HA DECOLLATO L’AEREO PIU’ GRANDE DEL MONDO

Il più grande aereo del mondo ha preso il volo nei cieli della California. L’aeroplano si chiama Stratolaunch, ha un’apertura alare più lunga di un campo di calcio, ed è specializzato in trasporti di satelliti in bassa orbita. Stratolaunch ha decollato dall’aeroporto di Mojave Air & Space il 13 aprile scorso e ha volato a quota 5.180 metri, a una velocità di 304 mph (304 km / h). “Ha eseguito diverse manovre di controllo del volo, tra cui doppioni del rullo, manovre di imbardata, pushover e pull-up, e scivoloni laterali continui. – ha detto il produttore in una nota – Il volo di oggi migliora la nostra missione di fornire un’alternativa flessibile ai sistemi lanciati a terra.

L’enorme macchina volante è equipaggiata di sei motori 747 e 28 ruote per l’atterraggio, l’apertura alare è di 118 metri. Sebbene Stratolaunch sia il più grande aereo con apertura alare, un altro velivolo ad elio, l’Airlander 10, è invece l’aereo più lungo: ben 92 metri! prende il titolo del velivolo più lungo che attualmente vola con una lunghezza di 92 metri.

Beatrice Pallotta

IL SESTO SENSO PERCEPISCE I CAMPI MAGNETICI COME UN GPS

Potrebbe sembrare un potere da super eroe, ma gli scienziati hanno dimostrato che l’essere umano è in grado di percepire il magnetismo del campo terrestre. Secondo i ricercatori della Caltech (California Institute of Technology), l’homo sapiens è dotato del senso “magnetoreception”, una specie di GPS inconscio, al pari di altri animali terrestri e marini.

“Non abbiamo perso quel sistema sensoriale magnetico che avevano i nostri antenati milioni di anni fa. – ha dichiarato il prof Joseph Kirschvink, capo della ricerca del California Institute of Technology – Anche noi umani siamo una parte della biosfera magnetica terrestre.

Molte specie viventi, dai batteri alle alghe agli animali, possono percepire il campo e utilizzare gli stimoli geomagnetici per spostarsi e sopravvivere. Alcuni uccelli migrano per migliaia di chilometri avvalendosi del campo magnetico, sia per tracciare il percorso, che come mappa di orientamento. Mammiferi, rettili e pesci segnano luoghi specifici attraverso i segnali geomagnetici. Le talpe utilizzano la recezione magnetica per orientarsi nelle gallerie buie dei loro labirinti sotterranei. Già miliardi di anni fa, i batteri magnetotattici svilupparono la capacità di precipitare i cristalli della magnetite minerale a base di ferro nelle loro singole cellule, che permise lo sviluppo del senso del magnetismo in molte forme viventi.

Il team dell’Istituto Calteh specifica: “Abbiamo scoperto che il cervello umano è in grado di rilevare campi magnetici di intensità terrestre. La tecnologia ci ha mostrato chiaramente l’attività di onde celebrali inconsce che rilevano il magnetismo e lo elaborano. Conoscevamo i cinque sensi di base, la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto. Ma solo oggi siamo riusciti a scoprire l’esistenza del sesto senso. Negli studi futuri, vorremmo capire l’uso specifico della magneto recezione nell’essere umano. Sulla Terra viviamo circondati da un immenso campo geomagnetico, sempre presente, che varia in intensità e direzione attraverso la superficie planetaria.” Il team afferma inoltre che gli ambienti moderni interferirebbero sul sesto senso, mentre non c’è ancora alcuna prova valida che sia collegato alla coscienza umana, o che influenzi il nostro comportamento.

Kirschvink e colleghi americani e giapponesi, hanno pubblicato il resoconto degli esperimenti eseguiti. Qui si legge: “Abbiamo individuato nell’uomo i cristalli di magnetite, distribuiti ampiamente in molte aree del cervello. Per scoprirlo, abbiamo costruito una camera sperimentale per applicare un campo magnetico controllato, quindi utilizzato l’elettroencefalogramma (EEG) per testare le risposte del cervello ai cambiamenti di campo. L’EEG registra l’attività elettrica cerebrale e riflette l’elaborazione delle informazioni in molti neuroni interconnessi. È uno strumento ideale per studiare i processi subconsci in cui gli stimoli fisici vengono rilevati dal cervello, ma che non entrano nella “consapevolezza” cosciente. Questo accade con tutti i tipi di stimoli sensoriali, che possono influenzare la nostra cognizione e il nostro comportamento senza che noi abbiamo visto, ascoltato o sentito qualcosa di nuovo. Pensavamo che gli stimoli geomagnetici potessero essere elaborati in questo modo, così abbiamo osservato le onde cerebrali umane. Abbiamo costruito una “gabbia” a sei lati, le cui pareti erano fatte di alluminio per proteggere l’installazione dalle interferenze elettromagnetiche. Queste pareti contenevano anche le bobine attraverso le quali venivano passate correnti elettriche per produrre campi magnetici della stessa intensità di quelli terrestri. Ad ogni partecipante è stato chiesto di entrare nella gabbia e sedersi immobili su una sedia di legno al buio, guardando dritto verso nord. Durante l’esperimento, il team ha misurato le onde cerebrali del partecipante utilizzando un elettroencefalogramma (EEG).”

Faraday cage with 3 axis double wrapped magnetic coils in Joseph Kirschvink’s lab at CalTech.

In alcuni esperimenti i campi magnetici applicati sono stati fissati in una direzione, mentre in altri sono stati ruotati. In altri ancora le macchine venivano accese ma non veniva prodotto alcun campo magnetico, il che significava che il partecipante era esposto solo al campo magnetico naturale della Terra. Il partecipante non sapeva quale esperimento era in corso. I risultati dei 34 partecipanti adulti, hanno rivelato che alcuni scenari hanno innescato un calo delle onde alfa dei partecipanti – un cambiamento collegato alle informazioni sull’elaborazione del cervello. Ciò si è verificato quando il campo magnetico era puntato verso nord, e poi spostato verso l’alto o verso il basso, o ruotato in senso antiorario.” Si tratta della stessa sensazione che avvertiamo quando ci si sveglia sul lato opposto sul quale ci siamo addormentati. Kirschvink spiega che le risposte sono simili ad un cervello che “sta impazzendo”, ma che in realtà sta registrando un cambiamento inaspettato nell’ambiente. Il corpo umano è dunque in grado di ‘distinguere’ inconsciamente il nord dal sud, e ha conservato parte del sistema sensoriale dei suoi antenati, vissuti milioni di anni fa.

Kirschvink ha inoltre sottolineato di come la magneto-recezione, seppur inconscia, abbia influito sulla cultura dei popoli e sul linguaggio. Le lingue di asiatici e australiani sono fondamentalmente diverse dalle lingue europee. Queste differenze potrebbero influenzare la capacità di rispondere ai segnali delle “bussole interne”. Conclude così la ricerca:“Le lingue asiatiche e quelle dell’Australia non hanno parole per indicare davanti, dietro, destra sinistra. Al loro posto usano “direzione Nord” o Est, etc., con riferimento quindi geografico, e sono coerenti con il loro GPS inconscio. Questa caratteristica renderebbe queste popolazioni più abili ad orientarsi, a navigare, a viaggiare. Le lingue europee invece hanno un codice di riferimento egocentrico, che ha contribuito ad affievolire la nostra capacità di usare un’abilità innata del nostro cervello in questo modo. Abbiamo trovato la prova che gli esseri umani possiedono un sesto senso definitivo, il magnetismo – ha scritto ancora il capo del progetto – Questa modalità sensoriale è reale. Potrebbe persino essere possibile un giorno ripristinare la nostra capacità ancestrale di utilizzare esclusivamente i campi magnetici per navigare.”

Beatrice Pallotta

BIO-RECYCLING & ECO-VINTAGE DEL GIARDINAGGIO GREEN

Il giardinaggio moderno è sempre più aderente alle nuove esigenze ambientali e ai principi dell’ecologia sostenibile. Accanto agli orti biologici, in giardini e balconi di tendenza tornano di moda le piante vintage, in auge nei favolosi anni Sessanta. Si tratta di piante tradizionali della cultura italiana, belle, interessanti, resistenti. Considerate povere e banali fino ad una manciata di anni fa, soppiantate dal boom di piante esotiche e di quelle un pochino “stravaganti”, favorite dalle pressioni del mercato globale, le vintage stanno riconquistando il loro spazio nei vivai, rispondendo alla perfezione alle nuove realtà climatiche e ambientali. Rustiche e semplicissime da coltivare, le piante retrò hanno alle spalle una lunga storia romantica, tutta italiana, ed offrono a sorpresa le prestazioni più richieste del momento, come la resistenza,la facilità di coltivazione e di riproduzione, la valorizzazione dei prodotti biologici del territorio.

COSI’ COMUNI, COSI’ SPECIALI…

La Bergenia

La Bergenia deve il suo nome al botanico Karl August Von Bergen. In Italia è chiamata anche il Fiore di San Giuseppe, dato che fiorisce intorno al 19 marzo, e all’estero Orecchie di elefante o Foglie di cuore, per via della forma e delle dimensioni delle sue foglie. La Bergenia adornava i cortili dell’Ottocento e i giardini delle ville toscane. E’ una specie molto bella e particolare, con foglie larghe e carnose a forma di cuore, e fiori alti, fucsia, malva o rosa. Sta tornando di moda anche per la facilità di coltivazione e la sua versatilità, che la rende idonea a prosperare in qualsiasi posizione ed esposizione. Originaria della Siberia, è perfetta per il Nord e le zone ombreggiate. Meglio non esporre troppo i fiori al sole.

Coltivazione I I semi della Bergenia richiedono un periodo di freddo una volta impiantati: ciò favorisce la germinazione. Per questa particolarità, basterà seminare a fine inverno. In alternativa, si semina in contenitori idonei e sigillati che verranno riposti in frigorifero fino a germinazione avvenuta. Una volta piantati in terra piena, i semi germogliati crescono con molta facilità, e non richiedono cure particolari. La Bergenia si presta per abbellire qualsiasi giardino, dai più informali a quelli architettonici, terrazzi, aiuole, bordure.

La Aspidistria o Pianta di Ferro

L’Aspidistria è stata una pianta molto amata in Europa fin dal 1700. Venne importata dagli inglesi dalle isole Osumi del Giappone, dove vive nei boschi. In epoca Vittoriana fu una delle piante più popolari del centro e nord Europa, e di seguito la sua diffusione divenne capillare anche in Italia, come decorazione ideale per cortili, ingressi, sale da ballo. Nota più semplicemente con il nome di Iron Plant o Pianta di Ferro, ha conquistato la sua ottima reputazione perchè è realmente indistruttibile come il metallo! Può resistere al buio, con poca acqua, fiorisce senza problemi ed è anche bella. Queste piante sono davvero robuste e attraenti, e riescono a prosperare in aree dove tutto il resto tristemente…fallisce! Consigli L’Aspidistria appartiene alla bella famiglia dei Gigli. È un sempreverde che riesce a crescere persino in un sottoscala, o all’ombra fitta di arbusti e di alberi. Questa pianta rustica vive bene durante le stagioni calde e secche, ma non si danneggia troppo in inverno. Non attira gli insetti, né si ammala facilmente. Le foglie sono lunghe e verticali, i fiorellini di colore violet. Ricapitolando, la Pianta di Ferro ha bisogno di: un’esposizione ombreggiata, mai al sole diretto; acqua con moderazione: terra umida d’estate, ridottissima in inverno; teme le temperature oltre i 28°, e sotto i 5°. L’Aspidistria è pet-friendly, cioè non è velenosa per i nostri amici a quattro zampe.

L’Asparagina

L‘Asparagina è una pianta decorativa molto versatile, ma per delicatezza dei colori e delle forme è indicata per il romantico stile Shabby Chic e per gli ambienti “minimal”. L’Asparagina, tanto in voga durante gli anni Sessanta e Settanta, fu introdotta in Europa dal Sudafrica a scopo ornamentale intorno al 1890. Della famiglia delle Liliacee e dello stesso genere del ghiotto cugino Asparagus officinalis, l’Asparagina è una pianta che ama i terreni umidi, la luce, ma non quella diretta dei raggi solari. In appartamento va alloggiata lontana da termosifoni e correnti d’aria. La pianta ha un fogliame particolarmente decorativo, formato da rami appiattiti verdi che sembrano foglie. I fusti sono filiformi, arcuati e ricadenti, molto utilizzati come elemento verde nei mazzi di fiori recisi. I fiori sono piccolini, ma emanano una fragranza dolce e piacevole, simile a quella del cocco.

Diverse varietà fanno parte della famiglia degli Asparagus, tra queste si distingue come ornamento l’ Asparagus densiflorus ‘Meyersii’, meglio conosciuto come “Coda di gatto” o “Coda di volpe”. Cresce fino ad un’altezza di 60 centimetri e presenta spessi e piumosi fusti leggermente incurvati, dalla caratteristica forma di una coda, che donano alla pianta un aspetto molto attraente. Ama vivere in luoghi umidi e ombrosi e come i suoi stretti parenti, nelle zone con temperature che non scendono al di sotto dei 5 °C, può essere coltivato anche all’esterno.

La Tradescantia

Con il nome generico di Tradescantia si definisce un gruppo di 60 piante circa, la maggior parte di tipo pendente. Nonostante le apparenze, non si tratta di piante grasse, anche se incorporano molta acqua come le succulente. In Italia è conosciuta come “Erba della miseria”, perchè è una pianta che cresce con poche cure e sembra invulnerabile. Le Tradescantia provengono dall’America centrale e meridionale, hanno un portamento ricadente con fusti leggermente carnosi, lunghe foglie ovali anch’esse carnose, di colore vario, verde-azzurrognolo, a volte variegate di bianco, giallo o rosa. E’ la pianta giusta per i principianti del gardening, è molto ornamentale e abbellisce appartamenti, verande, zone spoglie e ombreggiate: disposte in vasi alti, per un effetto- cascata, su mensole e scaffali, colonnine esterne.

Come si coltivano Le Tradescantia, di cui la Zerbina sembra essere la più apprezzata, preferiscono un’esposizione luminosa senza raggi diretti, all’ombra. La temperatura ideale varia fra 15 e 20 °C, sopportano bene il caldo e d’inverno resistono fino a 7 °C. Da aprile a ottobre possono sostare all’aperto, sotto gli alberi o comunque ombreggiate. Tollerano abbastanza bene la siccità, ma preferiscono un minimo costante di umidità, per prosperare e per la fioritura. Si moltiplicano facilmente per talea.

La Sansevieria

Il genere Sansevieria consiste di oltre 70 specie che sono tutte comunemente classificate come piante da fiore dato che spesso producono semi e vivono all’aperto, in terra piena. La Sanseveria ha un passato ricco di storie e di curiosità: deve il suo nome ad un nobile italiano del 1700, il principe Raimondo di Sangro, inventore e uomo eclettico. E’ una pianta che sta tornando alla ribalta per bellezza e facilità di coltivazione, ma soprattutto perchè purifica e rinnova l’aria come nessun’altra. Le foglie, grandi, verticali, maestosamente a “lingua di fuoco”,valorizzano qualsiasi tipo di ambiente e di stile.

Simile al principe italiano al quale deve il suo nome, la Sansevieria ha una storia colta e variegata, un po’ leggendaria. Eccone qualche esempio internazionale:

  • Nella maggior parte dei paesi africani, ancora oggi le foglie di Sanseveria sono utilizzate come fibre per corde e per intrecciare le ceste.
  • La sua linfa può essere usata come antisettico.
  • Le foglie sono utilizzate per realizzare bende per kit di primo soccorso.
  • I coreani usano le piante come offerta di benvenuto.
  • La Sanseveria purifica l’aria, rimuovendo tossine come la formaldeide e lo xilene dall’atmosfera. E’ indicata come arredo di una camera da letto, dato che assorbe molta anidride carbonica e rilascia ossigeno di notte. La NASA ha introdotto questa pianta all’interno delle navicelle spaziali già vent’anni fa.

Una pianta da “selfie”: la Pilea

La Pilea è il vegetale più fotografato su Instagram e altri social-media. Particolarmente diffusa in Olanda, è soprannominata la“pianta delle monete“ per via dell’aspetto delle sue foglie rotonde quasi perfette, verde brillante, molto accattivanti, che le hanno fatto meritare l’Award della Royal Horticultural Society. Classificata nella famiglia della Urtacaceae, arriva direttamente dalla Cina, ma nonostante sia una vera star negli ambienti giovanili, in Italia è quasi introvabile nei vivai, e si ordina principalmente online. Pianta molto decorativa e di rapido accrescimento, non supera i 60 cm di altezza. Predilige luoghi luminosi ma non a contatto diretto con i raggi solari; con la bella stagione può essere portata all’aperto, in posizione ombreggiata. Facilissima da coltivare e da riprodurre per talea: basta staccarne un rametto con una piccola radice e metterlo a radicare in un vasetto con terriccio.

L’antiparassitario delle nonne

Un ottimo repellente contro afidi, cocciniglia e simili, si ottiene dal sapone di Marsiglia. Liquido o a scaglie sciolte in acqua tiepida, si vaporizza sulla pianta, dal basso verso l’alto, anche nelle parti posteriori delle foglie. La “maschera” di sapone va ripulita dopo circa 12 ore, e comunque prima dell’arrivo del sole. Per una soluzione potente e molto disinfettante, diluire una dose di sapone per cinque di acqua, e qualche spicchio di aglio frullato finemente. Per un’azione preventiva invece basterà 1 porzione di Marsiglia su 8 di acqua. Le soluzioni si conservano in frigorifero per una settimana. Da utilizzare per la vegetazione esterna e per le piante in appartamento.

CONCLUDENDO…

La tendenza del gardening 2019 è quella di un apparente ritorno al passato, che recupera le piante tradizionali o autoctone, concentrandosi su concetti eco-friendly ed ecologici come la praticità e l’utilità della pianta stessa. Mentre la coltivazione degli orti urbani si moltiplica sui tetti e nei cortili delle grandi città, nei giardini abbondano gli alberi da frutto biologici e ornamentali, come i bellissimi ciliegi e la grande famiglia degli agrumi. Il trend generale del giardinaggio inoltre, lascia le piante libere di esprimersi e di crescere senza eccessi di potature geometriche e restrizioni. E’ glamour il gardening romantico, un po’ selvaggio e caotico, e le piccole oasi personali dai profumi esotici orientaleggianti. E’ di moda creare un effetto-bosco dove rilassarsi, ossigenarsi, a contatto con una natura quasi incontaminata. Il vintage-style si ripropone anche per i contenitori, i vasi, i pannelli, meglio se riciclati ingegnosamente con pezzi d’epoca o comunque agèe.

Beatrice Pallotta

LA VECCHIAIA SI ANNIENTA CON LO SPORT!

Un team di studiosi dell’Università di Padova non solo ha individuato l’ormone responsabile dell’invecchiamento, ma che esso può essere contrastato efficacemente con una regolare attività motoria. Lo sport ancora una volta si dimostra il leader delle terapie anti-aging naturali, a costo zero.

Questo ormone si chiama “FGF21”. “Non era chiaro come la vita sedentaria fosse collegata ad un invecchiamento precoce – hanno dichiarato a tal proposito gli studiosi – il nostro studio ci spiega che l’’invecchiamento “non attivo” porta al deterioramento dei mitocondri nei muscoli ed ad un aumento di FGF21. Quando i livelli di FGF21 nel sangue sono alti per lungo tempo, l’organismo risponde con l’invecchiamento della pelle, del fegato e dell’intestino, perdendo neuroni, e con un’infiammazione generalizzata: tutto questo accorcia drasticamente la vita”

MUOVERSI E’ LA CURA

Si riteneva che l’ormone FGF21 fosse prodotto dal fegato e dal grasso e che avesse un’azione benefica, migliorando il metabolismo di grassi e zuccheri. In realtà, quando questo ormone è prodotto anche dai muscoli, manda un “segnale” di invecchiamento a tutto il corpo.
In particolare, l’ormone FGF21 viene prodotto dai muscoli degli anziani che conducono una vita sedentaria, mentre è quasi inesistente in coloro che svolgono una regolare attività fisica muscolare.

Durante alcuni test, la produzione di FGF21 è stata bloccata artificialmente e si è visto che i soggetti “smettevano” di invecchiare. Le cellule della pelle, del fegato ma anche di intestino e cervello rallentavano drasticamente il loro naturale deterioramento. Ma lo stesso effetto si otteneva se i soggetti praticavano sport costantemente.

Lo sport leggero è quindi una cura naturale per l’invecchiamento. Un motivo in più per limitare pigrizia e vita sedentaria il prima possibile. L’esercizio fisico non si improvvisa, ma è un’attività progressiva da apprendere dai più esperti, soprattutto ad una certa età. Passeggiate veloci, balli di gruppo, ginnastiche dolci ed orientali, yoga, sono le attività motorie da preferire per chi inizia a muoversi da adulto.

I risultati dello studio dell’Università di Padova, sono stati pubblicati dalla rivista medica “Cell Metabolism”.

Beatrice Pallotta

AVER CURA DEL PROPRIO CERVELLO: IL SISTEMA LIMBICO

Il sistema limbico è definito anche come “cervello emotivo”. Le neuroscienze ci suggeriscono come migliorare le sue prestazioni con una serie di indicazioni naturali ed olistiche. Vediamo quali.

Noi del genere “homo sapiens”siamo gioielli della Natura. L’evoluzione e la complessità del cervello e delle sue risorse adattive, e la sua orchestrazione di umori, ormoni, emozioni, ha generato un vero capolavoro non solo biologico. Corpo, Mente, Spirito, sono i nostri tesori più preziosi in via di continui perfezionamenti. Le moderne neuroscienze sono solo agli inizi degli studi sui segreti delle nostre capacità cerebrali. Certe “intuizioni” scientifiche del passato, scambiate per follie o superstizioni “religiose”, grazie alle nuove tecniche elettroniche si rivelano oggi come nuove leggi naturali. L’Uomo è una macchina organica condotta da vari piloti, esperti in elettricità ed energie sottili. Dal cuore dei circuiti cerebrali, il sistema limbico si sta dimostrando uno dei grandi protagonisti delle ricerche moderne.

INDAGINI OLFATTIVE

Il fascino del sistema limbico è legato ad una sua peculiarità unica e speciale, cioè quella di essere collegato direttamente all’ambiente esterno tramite il naso, perchè solo in seconda battuta, le informazioni olfattive saranno elaborate più “razionalmente” dalla corteccia cerebrale. Il limbico è quindi la piattaforma di reazioni immediate delle sue preziose ghiandole, l’amigdala, e i 2 ippocampo, e poi di tutte le altre. L’importante zona è sede del “cervello emotivo”. Qui nascono le emozioni e i primi ricordi e forme di pensiero. Il limbico è il centro della “paura”, ma è anche quella del riconoscimento della propria madre da parte del neonato, che avviene attraverso l’olfatto. Un “circuito” complesso dove piaceri e paure dei primi anni di vita, l’istinto alla sopravvivenza e un iniziale adattamento, diventano un pensare “sotto inteso” e automatico nella vita adulta. Un imprinting importante da tenere sotto controllo quando mostra i suoi lati più negativi.

A CACCIA DI FORMICHE

I neuroscienziati hanno definito vezzosamente con il termine “ants”, cioè formiche, questi pensieri sotterranei che, stimolando specifiche risposte ormonali, possono condizionare l’umore e il tono vitale. Gli ants più pericolosi sono i depressivi (abbassano l’autostima e quindi l’umore di base), e gli aggressivi o dello stress (eccitatori del sistema nervoso centrale). In larga parte si tratta di pensieri negativi. “Non ce la posso fare”, “non valgo niente”, “non me lo merito” e via dicendo. Per fortuna, gli ants più ossessivi si possono ricondizionare o eliminare con le numerose, moderne psicoterapie. Esistono poi una serie di stratagemmi tesi a ottimizzare le prestazioni del sistema limbico in generale. Si tratta di rimedi naturali, ma molto efficaci, che sollecitano la produzione di ormoni “buoni” e di endorfine. Aumentano l’energia, il senso di benessere, la creatività, la salute in generale.

COCCOLE, PROFUMI & SPORT
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1) Il sistema limbico è molto sensibile al contatto fisico. “Sfiamma” e ritrova l’equilibrio quando si ricevono carezze, abbracci, baci. In mancanza di partners adeguati, perfetti allo scopo sono anche i massaggi.
2) L’olfatto opportunamente stimolato dall’aroma-terapia è rigenerante del pensiero positivo.
3) Esercitare la memoria con una selezione dei ricordi più belli, costruendosi una libreria “ideale”, a cui attingere nei momenti di crisi. Metterli in lista scritta potrebbe essere utile.
4) Praticare sport è uno dei rimedi più efficaci per migliorare l’umore, accrescere l’autostima, e per godere di un’ottima salute.
5) Il cervello è un organo “grasso” e si nutre di zuccheri. Prediligere quindi i grassi essenziali, come gli Omega 3. Si trovano nel pesce, nei crostacei, nei semi di lino, nell’olio essenziale di ribes nigrum. Ottimo l’olio di oliva. Garantirsi sempre anche un giusto apporto di carboidrati e di frutta per ben sostenere il grande dispendio energetico del cervello.
6) Cercare di stare a contatto con la Natura il più possibile.
7) Circondarsi di persone positive e propositive, in particolare quando ci sente “spenti”. L’olfatto coglie i segnali dei ferormoni emessi da altri individui. La gioia ha il suo odore…
8) Fare ginnastica mentale, allenandosi a contrapporre a un pensiero negativo, uno positivo. La pratica zen è specializzata in tecniche di condizionamento del pensiero.

Beatrice Pallotta

“ALCORELLE”, UNA NUOVA DROGA LEGALE?

Nel 2009, David Nutt venne licenziato in tronco dal suo ruolo governativo di “Consigliere capo per la droga” inglese, non appena affermò che l’LSD e l’MDMA sono meno dannosi dell’alcol dal punto di vista della tossicità. Ora l’intraprendente Nutt sta tornando a far parlare di se’ con una nuova, sbalorditiva, affermazione, secondo cui un sostituto dell’alcol, di sua invenzione, promette la stessa ebbrezza di birra, vino e whiskey, senza effetti collaterali a breve e lungo termine. Il prodotto è sperimentale e si chiama “Alcorelle”.

L’industria sa bene che l’alcol è una sostanza tossica – ha detto Nutt in un’intervista – Se fossero introdotte oggi sul mercato, le bevande alcoliche sarebbero illegali per le normative vigenti. Il limite di sicurezza dell’alcol, se si applicano i criteri degli standard alimentari, è di circa un bicchiere di vino… all’anno!” Non a caso al consumo di alcol vengono attribuiti il 6% dei decessi annui a livello globale – ovvero circa 3,3 milioni di persone.

David Nutt è un importante neuropsicofarmacologo che ha scoperto diverse interazioni tra le sostanze psichedeliche e la psiche umana. Negli ultimi anni il ricercatore si occupa anche degli effetti dell’alcol sul sistema nervoso. Da quando ha iniziato a studiare gli antidoti per l’alcol, Nutt si è reso conto che i recettori GABA, la serotonina, la dopamina, producono effetti inebrianti se stimolati e, puntando direttamente ad essi, si evitano i danni collaterali al fegato e ad altri organi vitali, tipici di chi, invece, assume gli alcolici. Alcorelle si sta proponendo alla grande industria internazionale, già interessata a creare alternative agli alcolici non tossiche servendosi di altre sostanze, come la cannabis, ad esempio.

Al momento chi ha provato la nuova “droga” di Nutt si dichiara soddisfatto, anzi, sono tutti concordi nel dire che sia persino più efficace e piacevole della classica sbornia! Il prodotto è già in commercio in un bar segreto di Londra. Difficile però che sia più gradevole al palato di un buon bicchiere di vino rosso italiano!

Beatrice Pallotta

IL PREMATURO PIU’ PICCOLO DELLA STORIA CE L’HA FATTA!

Il neonato più piccolo al mondo è stato dimesso ed è tornato a casa. Ci sono voluti cinque mesi di trattamenti intensi, ma il bimbo è sopravvissuto e ha lasciato l’ospedale della Keio University di Tokyo. Ora pesa più di 3,3 kg ed è in forma!

Il bimbo era nato prematuro, alla 24esima settimana di gestazione con parto cesareo, lo scorso agosto. L’intervento si rese urgente e necessario dato che il feto aveva smesso di crescere nel ventre materno. Purtroppo il bambino era sottopeso rispetto alle tabelle e, con i suoi 268 grammi di peso, le sue possibilità di sopravvivenza alla nascita erano davvero pochissime.

Il bimbo giapponese è il più piccolo prematuro sopravvissuto della storia dell’umanità.

In precedenza, ci sono stati altri quattro bambini maschi minuscoli sopravvissuti, ma lui è in assoluto il più piccolo! – ha detto il dottor Edward Bell, professore di pediatria neonatale presso il Carver College of Medicine dell’Università dell’Iowa. – È un caso miracoloso e, per quanto ne so, è davvero unico!” Bell è il fondatore e il webmaster del Tiniest Babies Registry, il database della University of Iowa dei bambini più piccoli del mondo sopravvissuti dal 1936. Il bambino nato a Tokyo lo scorso agosto è in quarta posizione, superato da tre bambine di Tokyo, Illinois e Germania, nate a 25 settimane rispettivamente di 265, 260 e 252 grammi. I feti maschi infatti sviluppano più lentamente delle femmine, sia durante la gravidanza della mamma che in seguito, in particolare durante l’adolescenza.

Tra i neonati prematuri sopravvissuti, il 75% è costituto da bambine, come sottolinea il professor Bell: “ In caso di nascita estremamente precoce o di bambini estremamente piccoli, le bimbette sono sempre un po ‘più sviluppate dei bimbi, e questo dà alle bambine un leggero vantaggio in termini di sopravvivenza. Nascono più maschi, ma sopravvivono più femmine.

Spesso – ha detto ancora Bell – i bambini nati così piccoli smettono di svilupparsi nel grembo perché la placenta materna non fornisce correttamente l’ossigeno e i nutrienti di cui hanno bisogno. Il bimbo di Tokyo aveva un cuore insolitamente ben sviluppato, polmoni, cervello e reni altrettanto, nonostante le dimensioni ridottissime.” Probabilmente crescendo non sarà troppo alto, meno della media generale. “Anche se i suoi genitori sono di statura media, lui resterà sempre piccoletto – ci dice ancora il professor Bell – non escludiamo inoltre che potrebbe avere alcuni ritardi cognitivi, ma non è detto. Molti nati prematuri da adulti si laureano e sono persone di grande talento. Vedremo.” Buona fortuna, piccolino!

Beatrice Pallotta

IL “POTERE” CURATIVO DEL BOSCO

Respirare le emanazioni benefiche di invisibili oli essenziali, chiamati “phytoncide” del legno degli arbusti, delle piante, di bacche, di erbe e gemme selvatiche, è veramente curativo: finalmente le teorie dell’eco-terapia hanno trovato la loro verità scientifica, uscendo dallo scomodo recinto della cultura New Age.

Nell’estate del 1845, Henry David Thoreau, naturalista, filosofo e scrittore, lasciava la comoda cittadina di Concord dove abitava ed era nato, per andare a vivere in una capanna di legno, nei boschi del vicino lago di Walden. Intendeva compiere un esperimento: dimostrare quanto poco costasse vivere. Thoreau amava la natura e ne intuiva le proprietà salutari e rigeneranti, a tal punto da rinunciare alla sua vita in società per ritirarsi in una capanna costruita da lui stesso sulle rive di un lago del New England. Lì scrisse “Walden. Ovvero vita nei boschi”, dove descrisse di quanto sia più semplice vivere in armonia con se stessi contattando la natura, anticipando di 150 anni molte argomentazioni sul consumo critico, sull’economia alternativa e sulla spiritualità moderna. In più intuì l’esistenza di un misterioso “potere di guarigione dei boschi”, diventando così il profeta dell’eco-terapia.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali dell’esistenza. Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita.” (H.D.Thoreau)

L’ESSENZA DELLA SALUTE

Il “tonico dei boschi” descritto da Thoreau nel 1854 oggi ha trovato una ragione scientifica. In Giappone, dove per tradizione si usa festeggiare con pic-nic nei boschi di ciliegio, gli studiosi hanno dimostrato i reali benefici delle “balneazioni” boschive: abbassano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, riducono la produzione di ormoni da stress rafforzando il sistema immunitario, e migliorano la sensazione generale di benessere. Ma come ci ricordano i maestri Zen nel koan “Se un albero cade nella foresta e nessuno ascolta, fa un suono?”, per ottenere certe risposte non bisogna far nulla. La balneazione boschiva è puro relax, niente footing e contapassi elettronico Fit Bit. Basta sedersi o sdraiarsi vicino agli alberi. Tutto qui. Just breathe.

AROMI & BIOENERGIA

Gli esperimenti sui “bagni nei boschi” sono stati condotti dal Centro per l’Ambiente, Salute e Scienze di Chiba University in Giappone. Hanno monitorato gli effetti fisiologici di 280 persone di questa balneazione per 20 anni di seguito. Il team ne ha misurato il cortisolo salivare (che aumenta con lo stress),la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, dopo un contatto con la foresta di 30 minuti quotidiani. “Gli ambienti forestali e boschivi promuovono concentrazioni più basse di cortisolo, abbassano la pressione sanguigna, stimolano una maggiore attività del nervo parasimpatico, riducendo gli impulsi di difesa di attacco o fuga”, hanno concluso così gli studiosi giapponesi. Inoltre hanno mostrato aumenti significativi della attività delle cellule NK. Queste cellule forniscono risposte rapide alle cellule virali infettate e contrastano la formazione di tumori.

PAESAGGI TERAPEUTICI

Gli alberi curano anche la mente e lo spirito. I terapisti dei boschi suggeriscono una visita nei parchi di mezz’ora al giorno soprattutto a chi vive nei centri urbani. Gli eccessi di tensione, gli scatti di collera verranno ridotti. La depressione diminuirà e si godrà di una maggiore vivacità e creatività.

Prima di varcare l’ingresso del parco si può raccogliere un sasso, simbolicamente metterci dentro un proprio problema, e lasciarlo lì. Al ritorno dall’immersione nella Natura, si può decidere se riprendersi il sasso e portarselo via. Ma nessuno fino ad oggi, dopo un bagno nella foresta, ha avuto ancora il coraggio di farlo.

Beatrice Pallotta

COLTIVARE VINTAGE: I GERANI

I Gerani sono fiori straordinari, bellissimi, resistenti e facili da curare. Un ampio ventaglio di colori, di forme e di profumi, rende il Geranio la pianta perfetta per balconi, aiuole, ringhiere e per creare piccole “oasi” personali soprattutto in città. Con minimo impegno, la sua coltivazione regala stupende fioriture a tutti, anche ai meno esperti.

Grazie alla sua versatilità, il Geranio o “Pelargonium”, è una pianta che ben si adatta al microclima tipico delle grandi aree urbane, in grado di sopportare afa e inquinamento, e di sfruttare al massimo l’umidità notturna. Nonostante sia originaria delle zone desertiche dell’Africa australe, della Siria e dell’India, questa pianta dal portamento arbustivo, con i dovuti accorgimenti, può prosperare anche in habitat molto più freddi. In diversi Paesi del nord Europa, come per esempio in Germania, il “Pelargonium” è il fiore da ornamento più diffuso, mentre in Svizzera, addirittura, il Geranio è stato eletto “Il Fiore nazionale”.

Il Re dell’estate

Esistono numerose specie di Geranio, più di 400, con fusti carnosi, foglie con margine dentato e nervature evidenti, fiori con 5 petali, generalmente riuniti in infiorescenze e bacche che portano alla sommità un lungo becco simile a quello di un uccello. Infatti, il nome di origine greco-latina della pianta, Pelargonium, significa proprio “cicogna”, e sottolinea quindi la somiglianza tra il fiore e il magnifico volatile. Oltre ai classici Gerani ricadenti e verticali, esistono Gerani Interspecifici, Gerani Regali, Gerani Odorosi, Gerani Angel e Gerani a Foglia Variegata. Queste piante fioriscono in una vasta gamma di colori e possono avere fiori singoli, semi-doppi o doppi, con un fogliame verde, verde scuro o variegato.

Guida per il Geranio più bello

In generale, i Gerani gradiscono le temperature miti, fino a 25 °C. Crescono molto bene in pieno sole e in ambienti aerati, ma temono i forti venti. In caso di temperature troppo basse, sotto ai 13/15° C, i Gerani dovranno essere alloggiati e riparati dalle correnti. E’ buona norma smuovere la terra dei Gerani periodicamente, in modo da frammentare la crosta della superficie che rallenta l’assorbimento dell’acqua e la respirazione del terriccio sottostante. I Gerani sono semplici da curare, ma per ottenere una magnifica fioritura è meglio osservare le seguenti regole di base:
1) Una semina corretta

I Gerani si piantano in vaso o in terra a primavera inoltrata, fine aprile/maggio. Le fioriere dovrebbero essere capienti, dato che questi arbusti necessitano di spazio e di terra. Una volta predisposto uno strato di drenaggio sul fondo, è preferibile utilizzare una varietà di terriccio pre-fertilizzata, fatta appositamente per le esigenze nutritive di questa pianta, che non necessita quindi di ulteriore fertilizzazione almeno per qualche settimana. Da aprile a settembre si concima ogni due settimane con fertilizzanti liquidi che si somministrano con l’acqua di irrigazione. Durante questo periodo è bene somministrare alla pianta un concime con “macroelementi” quali Azoto, Fosforo e soprattutto Potassio, e “microelementi” come il Ferro, il Manganese, il Rame, lo Zinco, il Boro, il Molibdeno, per una corretta ed equilibrata crescita della pianta e una fioritura abbondante. Durante gli altri periodi dell’anno è sufficiente fertilizzare una volta al mese. Il Geranio resta comunque un fiore africano che da’ il meglio di se’ in luoghi assolati o in ombra parziale. Inoltre, è importante lasciare uno spazio di circa 20 cm tra una pianta e l’altra, quando le si posiziona.

2) Esposizione

La pianta del Geranio, originaria del Sud Africa, ama la luce diretta del sole di una zona esposta a sud.E anche se queste piante riescono a tollerare un’ombra parziale, la regola è: più sole prendono, più fiori producono.

3) Annaffiatura

Le annaffiature dei gerani devono essere effettuate spesso. Durante la primavera e l’estate, si annaffia in modo da inumidire completamente il terriccio e si lascia asciugare la superficie prima di effettuare la successiva irrigazione. Durante i periodi più freddi, si irriga di tanto in tanto, per evitare che il terriccio si essicchi. E’ possibile ricorrere a speciali soluzioni elettroniche auto-innaffianti, oppure al classico metodo “handmade”delle bottiglie di plastica rovesciate. (Basta riempire d’acqua una bottiglia di plastica, dopo aver bucato il tappo ben chiuso con dei piccoli fori aiutandosi con uno spillo rovente, per poi introdurla capovolta nel terreno del vaso. A questo punto, un altro buchino sul fondo della bottiglia sarà necessario per permettere all’acqua di scendere lentamente nel terreno. E’ un sistema di auto-innaffiatura della durata di due, tre settimane al massimo).

4) Rimuovere fiori e foglie secche

Rimuovere regolarmente fiori e foglie morte, così come i rami secchi, rende il Geranio più bello, lo mantiene in salute e stimola la formazione di nuovi fiori. Esistono delle varietà “auto-pulenti” i cui fiori appassiti cadono da soli prima di produrne di nuovi. Durante la formazione dei boccioli è meglio ombreggiare la pianta per ottenere fiori più colorati.

5) Corretto Svernamento

I Gerani perenni fioriscono di nuovo se tagliati ad un’altezza di approssimativamente 15 cm e se spostati a trascorrere l’inverno in un luogo luminoso e lontano dal gelo. Durante questo periodo di riposo la pianta richiede pochissima acqua. All’inizio della primavera formerà nuovi e vitali germogli.

I Gerani si riproducono per talea.

Decorare con i Gerani

In casa è subito primavera se esponiamo qualche bel Geranio accanto alle finestre! Il Pelargonio infatti può essere coltivato anche in ambienti interni, in perfetto stile green urban, purchè possa ricevere luce solare in abbondanza. In mancanza di un’ illuminazione naturale sufficiente, si può ricorrere all’impiego di lampade da 40W – distanziate dalla pianta da 30 cm – per circa 12/14 ore. Il terreno dei vasi dovrà essere perfettamente drenante, privo di ristagni idrici, dato che sviluppo e fioritura possono essere compromesse da eccessi di umidità. E’ sempre bene lasciare asciugare completamente il terreno prima di somministrare nuova acqua alla pianta.

Il “Pelargonium grandiflorum”, o Regale, è il Geranio più indicato per le coltivazioni all’interno delle pareti domestiche. Questo arbusto produce fiori giganti, maestosi, regali appunto, i cui colori variano dal lilla, rosa, bianco, al rosso-viola, con sfumature centrali e nelle venature. Contrariamente al Geranio Peltatum, ai Gerani Zonali e ad altri Gerani, questa specie non fiorisce in estate, ma ad inizio primavera. Sistemati in un luogo soleggiato e fresco della casa, i Gerani Regali rappresentano una tradizione storica che ha origini nel XVII secolo, quando in Inghilterra vennero selezionati come pianta d’appartamento. Il Geranio Regale può essere piantato anche all’aperto, ma essendo abbastanza sensibile, richiede sempre una collocazione che lo mantenga protetto dalla pioggia e dal vento.

Geranio Summer Party

Anche vivendo al centro delle città, basta un balconcino o un piccolo ballatoio a ringhiera per creare una mini-oasi personale, coloratissima, allegra, e soprattutto rigenerante! Con l’aiuto dei magnifici Gerani e di altre piante fiorite e profumate, non è difficile allestire un “giardino segreto” in un appartamento, approfittando anche degli spazi più piccoli. Abbinando con fantasia e creatività Gerani di tutti i tipi con vasi originali e contenitori riciclati, arredare in perfetto stile “urban green”è davvero facile e divertente. Ad esempio, raccogliere sulla tavola fiori in vasi di vetro, oppure in bottiglie di diverse fogge e dimensioni, rende subito l’atmosfera più calda ed avvolgente, ideale per una romantica cenetta a due. Oppure si possono utilizzare cestini intrecciati e fioriere ricolme di Gerani da posizionare sulle mensole a muro, per rendere una serata con gli amici un vero “Geranio Summer Party”! Per uno stile più “country” si possono utilizzare delle semplici cassette di legno per frutta riproposte come contenitori per piante. In cassetta si possono piantare, accostati fra loro, Gerani Odorosi, erbette, verdurine: un vero orto di “campagna” nel cuore di una città!

Altro..

Gerani…da mangiare! Le foglie e i fiori dei Gerani Odorosi sono commestibili. L’aroma degli oli essenziali estratti dal fogliame e dalle infiorescenze è un tocco raffinato da chef stellato per i piatti di carne, per le insalate, per i dolci, per le tisane. Per esempio, i Gerani Rose donano una nota sofisticata a tutti i dessert, marmellate e dolci al cucchiaio. Quelli chiamati “Menta piperita”invece, rendono briosa qualsivoglia bevanda, come tè, spremute, centrifugati, cocktails. Inoltre, una volta lasciati essiccare con le loro foglie, i fiori degli Odorosi possono essere utilizzati per preparare una miscela profumata per pout-pourris o sacchettini.

Proprietà curative I principi attivi delle radici del Pelargonium originario della Regione del Capo del Sud Africa, sono utili per il trattamento delle malattie respiratorie. Gli oli essenziali in certi tipi di Gerani profumati, inoltre, diluiti in vasca da bagno o per mezzo di diffusori, sono indicati per stemperare depressione e stress.

Colori & Significati Secondo il linguaggio dei fiori e delle piante, il significato del Geranio varia in base al suo colore, o alla sua tipologia. Per esempio, il Geranio rosso è simbolo di conforto, mentre quello rosa suggerisce la nascita di un nuovo affetto. Il Geranio Edera rappresenta l’amicizia e quello rampicante la fedeltà.

Basta zanzare! Il Geranio Odoroso al limone e quello all’arancio possono realmente tenere lontani i fastidiosi insetti estivi, come le zanzare e le vespe, grazie all’aroma degli oli essenziali contenuti nelle loro foglie. Queste piante rilasciano il loro profumo, per gli umani molto piacevole e inebriante, ma che per zanzare, vespe e altri insetti fastidiosi, è invece un efficace repellente.

Un antidoto naturale contro la farfalla killer. Per eliminare la famigerata farfalla mangia-gerani, già da aprile spruzzare le piante con questa soluzione naturale: in un bicchiere di acqua lasciare macerare per una notte un cucchiaio di peperoncino macinato e due spicchi di aglio a pezzettini. Filtrare con un colino e spruzzare fusti e fogliame.

Dopo un paio di giorni è bene ripetere l’irrorazione del geranio e le farfalle, nauseate dell’odore, spariranno. Ripetere di tanto in tanto, sempre quando si notano forellini sulle foglie. Questo preparato allontana anche le zanzare ed altri ospiti indesiderati.

Beatrice Pallotta

GLI ITALIANI E IL GIARDINAGGIO:”THAT’S AMORE!”

Coltivare la terra del nostro Paese è bello. Secondo i dati della Coldiretti, 6 italiani su 10 amano il giardinaggio, e superano i 5 milioni quelli che lo praticano attivamente, prendendosi cura in prima persona di giardini, balconi e orti. Ogni anno questa nuova tendenza – che ha già spopolato in America e in Inghilterra – produce un giro d’affari di oltre due miliardi di euro, un business davvero incredibile, sostenuto in parte dal recente boom degli orti urbani. (Come sappiamo, su tanti terrazzi e balconi metropolitani, insalata, zucchine e peperoncini, hanno occupato il posto di gerani e margherite, e dove c’erano le rose, ora si possono cogliere… le erbette aromatiche!) L’orto casalingo e il giardinaggio sostenibile sono trend diffusi soprattutto tra i giovani e gli stranieri, una fresca “rivoluzione verde”creativa e innovativa, che ha adattato la tradizionale concezione dell’orto “di campagna”, e più in generale del giardinaggio, agli attuali standard cittadini e alla tutela di salute e ambiente. Anche le iniziative pubbliche a sostegno delle coltivazioni biologiche urbane si moltiplicano, grazie ai vari comuni che mettono a disposizione dei cittadini terreni di cui usufruire gratuitamente.

GLI HOBBY FARMERS SONO GIOVANI

Progettare un orto in appartamento è semplice e divertente. Non occorrono grandi spazi, sarà sufficiente un angolo di una stanza, o una mensola in cucina, o una porzione di balcone, a patto si scelga un ambiente ben illuminato e arieggiato. Si può iniziare utilizzando una cassetta di plastica per la frutta, rivestita all’interno da fogli di giornale. Si procede poi spargendo un buon terriccio naturale uniformemente all’interno della cassetta. Qui si possono piantare i semi o piantine appena germogliate. Oppure come suggerisce la Coldiretti: “Chi non ha grandi disponibilità di terra può dare lo stesso libero sfogo al proprio amore per la “zappa” grazie a soluzioni alternative come l’orto portatile da tenere con sé anche in ufficio, quello verticale che si si sviluppa su pareti di panno e tessuto, l’orto ‘ecologico’ che ricicla materiali di scarto come le bottiglie e i contenitori di plastica oppure quello rialzato ‘a carrello’ per chi ha maggiori difficoltà a piegarsi”. Insomma,l’orto urbano risponde a richieste ed esigenze diverse. Come sottolinea la Coldiretti: “Si tratta di una passione con una diffusione trasversale tra uomini e donne, fasce di età e territori di residenza, anche se dall’analisi emerge una percentuale più alta tra i giovani rispetto agli anziani e tra le donne rispetto agli uomini, con una presenza anche di stranieri. Le motivazioni degli hobby farmers vanno dalla passione di lavorare all’aria aperta alla voglia di vedere crescere qualche cosa di proprio, dal gusto di mangiare od offrire a familiari e amici prodotti freschi, genuini e di stagione, al desiderio di risparmiare senza rinunciare alla qualità“.

LA “RIVOLUZIONE VERDE”

Per realizzare un orto tradizionale a terra di circa 20 metri quadrati si investono 250 euro circa, per acquistare terriccio, vasi, concime, attrezzi, reti per delimitare le coltivazioni, sostegni vari, sementi e piantine. Per coltivare su terrazzi e balconi occorrono invece poche decine di euro. In ogni caso individuando lo spazio giusto e la stagionalità, conoscendo la terra di cui si dispone, scegliendo attentamente semi e piantine, si ottengono sempre buoni risultati. Ma c’è in Italia chi, nel giardinaggio, investe molto di più. Secondo la Coldiretti, la nuova “rivoluzione verde” si avvale moltissimo di nuove tecnologie e macchinari innovativi: “Un successo quello degli orti che ha importanti effetti sul mercato e sull’occupazione: infatti le vendite di macchine per il giardinaggio hanno registrato un incremento delle vendite del 7,3% per i trattorini e addirittura del 18,5% per i rasaerba robotizzati, per non parlare delle serre e dei vivai dove gli italiani vanno a rifornirsi di piante e fiori grazie ad un settore che oggi conta su 100mila addetti, con un giro di affari che sfiora i 3 miliardi di euro all’anno”. La “rivoluzione verde” riguarda naturalmente anche le persone che non hanno alcuna esperienza nelle tecniche di giardinaggio. Gli aspiranti coltivatori diretti si affidano ai consigli di parenti e amici già esperti, alle riviste di gardening, oppure ingaggiando un “personal trainer”o tutor, per una consulenza a domicilio a pagamento.

UN ROBOT TUTTOFARE

La tecnologia sta semplificando sempre di più le attività del giardinaggio, conquistando consensi da parte dei neofiti. Infatti gli attrezzi necessari e i macchinari, sempre più evoluti ed utili, sono di grande aiuto ai principianti. Per i giardini esistono tagliaerba, motoseghe e decespugliatori davvero molto semplici da usare, le cui vendite sono in deciso aumento. Di recente diffusione, i robot da giardino sanno svolgere un’infinità di compiti, sostituendosi al 100% alla tradizionale figura del giardiniere. I robot sono il non plus ultra per gli amanti delle nuove tecnologie e per chi ha poco tempo. Richiestissime dai pollici verdi più aggiornati troviamo le macchine per “lavorare” sui prodotti di scarto e il compost, come biotrituratori, idropulitrici e aspirafoglie. Un altro apprezzato macchinario ecologico è il crea pacciamatura, che permette di tagliare l’erba, sminuzzarla e restituirla al prato pronta per essere utilizzata come fertilizzante naturale e per mantenere in salute il terreno sottostante. La passione per il gardening scorre anche sui telefonini via internet, che abbonda di App per Android e di calendari di coltivazione, per una perfetta riuscita di nuove semine e piantagioni varie. Tanti i siti specializzati e i forum di discussione. Sono online social-network specifici, come il cliccatissimo “Grow the planet”ad esempio, che consentono agli utenti di condividere le proprie esperienze sul giardinaggio, e di scambiare consigli sulle tecniche da adottare.

IL GIARDINIERE, UN MESTIERE AL TOP

A confermare che il giardinaggio sia una nuova espressione italiana spiccatamente in crescita, vengono le statistiche. Secondo i sondaggi la figura del giardiniere professionista affascina sempre di più i giovani e i meno giovani, e sono in costante aumento i lavoratori del settore, ben 3.554 in più in cinque anni, ma in realtà la stima è in difetto. “Resta difficile quantificare il numero dei giardinieri – spiega così l’Associazione Italiana Centri Giardinaggio – È una professione che in Italia esiste da tanti anni, anche se è stata spesso considerata un’attività secondaria. Ma sono numerosi i lavoratori che rendono bello il paesaggio: i vivaisti, i fioristi, gli architetti. Siamo comunque presi come esempio in tutto il mondo. I giardinieri sono sempre più richiesti. È un momento felice per il “mondo verde”. Soprattutto per il Nord. Anche al Sud ci sono delle eccellenze”. Il florovivaismo e la cultura degli orti Made in Italy sono un’eccellenza del nostro Paese. Tra le regioni, le più attive nel giardinaggio troviamo la Liguria, la Toscana, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia, al top della classifica verde. La Liguria è prima per le piante aromatiche e alcune piante fiorite tipiche da esterno; il Piemonte per le piante acidofile; la Lombardia per le latifoglie e le conifere; la Toscana per la varietà di alberi e arbusti tra cui le conifere, gli alberi a foglia caduca e sempreverdi, gli alberi da frutta ornamentali; il Lazio per le piante mediterranee; la Sicilia per le piante mediterranee, gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme. Per quanto riguarda le piante in vaso e da vivaio, la produzione è prolifica in diverse altre regioni. Le esportazioni floreali italiane sono richiestissime in tutta Europa, in particolare da Germania, Gran Bretagna, Belgio, Svizzera e Turchia.

UN ORTO SULL’ALBERO

L’hobby del giardinaggio dilaga, spuntano palmeti, limonaie e tralicci di vite su terrazzi e cortili. La fantasia e il talento si ingegnano per trovare nuove soluzioni verdi salva-spazio, orti e boschi si arrampicano su muri verticali di balconcini e sulle pareti di palazzi urbani all’avanguardia. Ma c’è anche chi, a dispetto di mattoni e cemento armato, guadagna spazio con un metodo davvero originale ed ecosostenibile. Un artigiano di Reggio Calabria, Francesco Mangano, ha inventato infatti “l’Orto sull’albero”: i suoi vegetali crescono a 3 metri di altezza, al riparo da attacchi di insetti, funghi e animali selvatici. Il progetto dell’Orto sull’albero risale al 2000, quando l’ingegnoso calabrese innestò per la prima volta una pianta sul Solanum mauritianum, un albero originario del Sud America. Oggi il suo progetto è attenzionato ed imitato dagli osservatori di botanica di tutta Europa ed oltre. Il suo Orto sull’albero produce 10 varietà diverse di pomodori – tra cui corallini, ciliegini e San Marzano – e otto tipi differenti di melanzane: dalle bianche e viola dolci alle variegate. Coltivati tra i tre e i sei metri d’altezza, questi vegetali sospesi hanno la stessa qualità di quelli di terra, ma sono estremamente resistenti e longevi. Il costo di produzione è molto basso: “Il Solanum non ha bisogno di concimi e veleni perché ha radici lunghe e si abbevera dell’acqua presente nel terreno – ha dichiarato l’artigiano -. C’è quindi un grande risparmio idrico: basta innaffiare la pianta solo ogni 15 giorni. Gli alimenti che ne escono resistono a insetti, funghi e animali selvatici, perché si trovano a un’altezza impossibile da raggiungere. Quando questa pianta mi è stata regalata non immaginavo che sarebbe cresciuta così tanto, E invece è diventata altissima, più di sei metri! Inoltre mi sono accorto che faceva dei fiori simili a quelli dei pomodori ed ho scoperto che è della stessa famiglia, così mi è venuta l’idea di innestare una piantina di pomodoro su ogni ramoscello di questo albero. Pensi che su alcuni altri Solanum che poi ho aggiunto nel mio giardino sono riuscito a mettere fino a cinquanta innesti. Ho aggiunto anche le melanzane, talvolta mettendole insieme ai pomodori sullo stesso albero. Se avessi dovuto piantare in piena terra tutti questi ortaggi avrei avuto bisogno di un bel po’ di terreno libero. Questa idea che ho messo in pratica devo dire che è ben riuscita, come dimostra il successo che sta avendo ovunque”.

L’ABC DEL “GIARDINAGGIO SOSTENIBILE”

Per praticare il gardening sostenibile in linea con i tempi, si seguono alcuni concetti di base:

a) I parassiti si trattano solo ed esclusivamente con mezzi naturali. Lo stesso discorso vale per i fertilizzanti, che saranno“compost”o comunque organici, mai chimici.

b) Si deve imparare a “compostare” in casa, con gli avanzi della cucina e gli scarti del giardino. Il compost ricicla, e fa benissimo alle piante e all’ambiente.

c) Recuperare l’acqua piovana il più possibile per innaffiare. Non si spreca l’acqua, e si risparmia in bolletta!

d) Meglio coltivare le piante native del posto dove si vive. Le piante autoctone sostengono la biodiversità e sono le più resistenti.

e) Per limitare le erbe infestanti si usano fogli di giornali distribuiti sul terreno da trattare. L’inchiostro, assolutamente atossico, assorbito dalla terra, sfavorisce la crescita di piante indesiderate.

f) Auto produzione del cibo.

g) Nutrire il rispetto per gli animaletti del giardino! Api, moscerini e simili, regolano benessere all’ecosistema e funzionano come antiparassitari naturali. Non vanno allontanati.

h) Riciclare gli attrezzi quando è possibile, e puntare sul vintage per quanto riguarda i contenitori.

Un giardino, o balcone o terreno sostenibile, si basa soprattutto su 3 parole:“Riduci, riusa e ricicla!” (a cura di Beatrice Pallotta)