819-1901) ha caratterizzato un’epoca coincidente con l’idea stessa di progresso e con uno straordinario sviluppo tecnologico. L’epoca vittoriana inglese si estese in tutta Europa dal 1837 al 1901, inaugurando nel mondo l’avvento della “cultura di massa”. Qui riportiamo una panoramica delle fantastiche immagini astronomiche vittoriane, tra le prime della storia della fotografia.

(a cura di Beatrice Pallotta)

LE SUCCULENTE, LE PIANTE DEL DESERTO

Le piante grasse hanno un aspetto misterioso e magnetico che le rende simili ad opere d’arte vegetali. Alcune di esse sembrano sculture viventi e possono raggiungere dimensioni maestose e forme estremamente suggestive; altre sono così piccole e perfette da poter esser scambiate per sassolini o frammenti di rocce pluviali.

La botanica definisce le piante grasse anche come “succulente” per via del loro aspetto carnoso, denso di succhi e di linfa, che dipende sostanzialmente dalla capacità dei tessuti interni di conservare l’acqua. Alcune specie, come gli splendidi Cactus, sono ricoperte di spine e patine pelose che diminuiscono l’evaporazione esterna, rendendole in grado di sopravvivere alle condizioni ambientali più avverse e disparate.

A FIOR DI CACTUS

Le succulente vivono con poco, ma ci regalano tanto: fioriture magnifiche, resistenza, longevità, bellezza. Sono piante che creano atmosfere speciali se inserite in paesaggi ideati ad hoc in giardini, balconi, davanzali. Come in una miniatura perfetta, si può ideare attorno alle succulente una sorta di “landscape” naturale, un habitat il più possibile aderente alle zone originarie delle piante, come un piccolo scenario messicano o una mini riproduzione di un paesaggio boliviano, ad esempio. Le piante grasse sono molto decorative e abbastanza semplici da curare. Vediamo come…

LE PIETRE VIVENTI In natura esistono circa diecimila specie di piante succulente distribuite in tutto il mondo, Italia compresa. Hanno caratteristiche diverse per dimensioni e morfologia: dai tipici Cactus a forma globulare come il “Cuscino della suocera” (Echinocactus grusonii), all’Agave dalle lunghe foglie carnose che fiorisce e poi muore; dai Fichi d’India e i suoi frutti carnosi, all’Aloe dalle spiccate proprietà terapeutiche. Un primo, nutrito gruppo di succulente è formato dalle “Cactacee del deserto”, i gettonatissimi Cactus, che fioriscono se ben coltivati in primavera o in estate. Un secondo tipo di succulente ornamentali è costituito dalle rampicanti e tappezzanti. Tra le più semplici da coltivare e da trovare sono Lampranthus, Crassula e Ceropegia. Un’altra famiglia di succulente particolarmente interessante è quella delle Nane o Mignon. Si tratta di vere miniature vegetali spontanee, delicate ed esigenti, da coltivare con molta attenzione. Tra queste ricordiamo le Lithops, le “pietre viventi”del regno della botanica, e le Conophytum, con fiori autunnali graziosissimi, gialli o rosa.

DAL DESERTO ALLE CITTA’ Per balconi e terrazzini di città la pianta grassa più indicata resta sempre la classica “Sedum”. Ne esistono circa 600 varietà differenti che si adattano perfettamente alla coltivazione in vaso e alle esigenze ambientali più diverse. Il Sedum acre per esempio è l’ideale per rivestire le fioriere poiché il fusto, con fiori gialli e lungo di meno di dieci centimetri, ricade su se stesso; il Sedum anglicum dai delicatissimi e “celestiali” fiori bianchi, è piccolino; il Sedum spectabile invece, che ha i fiori rosa, può superare i 60 centimetri di altezza. La pianta succulenta “Semperiverum”si è adattata con successo alle basse temperature e può resistere in giardino o nei terrazzi durante i mesi più freddi. Questa pianta è molto graziosa, ha fitte rosette carnose di piccole dimensioni, con foglie triangolari e appuntite.

LA COLTIVAZIONE In linea generale la messa a dimora è determinate per la cura delle piante succulente. Scegliere con attenzione il luogo dove piantarle e posizionarle, è il primo passo da compiere per farle crescere rigogliose e sane. Il massimo rendimento si ottiene da succulente dimorate in un posto soleggiato e protetto dalle gelate stagionali, in un terreno drenante. Questi vegetali mal sopportano i ristagni di acqua ed amano al contrario i terreni acidi, porosi, che permettono ad acqua ed aria di fluire agevolmente. Un buon terreno per succulente si ottiene mescolando terra di campo o di giardino, sabbia e terriccio di foglie. Sul fondo del vaso o del suolo si inseriscono sassi di piccole dimensioni per favorire il deflusso dell’acqua. Tutte le piante succulente adorano vivere all’aria aperta e sanno affrontare temperature piuttosto rigide, ma mai inferiori ai 5 gradi. In inverno e durante le notti più fredde vanno riparate al coperto. Allo stato wild, cioè selvatico, le piante grasse abitano luoghi aridi ed assolati dove all’improvviso si scatenano piogge copiose e violentissime. Per essere in linea con le loro abitudini originarie, in coltivazione estiva domestica è bene innaffiarle ogni 5/6 giorni, mentre in inverno la quota d’acqua si può ridurre drasticamente ad un’unica somministrazione mensile. La concimazione si esegue a fine inverno con integrazioni di fosforo e potassio liquidi. Le piante succulente, crescendo lentamente, vanno rinvasate ogni due, tre anni.

Riassumendo…
La temperatura: l’ideale dovrebbe essere ne’ elevatissima nei mesi estivi, ne’ bassissima durante l’inverno. Annaffiature: allo stato spontaneo sono abituate a lunghi periodi di siccità interrotte da vere e proprie alluvioni. Nelle coltivazioni amatoriali, è bene sempre moderare le annaffiature, mantenendo umido il suolo nel periodo invernale con 1- 2 bagnature al mese, per poi arrivare progressivamente a 4-5 bagnature nei mesi più caldi. Terreno: i substrati migliori sono permeabili e porosi, al fine di evitare pericolosi ristagni idrici: quasi tutte le piante grasse prediligono un terreno acido e sono consigliate miscele con materiale drenante come sabbia o lapillo.

IL “WILD” PARLA ITALIANO Il Professore in Scienze naturali Andrea Cattabriga, uno dei massimi esperti internazionali di piante succulente, ha introdotto in Italia il metodo di coltivazione “Wild”, letteralmente “selvatico, spontaneo, selvaggio”. Il Wild riproduce l’habitat di provenienza delle piante, rispettandone le origini ed osservando le regole del suo ecosistema naturale. La coltivazione Wild è stata estesa dai Cactus a moltissime altre specie vegetali, imponendosi come il nuovo must del giardinaggio più all’avanguardia. Ecco come Cattabriga descrive il suo sistema naturalistico, oggi tra i più seguiti ed apprezzati al mondo.

Il Wild , per quanto mi riguarda è un vero e proprio stile di coltivazione che vuol riprodurre le condizioni in cui si trova una specie di pianta nel suo habitat originario. In Italia la passione per le succulente è relativamente recente ed è stata tutta ereditata dai tedeschi e dagli inglesi che alla fine dell’800 fondarono i primi stabilimenti di produzione in Liguria: torba, terra di faggio, letame e altri materiali organici sono sempre stati la base per la coltivazione di queste piante. I risultati ottenuti nel tempo sono stati eccellenti perché tra tutte le piante, le succulente sono particolarmente avide di azoto che le induce a vegetare in modo esuberante, per cui lo standard delle produzioni vivaistiche è stato rappresentato da piante di colori accesi e ben pasciute, anche se tali forme sono ben lontane da quelle naturali. Senza nulla togliere al valore delle piante succulente ottenute con queste tecniche che io definisco “a regime di forzatura” (ma si tratta pur sempre di piante ornamentali e non alimentari, nel cui caso l’applicazione di concimazioni azotate eccessive a mio parere costituisce una vera e propria frode che pone a rischio la salute dei consumatori), ho deciso di portare avanti uno stile di coltivazione più naturale. Si tratta pur sempre di un artificio ma, se vogliamo, guidato in senso naturalistico. Voglio sottolineare che non entro nel merito del valore di tale scelta: un cactus ipertrofico che eventualmente reca mutazioni indotte può essere estremamente interessante (e perfino “bello”) da un punto di vista ornamentale o collezionistico (e in tal senso, il mio mito personale è Gymnocalycium mihanovichii var. friedrichii ‘red cup’). Ma una pianta coltivata in stile Wild mi racconta storie su mondi lontani e personalmente costituisce una fonte di emozioni vere, e mi riporta al momento in cui ho incontrato una pianta come quella in natura (e dove l’ho lasciata, con grande rispetto).” (Andrea Cattabriga)

DA NORIMBERGA, LA PIU’ BELLA

Per i collezionisti la pianta succulenta più bella si chiama “Perla di Norimberga variegata”. La Perla è una vera Miss Universo della sconfinata dimensione delle “grasse”, e proviene da una famiglia altrettanto attraente, quella delle Echeverie, piantine graziosissime dalle delicate rosette carnose. L’Echeveria Perla di Norimberga o Perle von Nurnberg ammalia e cattura l’attenzione con i suoi colori speciali, sfumature di violet e di bianco panna per i fiori, e per l’intrigante effetto perlato sulle foglie liscissime. La versione variegata va oltre, dipingendo la pianta di un caleidoscopio di colori e di sfumature rari ed emozionanti. Disponibile in Italia dal 2016, la Perla di Norimberga è opera di Richard Graessner di Perleberg, Germania, che la ottenne nel 1930 da un incrocio tra due echeverie messicane, la Gibbiflora metallica e la Potosina. Oltre ad essere bellissima, le sue particolarità sono sviluppo e fioritura molto generosi, e una efficace capacità riproduttiva, per semi o talea. La Perla Variegata si coltiva esattamente come le altre succulente.

LE DOMANDE DEL CACTUS CHE NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE

Sebbene siano tra le le piante grasse più conosciute e diffuse al mondo, i Cactus restano sempre circondati da un alone di mistero. Tante sono le perplessità per chi si trova a crescerli per la prima volta: ecco le 7 domande più comuni e le relative risposte sui Cactus… che non avete mai osato chiedere!

1) E’ vero che i Cactus sono indistruttibili?

No, anche i Cactus possono morire velocemente! Il modo più semplice per rovinarli e perderli è l’irrigazione eccessiva, accompagnata da un drenaggio insufficiente.

2) Fioriscono?

I Cactus sono piante in fiore, ma alcuni tipi in particolare producono fiori appariscenti e duraturi come Mammillaria, Gymnocalycium, Parodia, per esempio.

3) Come si ottengono le fioriture in casa?

I Cactus fioriscono se stimolati correttamente secondo i loro cicli biologici naturali, assecondando quindi il “letargo”invernale e promuovendone il risveglio in primavera. Nella vita “immobile” all’interno di una casa o di un ufficio, è assai improbabile che fioriscano. Si può però simulare il ritmo di crescita naturale dei Cactus riponendoli in un luogo fresco e asciutto, ma non buio, (smettendo di innaffiarli completamente, o quasi) per indurli al riposo invernale, per poi inondarli di luce, sole ed innaffiature con l’arrivo della bella stagione. Questa tecnica può dare ottimi risultati e fiori sanissimi.

4) Quali sono le migliori varietà di Cactacee per principianti?

I Cactus che regalano tante soddisfazioni ai neofiti sono tra i più allegri e divertenti, come i Lunari dalle cime coloratissime, rosse o gialle, i Cactus a Pois, noti anche come Orecchie di Coniglio, con cerchietti dorati e forme geometriche e il minuscolo Cactus “Pin cushion”, dagli adorabili fiorellini rosa, semplicissimo da curare.

5) Come si gestiscono con tutte quelle spine?

Le spine non si devono toccare. Bisogna indossare i guanti da giardinaggio o comunque molto spessi. In alternativa si può usare un giornale ripiegato per gestire la parte superiore della pianta.

6) I Cactus sono tutti spinosi?

No, spinosi sono quelli che vivono nel deserto. I Cactus delle foreste sono lisci ad esempio, ma non si trovano facilmente in commercio.

7) Quanto vivono i Cactus?

I Cactus spontanei e quelli coltivati con tecniche “Wild” possono vivere anche per centinaia di anni. In casa raggiungono facilmente i 10 anni.

Beatrice Pallotta

COME CREARE UN ORTO VERTICALE

Prendersi cura di un orto sul balcone o sul terrazzo, rappresenta uno di quei piccoli piaceri a cui non si dovrebbe rinunciare anche perché, secondo le ultime ricerche della medicina, può rendere realmente la nostra vita più sana e longeva. E’ possibile coltivare un orto in spazi ridottissimi, ricavandolo in ingegnosi angolini domestici, di fronte ad una finestra luminosa o arrampicato su un muro esterno ad esempio, ma anche riservandogli un posto speciale nei locali dove si lavora abitualmente. La vitalità di un piccolo orto rallegra e rinnova qualsiasi abitazione, ufficio, balcone o terrazzino, regalando tutte le sensazioni, i colori e gli odori più inebrianti e salutari che la natura ci può offrire.

Seguire la crescita delle piantine passo dopo passo per poi coglierne i frutti, assaporandoli con soddisfazione personale, è un’esperienza davvero molto piacevole, che sta coinvolgendo un numero crescente di appassionati di tutte le età. L’orto in verticale, vale a dire realizzato su piani rialzati che occupano poco spazio, è l’angolo green ideale per che vive e lavora in città. Questo tipo di coltivazione può essere effettuata su tutte le pareti, quelle laterali di un balcone, i muri di un terrazzo o quelle di casa, selezionando le piante più adatte per un alloggio in verticale.

L’ALBERO DELLA CUCCAGNA!

L’orto verticale, a vedersi, è di grande impatto estetico: è bellissimo come elemento decorativo di qualsiasi ambiente esterno o interno, e dona al contempo le stesse soddisfazioni dell’orto a terra, compresa quella di essere un antistress naturale. Infatti, ricordiamo, che coltivare in prima persona erbe aromatiche, frutta e ortaggi, attiva ed amplifica tutti i nostri sensi:

la vista: i colori della terra, delle foglie e dei frutti sono uno spettacolo vivente!

Il gusto: assaporando gli ortaggi “fatti in casa” del tutto naturali, il palato diverrà più sensibile ed attento, e individuerà più facilmente le sostanze chimiche contenute in altri prodotti commerciali.

Il tatto: mettere le mani nella terra, sistemare e toccare le piantine, sono esperienze rilassanti e rigeneranti, che consentono di entrare in contatto profondo con la natura, tutti i giorni e con semplicità.

L’olfatto: il profumo intenso e la varietà di odori sempre diversi che un orto emana, stimola positivamente l’attività mentale.

L’udito: ascoltare i suoni delle piante mosse dalle brezze, o il rumore romantico della pioggia che batte su foglie e terriccio, è suggestivo e coinvolgente come una dolce musica rilassante….

UNA FATTORIA SULLE PARETI

Il posto giusto per un orto verticale è una parete o più di un balcone o di un terrazzo, oppure un muro interno della casa, scegliendo però con attenzione la parete più adatta agli ortaggi che si vogliono coltivare o, viceversa, di trovare le piante più idonee alle pareti di cui si dispone.

Lo step successivo sarà quello di fissare al muro la struttura portante dell’orto, meglio se ideata con gusto e creatività personali. Si possono riciclare materiali come i pallet, librerie, vecchi scaffali in legno o in metallo, ringhiere, scale con i pioli larghi, cassette della frutta, tasche di tessuto di iuta, di jeans dismessi, a fantasie tropical e jungle, e via dicendo. Oppure optando per una serie di mensole fissate al muro, su cui si poggeranno vasi o fioriere, per ottenere una struttura sobria ed essenziale che sfrutterà al meglio lo spazio in altezza. Un’altra soluzione è quella di appendere direttamente alle pareti vasi, contenitori in plastica, sacchetti, fissandoli efficacemente ad anellini o ganci cementati.

Lo spazio verticale di un pallet, o i vari contenitori disposti sulla parete, vanno riempiti con terriccio universale, oppure di quello più adatto alla specie di ortaggi che si sta per coltivare. Infine si possono mettere a dimora le verdure, piccole piante di frutta di stagione, e altri ortaggi. Ed ecco pronta la nostra fantastica…fattoria in verticale!

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

In commercio esistono strutture di orti in verticale già pronte e dotate di diverse e comode opzioni. Ecco alcuni esempi:

Leroy Merlin sfrutta la verticalità utilizzando giochi di pannelli in legno da intrecciare con fioriere da montare con semplici manovre fai-da-te. Alla struttura dell’orto verticale si possono abbinare altri elementi d’arredo per balconi, come tavolini, ombrelloni, stuoie e cuscini in stile jungle urbano.

Ikea propone un formato di orto ‘tascabile’ alla portata di tutti, un sistema di coltivazione degli ortaggi verticale da sistemare in casa o in ufficio. Si chiama Lokal e si occupa di far crescere gli ortaggi e le erbette tra le pareti domestiche con grande comodità, e impatto idrico-ambientale ridotto al minimo. Le “fattorie verticali” di Ikea si compongono di vassoi e carrelli accatastabili in altezza, per cui sarà sufficiente un piccolo angolo della casa per ottenere grandi risultati.

Obi offre una serie di soluzioni, pratiche e divertenti, di fattorie in verticale, realizzate in legno e pallet. L’azienda specializzata in articoli da giardinaggio Obi si avvale del contributo di internet, dove si possono trovare numerosi video sugli orti in verticale realizzati dalla stessa azienda e da conduttori televisivi.

Sempre online sono presenti numerosissimi idee, dettagli e vendite di aziende di giardinaggio specializzate nella cura e nella progettazioni degli orti casalinghi e del fai-da-te.

COSA E COME PIANTARE

La scelta delle piante da inserire nell’orto verticale è ricca di dettagli importanti e di aspetti da considerare. Le piante rampicanti come zucchine, pomodori o zucche, una volta adulte possono togliere luce ed aria alle altre piante, arrampicandosi o ricadendo verso il basso, e quindi vanno alloggiate con le dovute attenzioni. Le piante perenni come gli asparagi o i carciofi, non sono le più adatte ai mini-spazi di un giardino verticale. Le piante aromatiche invece, come il rosmarino, la salvia, il timo e la menta, sono le migliori per questo genere di coltivazione a parete.

In linea generale, la cura degli ortaggi e delle piante sistemate in un orto verticale non è molto diversa dalle altre. Le piante si concimano nella stagione di maggiore crescita e produzione di fiori e frutti. Vanno annaffiate senza mai eccedere, per evitare i pericoli legati al ristagno d’acqua, come il proliferare di funghi, parassiti e zanzare.

Le piantine aromatiche come il basilico, il prezzemolo, il timo, il rosmarino, sono molto semplici da coltivare, sia in vaso che direttamente nell’orto. Se posizionate vicino alla cucina o alla sala da pranzo diventano comodissime per la loro facile reperibilità e per una degustazione immediata del vegetale…a centimetro zero! Le piantine aromatiche si piantano seminandole, oppure procurandosi le piantine-baby nei vivai e nei mercati da trapiantare direttamente nei contenitori dell’orto. Il terriccio migliore per le aromatiche è composto da metà argilla e metà sabbia. Nell’orto a parete inoltre si possono far crescere diverse varietà di insalata, pomodori, zucchine, cetrioli, peperoni, cipolle, patate, fagioli, fragole, frutti di bosco e persino gli alberi nani da frutto.

HEXAGRO, A MILANO L’ORTO DELLA NASA

Creare un albero dove crescono ortaggi. Bio e sani, con le radici all’aria, per ridurre contaminazioni e malattie. Ecco l’idea realizzata da un team internazionale: Felipe Hernendez, colombiano, Arturo Montufar, messicano, Milica Mladenovic, serba, e Alessandro Grampa, italiano. Hanno formazione e competenze diverse, ma insieme hanno avviato a Milano Hexagro, «Utilizziamo la coltura aeroponica, tecnologia della Nasa. I vegetali sono nebulizzati con l’acqua, che permette alle radichette di assorbire 5 volte di più l’ossigeno e i nutrienti» racconta Alessandro. «Ogni struttura-albero sostiene da 4 a 13 piattaforme di coltivazione, illuminate da lampade a led, con diversi “colori”, adatte a stimolare la fotosintesi. Un albero può ospitare circa 500 piante (che crescono da 3 a 5 volte più velocemente del normale, con 6-8 raccolti l’anno), ha un perimetro di circa 1,5 e un’altezza di 1,30 metri». Il costo di un albero con 4 piattaforme è di 2.500 euro, con 13 circa 4.000. Gli alberi sono di plastica riciclata, alluminio, con componenti elettronici. «Introdurremo materiali biodegradabili come canapa e foglie. Nel nostro business model sono contemplati i ricicli dei materiali». Si tratta di strutture con un sistema automatizzato “aeroponico” finalizzato alla coltura di ortaggi ed erbe aromatiche in un solo metro quadro di spazio. Il sistema sfrutta le tecnologie già utilizzate dalla Nasa che prevedono la coltivazione delle piante senza l’utilizzo di terriccio: qui le radici nude vengono irrorate di acque e di sostanze nutritive di origine biologica, in maniera del tutto automatica. Si possono coltivare fino a 200 piante, mentre secondo i primi test effettuati, l’orto è in grado di produrre fino a 180 chilogrammi di verdura, aromatiche e piccoli frutti l’anno. Con questo sistema si risparmia il 90 per cento d’acqua, ed è l’ideale per l’ambiente urbano.

Beatrice Pallotta

CONNESSIONE CORPO-MENTE, LE NEURO-PERSONALITA’

Sono state le intuizioni e l’intelligenza di una donna, la farmacologa statunitense Candace Beebe Pert (1946-2013), a confermare scientificamente di come il corpo e la mente siano sempre in perfetta sintonia esistenziale, e di come le emozioni e il modo di pensare influenzino sia il temperamento, che lo stato di salute in generale dell’essere umano. Candace B. Pert infatti scoprì le endorfine, definendole come “le molecole delle emozioni”. Queste sostanze traducono i pensieri e le emozioni in “linguaggio organico”, distribuendo informazioni sensibili a tutte le cellule del corpo. Da questa rivoluzionaria evidenza scientifica e dalla biotipologia nasce il nuovo concetto di “neuropersonalità”, che mette in luce il legame che connette gli ormoni ed i neurotrasmettitori con i “profili” psicologici, somatici e comportamentali degli esseri umani. L’uomo è quindi un network psico-chimico, e da questa nuova visione olistica ha preso origine la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), l’innovativa neuroscienza ritenuta oggi rappresentare la massima espressione delle scienze mediche ed umanistiche.

Le neuropersonalità di base si riferiscono ai 3 soggetti “puri”. Grande è la varietà di possibili combinazioni tra i biotipi di riferimento e di questi con la propria vita emotiva (con la propria interpretazione emotiva delle esperienze di vita), ma le 3 neuropersonalità purosangue offrono una prima chiave di lettura e di comprensione della PNEI.

IL NEUROCARBONICO, PERSONALITA’ SEROTONINICA

Il biotipo carbonico ha una grande produzione di SEROTONINA, dato che per genetica ha l’attività intestinale molto pronunciata.( La serotonina viene prodotta dall’intestino per il 90%.)

Il corpo è robusto, gli arti corti, il viso tondo. Il neurocarbonico è un fisico-istintivo. I piaceri della tavola, del sesso, del possesso e del potere sono le sue caratteristiche principali, e l’istinto alla sopravvivenza è dominante.

Quando il neurocarbonico è in fase attiva, quindi sorretto da una buona orchestrazione neuro-ormonale, sarà un dominatore, con grande forza fisica e attitudine al potere. In fase negativa, potrebbe essere invece un passivo, un sottoposto, un qualunquista.

IL NEUROSULFURICO, PERSONALITA’ DOPAMINICA-OSSITOCINICA

Nel biotipo sulfurico il sistema ormonale funziona perfettamente, ed ha una vita emotiva legata alla attività della DOPAMINA e dell’ OSSITOCINA.

Il corpo è armonico, dalle giuste proporzioni. Il viso è quadrato, la mascella è pronunciata. Il cervello emozionale-affettivo è predominante e si esprime con emozioni forti e manifeste. Comunicazione, predisposizione all’amicizia e alle sane relazioni sentimentali, attitudine al gioco ed allo sport, sono le espressività del neurosulfurico in fase positiva. In fase emotiva passiva può divenire dipendente dai legami affettivi, e molto incline a lasciarsi condizionare dagli altri, in coppia e in famiglia, e dalla società. Il neurosulfurico ha bisogno di essere amato.

IL NEUROFOSFORICO, PERSONALITA’ NORADRENALINICA-ENDORFINICA

Il biotipo fosforico si avvale del supporto del sistema nervoso e mentale, e dei suoi specifici neuro-ormoni, la NORADRENALINA e le ENDORFINE OPPIOIDI.

Il corpo è affusolato e gli arti sono lunghi. Il viso è ovale. L’attività cerebrale è molto intensa, e può produrre una gran quantità di acetilcolina e di noradrenalina dall’emisfero sinistro, che stimola la “mente” logica, razionale, organizzativa, e di endorfine dall’emisfero destro, che si esprimono come mente intuitiva, fantasiosa, e di gran sensibilità emotiva.

In fase positiva ed armonica, il neurofosforico sarà logico, razionale, mentalmente forte e sicuro di se’. In fase passiva esprimerà una personalità nervosa, instabile, dall’aria vaga e distaccata dalla realtà. Il neurofosforico ha bisogno di essere riconosciuto.

Beatrice Pallotta

Anche tra gli animali le NONNE sono tutto!

I nonni sono tra i protagonisti della società moderna. Attenti, affettuosi e generosi, affiancano attivamente le figure genitoriali nel loro complesso ruolo contemporaneo. Ma come si comportano con i nipotini gli animali? I nonni fanno parte della Natura o sono un’esclusiva dell’Homo Sapiens? Scopriamolo insieme…

I nonni rivestono un ruolo speciale in molte società umane, spesso fondamentale per il benessere delle famiglie. (Oggi la percentuale dei bambini di famiglie dove vivono anche i nonni, è passata dal 3% nel 1970 a circa il 9% .) Certi classici comportamenti dei nonni Homo Sapiens, si ritrovano anche nel regno animale. Si tratta per lo più di eccezioni, dato che per la maggior parte degli animali del nostro pianeta, la durata della vita è breve e non consente l’affiancamento di due generazioni. Inoltre, in molte specie la competizione per le risorse è agguerrita, e i membri accettati nel nucleo familiare sono ridotti a mamma, papà e cuccioli: imbattersi in natura in un nonno-animale è quindi abbastanza difficile, ma non improbabile!

Tra i mammiferi che vivono in gruppi sociali molto affiatati, i nonni esistono e si danno un gran da fare, come approfondisce nel suo libro “The Social Behavior of Older Animals“, la zoologa canadese Anne Innis Dagg. La ricercatrice descrive la figura dei nonni del mondo animale e dei loro comportamenti socio-affettivi, mettendone in luce status e ruoli all’interno del branco. Ad esempio, le femmine anziane delle scimmie langur in India, vivono insieme a figlie e nipotini. Queste nonne sono molto attive: difendono i piccoli dagli eventuali attacchi di altri animali, controllano che non si facciano male durante i giochi, e sono addette alle loro numerose toelettature.

Anche molte specie di balene vivono in famiglie che includono nonne e nonni. Secondo la Dagg, le femmine più anziane dei capodogli fanno le nonne-sitter ai cuccioli, mentre le mamme sono in cerca di cibo tra i fondali marini. Le nonne orca invece, vivono ancora per decenni dopo la “menopausa”. La loro longevità e vitalità consente alle nonnine di rivestire a lungo il ruolo di capo-branco, e di guidare l’intera famiglia verso i posti migliori per la ricerca del cibo. L’orca più anziana che si conosca, soprannominata “Nonnina”, è morta nel 2016 ad oltre 100 anni di età!

I gruppi di elefanti sono composti da famiglie matriarcali. I cuccioli vivono sempre vicini alle loro nonne e bisnonne, spesso molte anziane e più che ottantenni! Le femmine di elefante sono affettuose, collaborative e riescono a formare legami molto stretti tra loro, aiutandosi reciprocamente nella cura dei piccoli. In uno studio del 2016 si scoprì che gli elefantini hanno otto probabilità in più di sopravvivere se cresciuti dalle nonne e dalle mamme. Un benefico“effetto-nonna”dovuto in gran parte alla saggezza e all’esperienza di questi magnifici animali. Se ad esempio un piccolo rimane bloccato in una fossa, l’aiuto della nonna sarà esemplare e tempestivo, tanta è la sua esperienza accumulata negli anni.

Altre nonne esemplari sembrano essere alcuni piccoli afidi, e gli uccelli Cannaioli del Madagascar o Acrocephalus sechellensis, dove le nonnine aiutano attivamente le figlie ad allevare i pulcini.

E i nonni? Gli studi effettuati sugli esseri umani evidenziano che la vicinanza di un nonno può migliorare le attitudini mentali dei nipoti e il loro equilibrio. Nel regno animale le cose vanno diversamente. I maschi raramente socializzano con la loro progenie, per non parlare di altri discendenti. “I maschi di solito si concentrano sulla riproduzione e non sulla cura della prole” affermano gli esperti, evidenziando anche gli aspetti aggressivi e territoriali legati al ruolo maschile all’interno del branco. Beatrice Pallotta

LA DIETA KETO, PRECAUZIONI PER L’USO

La Keto è la dieta più in voga del momento, soprattutto tra attori famosi e bloggers dell’ultimo minuto, come Halle Berry e Kourtney Kardashian. La dieta Keto – abbreviazione di “chetogenico”- comporta il consumo di una certa quantità di grassi, di una quantità scarsa di proteine, e di pochissimi carboidrati e zuccheri, compresi quelli della frutta. L’alimentazione chetogenica promette perdita di peso, aumento di energia e una maggiore prestazione mentale, ma i risultati reali sembrano essere meno significativi. “Le diete chetoniche possono contribuire anche ad una significativa perdita di massa corporea magra insieme alla perdita di grasso – ha dichiarato Melinda Manore, professore di nutrizione presso l’Oregon State University- e come per le altre diete, si tende a recuperare peso velocemente appena si cambia regime alimentare”. Ma c’è di più…

COME NASCE LA KETO?

La dieta Keto fu elaborata dai medici negli anni Venti non per favorire la perdita di peso, ma per l’epilessia. Per ragioni scientifiche ancora oggi non ben chiarite, alimentare il corpo con i chetoni riduce la comparsa delle convulsioni. Una dieta priva di carboidrati, dirotta il metabolismo a cercare carburante direttamente dalla massa grassa del corpo. I grassi si convertono in acidi grassi e poi in chetoni, che possono essere assorbiti e utilizzati per nutrire le cellule del corpo. La dieta Keto venne trascurata dai pazienti epilettici non appena fecero la loro comparsa gli psicofarmaci. In compenso divenne d’ispirazione per diete dimagranti pop e commerciali, come la celebre Atkins degli anni Duemila. Queste diete consentono il consumo giornaliero di 50 grammi di carboidrati, e non sono una novità, anzi, sono bene note!

Una dieta a basso contenuto di carboidrati induce nell’organismo lo stato di chetosi, dove le cellule del corpo dipendono in gran parte dai chetoni per produrre energia. “Ancora non sappiamo come la chetosi porti alla perdita di peso, – ci specifica Jo Ann Carson, Professore di Nutrizione clinica presso il Southwest Medical Center dell’Università del Texas e presidente del Comitato di nutrizione dell’AHA (American Heart Association) – ma la chetosi diminuisce l’appetito e può influenzare l’attività degli ormoni come l’insulina”.

La dieta Keto non ha niente di rivoluzionario. Già nel 2004 il Journal of American Medical Association pubblicò una ricerca che riguardava le diete low-carb, cioè con pochissimi carboidrati. Il confronto avvenne tra diete famosissime a quei tempi, come Atkins, South Beach e Zone, e quelle a basso contenuto di grassi, come la Ornish e Weight Watchers. La ricerca dimostrò che: “Le differenze di perdita di peso tra le diete esaminate sono davvero minime, quasi irrilevanti. Certamente fanno dimagrire come qualsiasi altra dieta, ma nulla di più”. Insomma, le diete Keto non fanno miracoli: “Possono senz’altro aiutarci a dimagrire, ma come tutte le altre diete, ne’ più ne’ meno”, riportano così gli studi effettuati. Come sottolineano inoltre gli esperti: “Un altro problema molto grave è che seguendo una dieta chetogenica, si esclude il consumo di frutta e di verdure, veri toccasana per la salute, in particolare per il cuore. Una dieta sana deve includere una varietà di frutta, verdura, cereali integrali, latticini a basso contenuto di grassi, pollame, pesce, noci e legumi e limitare la carne rossa, grassi saturi e i dolci. Oltre naturalmente alla giusta dose di movimento e di vita attiva!”

Beatrice Pallotta

Giornata della Poesia e delle Foreste nei parchi letterari

Aprire al mondo quello che è del mondo” è l’obiettivo condiviso del progetto nato nel dicembre 2018 e dedicato alla “Cultura delle Comunità” che custodiscono e accolgono le Riserve Naturali Statali gestite dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (C.U.F.A.) e I Parchi Letterari.

La consapevolezza da parte di una Comunità del proprio patrimonio materiale e immateriale, della storia, delle tradizioni e delle peculiarità della filiera agroalimentare, è fondamentale nel lavoro di tutela e salvaguardia dell’ambiente. La difesa sociale più avanzata è quella culturale, strumento di sopravvivenza non solo degli endemismi ma anche delle identità locali.
Una felice collaborazione in linea con i principi di responsabilità sociale e sostenibilità ambientale per “costruire un percorso partecipato e far evolvere le Riserve Naturali Statali e I Parchi Letterari in Riserve culturali”.

Le 130 Riserve Naturali Statali sono gli habitat di notevole pregio naturalistico, preservate e sottratte a degrado e speculazioni, dal Corpo Forestale delle Stato prima, dal Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri oggi.
I Parchi Letterari (25 in Italia, due in Norvegia, due in programma in Grecia e Albania) sono a loro volta territori caratterizzati da diverse combinazioni di elementi naturali e umani che illustrano l’evoluzione delle comunità locali attraverso la chiave dell’interpretazione letteraria.

Ecco l’elenco di tutti i Parchi
– in allegato i programmi completi –
LOMBARDIA
Parco Letterario Regina Margherita e il Parco Valle Lambro, Parco di Monza
Il Parco Letterario Alessandro Manzoni e Parco Adda Nord (Mi)
Parco Letterario Virgilio: pascoli, campagne e condottieri a Pietole, Borgo Virgilio (Mantova)

VENETO
Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei (Padova)

LIGURIA
Parco Letterario “Eugenio Montale e delle Cinque Terre”, Parco Nazionale delle Cinque Terre (La Spezia)

EMILIA ROMAGNA
Parco Letterario Le Terre di Dante (Ravenna)

TOSCANA
Parco Letterario Giosue Carducci, Castagneto Carducci (Livorno)
Parco Letterario Emma Perodi e le Foreste Casentinesi (Casentino, Ar)

MARCHE
Parco Letterario Giacomo Leopardi, Recanati (Macerata)

LAZIO
Parco Letterario Pier Paolo Pasolini, Ostia (Roma)
Parco Letterario Tommaso Landolfi, Pico (Frosinone)
Parco Letterario Marguerite Chapin e i Luoghi dei Caetani, Sermoneta e Ninfa (Latina)

ABRUZZO
Parco Letterario Gabriele d’Annunzio, Anversa degli Abruzzi (L’Aquila)

CAMPANIA
Parco Letterario Francesco De Sanctis (Irpinia – Avellino)

BASILICATA
Parco Letterario Albino Pierro, Tursi (Matera)
Parco Letterario Federico II, Melfi (Potenza)
Parco Letterario Isabella Morra, Valsinni (Matera)
Parco Letterario Carlo Levi, Aliano (Matera)
Parco Letterario Francesco Mario Pagano, Brienza (Potenza)

CALABRIA
Parco Letterario Ernst Bernhard, Ferramonti di Tarsia (Cosenza)

SICILIA
Parco Letterario G. G. Battaglia, Aliminusa (Pa)
Parco Letterario Giuseppe Antonio Borgese, Polizzi Generosa (Pa)
Parco Letterario Pier Maria Rosso di San Secondo, Caltanissetta

SARDEGNA
Parco Letterario Grazia Deledda, Galtellì (Nu)
Parco Letterario Giuseppe Dessì, Villacidro (Su)

NORVEGIA
Parco Letterario Pietro Querini, Røst Norvegia
Parco Letterario Johan Peter Falkberget, Røros, Norvegia

www.parchiletterari.com

a cura di Beatrice Pallotta (fonte Ansa)

I FIORI PIU’ BELLI E FACILI DA COLTIVARE

Fitto di fiori rigogliosi e profumati, pieno di piante come una giungla: il balcone può diventare motivo di orgoglio per ognuno di noi, riempiendo di allegria e di vitalità anche un terrazzino mestamente abbandonato a se stesso. Coltivare è un’arte semplice e naturale e, ricordiamoci sempre, sono le piante a scegliere noi, e non il contrario. C’è chi ha più feeling con le violette o le dalie ad esempio, mentre altri coltivano con successo i gerani o i nasturzi. I nostri fiori sono un biglietto da visita e, in un certo senso, ci raccontano. E’ importante quindi sceglierli con cura ed “empatia green”, preferendo i più semplici da coltivare per una veloce e meravigliosa fioritura.

ZINNIA

La zinnia è una pianta semi rustica originaria del Messico e dell’area centrale dell’America. I fiori sono raccolti in capolini che vanno dal bianco-verdastro al rosa pastello, al vermiglio, al violetto. Esistono zinnie molto grandi, anche di un diametro di 10-12 cm, mentre in quelle nane si riduce fino a 3-4 centimetri. In genere le varietà più basse vengono coltivate in ciotole, e quelle giganti si possono anche recidere una volta cresciute per decorare la casa. Le zinnie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, purché sia ricco di materia organica. L’esposizione dovrà essere in pieno sole, al caldo. Le zinnie non sopportano assolutamente il freddo, ne’ troppe ore d’ombra. Nello scegliere la posizione in cui porle a dimora, preferiamo un luogo ventilato, per evitare l’insorgenza di funghi e muffe che ne comprometterebbero la fioritura.

Aspetti positivi di Zinnia: humor e giocosità infantili; capacità di vivere il bambino gioioso clic sta dentro di noi, leggerezza di cuore, visione distaccata di sé

CALENDULA

Le calendule sono fiori facilissimi da coltivare ed emanano un odore molto piacevole. Le calendule sono “fiori di luce” dalla natura versatile e da una grande capacità di adattamento, sanno sopravvivere in quasi tutti gli ambienti. Le essenze contenute nei loro petali svolgono un’azione repellente per molti parassiti. Sono piante perenni e longeve. La calendula officinalis, chiamata anche fiorarancio o marigold è la specie più diffusa. La crescita è rapida e i fiori hanno una colorazione che va dal giallo al bianco all’arancio. La fioritura dura tutta l’estate fino all’autunno inoltrato. La calendula si usa nel campo della medicina naturale e della cosmesi, e i suoi petali sono commestibili, da gustare in insalata.

La calendula è una pianta antibatterica e antinfiammatoria, utile contro i dolori mestruali, in caso di colite e per le scottature.

IPOMEA (CAMPANELLA)

Le ipomee, chiamate anche “campanelle”, possono essere sia perenni che annuali. Hanno uno sviluppo rapidissimo e fioriscono in rosa, viola, azzurro o rosso da giugno a settembre-ottobre. Tra le più apprezzate la Ipomoea purpurea, che ha una ricchissima produzione di vistose campanelle porpora-viola. I fiori durano un giorno solo, ma se ne aprono molti ogni giorno, se vengono tagliati via via quelli appassiti. Le ipomee formano coperture folte, con foglie tenere, grandi, cuoriformi.
Danno ottimi risultati in vaso, purché questo sia grande e profondo, con diametro minimo di 28 cm. Si arrampicano a qualunque sostegno: tralicci, recinzioni, altre piante. Possono essere utilizzate anche come ricadenti. Le ipomee sono facili da coltivare se vengono piantate in posizioni soleggiate e riparate. Le annuali seccano con i primi freddi.

L’Ipomea Violacea, nota come Morning Glory, è originaria del Messico e del Guatemala, dove i suoi semi venivano utilizzati nei rituali per le loro proprietà allucinogene, causate dalla sostanza nota come LSA. Si tratta di un composto che fornisce una vera e propria percezione psichedelica e allucinogena della realtà, esaltamdo i sentimenti consci e inconsci .

BOCCA DI LEONE

La bocca di leone è una pianta dalla forma particolare. Comprende 40 specie diverse e il suo nome scientifico, Antirrhinum, significa “simile al naso”. In Italia è una pianta assai diffusa e cresce spontaneamente in luoghi sassosi, sui muri, ai bordi delle strade. Le bocche di leone prediligono il sole per regalarci una meravigliosa fioritura. In inverno, meglio ripararle dal freddo.

L’Antirrhinum è una pianta di facile coltivazione in quanto non richiede cure particolari, se vengono protette dalle basse temperature. Sono piante che richiedono una esposizione in pieno sole per poter esplodere in una meravigliosa fioritura.

Diverse sono le proprietà benefiche che nel tempo sono state individuate in questo fiore. Grazie alla presenza al suo interno di mucillagini e glicosidi, questa pianta ha proprietà lenitive, emollienti e antinfiammatorie: per queste sue caratteristiche la bocca di leone viene utilizzata in caso di scottature solari ed eritemi (mediante impiego topico), e contro le emorroidi.

NASTURZIO

Il nasturzio è una pianta rampicante che si può allungare fino a 2-3 metri. Le foglie hanno un caratteristico profumo speziato. E’ molto semplice da coltivare, in balcone, in giardino, in campagna. La fioritura avviene in primavera-estate. I fiori del nasturzio possono essere di un’infinità di colori diversi come il crema, il giallo, l’arancione ed il rosso.

Il nasturzio predilige esposizioni soleggiate, ma va bene anche la semi-ombra. Si consiglia di mantenere il terreno sempre leggermente umido. In estate, specie nelle giornate più calde, aumentare le annaffiature. I nasturzi possono sopportare anche brevi periodi di siccità.

Il Nasturzio officinale è una pianta officinale ricca di acido folico, omega-3 e vitamina K, molto utile come diuretico e digestivo. Inoltre è un’ottima fonte di isotiocianati naturali, preziosi alleati nella prevenzione dei tumori

GIRASOLE

Il girasole è una pianta annuale, che ama il sole e i terreni ben drenati. Si semina in questo periodo, in vasi singoli abbastanza ampi, perché i girasoli hanno bisogno di molto spazio. Bellissimo anche un solo girasole in un angolo assolato del balcone. Esiste una varietà mignon di 50 cm che prende poco spazio.

I semi di girasole sono ricchi di vitamine, ferro e magnesio, sono conosciuti anche per le loro proprietà antitumorali

SHADOW DANCER (FUCSIA)

Le shadow dancer sono le piante ideali per le zone ombreggiate. Appartengono alla grande famiglia delle fucsie, sono arbusti a foglie decidue, con rami ricadenti e foglie verde bottiglia, e sono originarie della Nuova Zelanda e del sud America. Il portamento ricadente di alcune specie le rende ideali per i balconi, dove si coltiva in vaso come esemplare singolo o in cestini appesi. La fucsia vive bene in posizioni fresche, in ombra luminosa, al riparo dai raggi diretti. Non tollera il caldo intenso e il vento asciutto: un colpo di siccità può farla appassire in poche ore. Ama l’umidità, ma non i ristagni radicali

Favorisce il linguaggio migliorando il tono, timbro, melodia della voce e di tutta l’espressione: chiarezza, sicurezza e coraggio nel parlare e nell’esprimere idee, concetti, convinzioni, anche in caso di balbuzie.

LAVANDA

Il nome lavanda deriva dal verbo “lavare”: la pianta deve il nome al suo buon profumo di “pulito ”. Quando fiorisce è un’esplosione di colore, il suo buonissimo aroma si diffonde nell’aria. Le classiche spighe viola che arrivano durante la fioritura sono molto decorative e questa pianta è un’erbacea che non richiede molta manutenzione, si accontenta di poca acqua e non teme la siccità. La lavanda è dunque un fiore che si può tenere anche in vaso, purché si abbia a disposizione una posizione molto soleggiata. Il vaso può avere qualsiasi forma ma deve essere grande, in particolare in larghezza. Durante la coltivazione occorre bagnare con moderazione

I fiori della lavanda sono utilizzati per le numerose proprietà dovute alla presenza dell’olio essenziale (linalolo, acetato di linalile, limonene, cineolo, canfora, alfa-terpineolo, beta-ocimene), tannini, acido ursolico, flavonoidi, sostanze amare. Questi principi attivi conferiscono alla pianta un’ azione sedativa sul sistema nervoso, da utilizzare in caso di ansia, agitazione, nervosismo, mal di testa, insonnia.

DALIA

Oltre ad essere di per sé una pianta dai mille colori, la dalia possiede la qualità di essere davvero molto variegata e sono tantissime le forme tra cui poter scegliere. Quella gigante può crescere addirittura fino a 2 metri! Molto caratteristica è la variante di dalia “pompon”, dai particolarissimi fiori che formano una specie di alveare. Tra le più classiche, la dalia gialla da un intensissimo giallo acceso. La semina della dalia avviene per bulbo.

Il fiore è commestibile, calma la tosse, antibiotico contro l’herpes labiale, leggermente diuretico e digestivo.

Beatrice Pallotta