Il più grande aereo del mondo ha preso il volo nei cieli della
California. L’aeroplano si chiama Stratolaunch, ha un’apertura
alare più lunga di un campo di calcio, ed è specializzato in
trasporti di satelliti in bassa orbita. Stratolaunch ha decollato
dall’aeroporto di Mojave Air & Space il 13 aprile scorso
e ha volato a quota 5.180 metri, a una velocità di 304 mph (304 km /
h). “Ha eseguito diverse manovre di controllo del volo, tra cui
doppioni del rullo, manovre di imbardata, pushover e pull-up, e
scivoloni laterali continui. – ha detto il produttore in una
nota – Il volo di oggi migliora la nostra missione di fornire
un’alternativa flessibile ai sistemi lanciati a terra.”
L’enorme macchina volante è equipaggiata di sei motori 747 e 28 ruote per l’atterraggio, l’apertura alare è di 118 metri. Sebbene Stratolaunch sia il più grande aereo con apertura alare, un altro velivolo ad elio, l’Airlander 10, è invece l’aereo più lungo: ben 92 metri! prende il titolo del velivolo più lungo che attualmente vola con una lunghezza di 92 metri.
Potrebbe sembrare un potere da super eroe, ma gli scienziati hanno
dimostrato che l’essere umano è in grado di percepire il magnetismo
del campo terrestre. Secondo i ricercatori della Caltech (California
Institute of Technology), l’homo sapiens è dotato del senso
“magnetoreception”, una specie di GPS inconscio, al pari
di altri animali terrestri e marini.
“Non abbiamo perso quel sistema sensoriale magnetico che
avevano i nostri antenati milioni di anni fa. – ha dichiarato il
prof Joseph Kirschvink, capo della ricerca del California Institute
of Technology – Anche noi umani siamo una parte della biosfera
magnetica terrestre.“
Molte specie viventi, dai batteri alle alghe agli animali, possono
percepire il campo e utilizzare gli stimoli geomagnetici per
spostarsi e sopravvivere. Alcuni uccelli migrano per migliaia di
chilometri avvalendosi del campo magnetico, sia per tracciare il
percorso, che come mappa di orientamento. Mammiferi, rettili e pesci
segnano luoghi specifici attraverso i segnali geomagnetici. Le talpe
utilizzano la recezione magnetica per orientarsi nelle gallerie buie
dei loro labirinti sotterranei. Già miliardi di anni fa, i batteri
magnetotattici svilupparono la capacità di precipitare i cristalli
della magnetite minerale a base di ferro nelle loro singole cellule,
che permise lo sviluppo del senso del magnetismo in molte forme
viventi.
Il team dell’Istituto Calteh specifica: “Abbiamo scoperto che
il cervello umano è in grado di rilevare campi magnetici di
intensità terrestre. La tecnologia ci ha mostrato chiaramente
l’attività di onde celebrali inconsce che rilevano il magnetismo e
lo elaborano. Conoscevamo i cinque sensi di base, la vista, l’udito,
il tatto, l’olfatto e il gusto. Ma solo oggi siamo riusciti a
scoprire l’esistenza del sesto senso. Negli studi futuri, vorremmo
capire l’uso specifico della magneto recezione nell’essere umano.
Sulla Terra viviamo circondati da un immenso campo geomagnetico,
sempre presente, che varia in intensità e direzione attraverso la
superficie planetaria.” Il
team afferma inoltre che gli ambienti moderni interferirebbero sul
sesto senso, mentre non c’è ancora alcuna prova valida che sia
collegato alla coscienza umana, o che influenzi il nostro
comportamento.
Kirschvink e colleghi americani e giapponesi, hanno pubblicato il
resoconto degli esperimenti eseguiti. Qui si legge: “Abbiamo
individuato nell’uomo i cristalli di magnetite, distribuiti
ampiamente in molte aree del cervello. Per scoprirlo, abbiamo
costruito una camera sperimentale per applicare un campo magnetico
controllato, quindi utilizzato l’elettroencefalogramma (EEG) per
testare le risposte del cervello ai cambiamenti di campo. L’EEG
registra l’attività elettrica cerebrale e riflette l’elaborazione
delle informazioni in molti neuroni interconnessi. È uno strumento
ideale per studiare i processi subconsci in cui gli stimoli fisici
vengono rilevati dal cervello, ma che non entrano nella
“consapevolezza” cosciente. Questo accade con tutti i tipi di
stimoli sensoriali, che possono influenzare la nostra cognizione e il
nostro comportamento senza che noi abbiamo visto, ascoltato o sentito
qualcosa di nuovo. Pensavamo che gli stimoli geomagnetici potessero
essere elaborati in questo modo, così abbiamo osservato le onde
cerebrali umane. Abbiamo costruito una “gabbia” a sei lati, le
cui pareti erano fatte di alluminio per proteggere l’installazione
dalle interferenze elettromagnetiche. Queste pareti contenevano anche
le bobine attraverso le quali venivano passate correnti elettriche
per produrre campi magnetici della stessa intensità di quelli
terrestri. Ad ogni partecipante è stato chiesto di entrare nella
gabbia e sedersi immobili su una sedia di legno al buio, guardando
dritto verso nord. Durante l’esperimento, il team ha misurato le
onde cerebrali del partecipante utilizzando un elettroencefalogramma
(EEG).”
Faraday cage with 3 axis double wrapped magnetic coils in Joseph Kirschvink’s lab at CalTech.
“In alcuni esperimenti i campi magnetici applicati sono stati
fissati in una direzione, mentre in altri sono stati ruotati. In
altri ancora le macchine venivano accese ma non veniva prodotto alcun
campo magnetico, il che significava che il partecipante era esposto
solo al campo magnetico naturale della Terra. Il partecipante non
sapeva quale esperimento era in corso. I risultati dei 34
partecipanti adulti, hanno rivelato che alcuni scenari hanno
innescato un calo delle onde alfa dei partecipanti – un cambiamento
collegato alle informazioni sull’elaborazione del cervello. Ciò si è
verificato quando il campo magnetico era puntato verso nord, e poi
spostato verso l’alto o verso il basso, o ruotato in senso
antiorario.” Si tratta della stessa sensazione che avvertiamo
quando ci si sveglia sul lato opposto sul quale ci siamo
addormentati. Kirschvink spiega che le risposte sono simili ad un
cervello che “sta impazzendo”, ma che in realtà sta
registrando un cambiamento inaspettato nell’ambiente. Il corpo umano
è dunque in grado di ‘distinguere’ inconsciamente il nord dal sud, e
ha conservato parte del sistema sensoriale dei suoi antenati, vissuti
milioni di anni fa.
Kirschvink ha
inoltre sottolineato di come la magneto-recezione, seppur inconscia,
abbia influito sulla cultura dei popoli e sul linguaggio. Le lingue
di asiatici e australiani sono fondamentalmente diverse dalle lingue
europee. Queste differenze potrebbero influenzare la capacità di
rispondere ai segnali delle “bussole interne”. Conclude
così la ricerca:“Le lingue asiatiche e quelle dell’Australia
non hanno parole per indicare davanti, dietro, destra sinistra. Al
loro posto usano “direzione Nord” o Est, etc., con riferimento
quindi geografico, e sono coerenti con il loro GPS inconscio. Questa
caratteristica renderebbe queste popolazioni più abili ad
orientarsi, a navigare, a viaggiare. Le lingue europee invece hanno
un codice di riferimento egocentrico, che ha contribuito ad
affievolire la nostra capacità di usare un’abilità innata del
nostro cervello in questo modo. Abbiamo trovato la prova che gli
esseri umani possiedono un sesto senso definitivo, il magnetismo – ha
scritto ancora il capo del progetto – Questa modalità sensoriale è
reale. Potrebbe persino essere possibile un giorno ripristinare la
nostra capacità ancestrale di utilizzare esclusivamente i campi
magnetici per navigare.”
Il giardinaggio moderno è sempre più aderente alle nuove
esigenze ambientali e ai principi dell’ecologia sostenibile. Accanto
agli orti biologici, in giardini e balconi di tendenza
tornano di moda le piante vintage,
in auge nei favolosi anni Sessanta. Si tratta di piante tradizionali
della cultura italiana, belle, interessanti, resistenti. Considerate
povere e banali fino
ad una manciata di anni fa, soppiantate dal boom di piante esotiche e
di quelle un pochino “stravaganti”, favorite dalle pressioni del
mercato globale, le vintage stanno
riconquistando il loro spazio nei vivai, rispondendo alla perfezione
alle nuove realtà climatiche e ambientali. Rustiche e semplicissime
da coltivare, le piante retrò
hanno alle spalle una lunga storia romantica, tutta italiana, ed
offrono a sorpresa le prestazioni più richieste del momento, come la
resistenza,la
facilità di coltivazione e di riproduzione, la valorizzazione dei
prodotti biologici del territorio.
COSI’ COMUNI, COSI’ SPECIALI…
La Bergenia
La Bergenia deve il suo nome al botanico Karl August Von Bergen.
In Italia è chiamata anche il Fiore di San Giuseppe, dato
che fiorisce intorno al 19 marzo, e all’estero Orecchie di
elefante o Foglie di cuore, per
via della forma e delle dimensioni delle sue foglie. La Bergenia
adornava i cortili dell’Ottocento e i giardini delle ville toscane.
E’ una specie molto bella e particolare, con foglie larghe e carnose
a forma di cuore, e fiori alti, fucsia, malva o rosa. Sta tornando di
moda anche per la facilità di coltivazione e la sua versatilità,
che la rende idonea a prosperare in qualsiasi posizione ed
esposizione. Originaria della Siberia, è perfetta per il Nord e le
zone ombreggiate. Meglio non esporre troppo i fiori al sole.
Coltivazione
I I
semi della Bergenia richiedono un periodo di freddo una volta
impiantati: ciò favorisce la germinazione. Per questa particolarità,
basterà seminare a fine inverno. In alternativa, si semina in
contenitori idonei e sigillati che verranno riposti in frigorifero
fino a germinazione avvenuta. Una volta piantati in terra piena, i
semi germogliati crescono con molta facilità, e non richiedono cure
particolari. La Bergenia si presta per abbellire qualsiasi giardino,
dai più informali a quelli architettonici, terrazzi, aiuole,
bordure.
La Aspidistria o Pianta di Ferro
L’Aspidistria è stata una pianta molto amata in Europa fin dal
1700. Venne importata dagli inglesi dalle isole Osumi del Giappone,
dove vive nei boschi. In epoca Vittoriana fu una delle piante più
popolari del centro e nord Europa, e di seguito la sua diffusione
divenne capillare anche in Italia, come decorazione ideale per
cortili, ingressi, sale da ballo. Nota più semplicemente con il nome
di Iron Plant o Pianta di Ferro, ha
conquistato la sua ottima reputazione perchè è realmente
indistruttibile come il metallo! Può resistere al buio, con poca
acqua, fiorisce senza problemi ed è anche bella. Queste piante sono
davvero robuste e attraenti, e riescono a prosperare in aree dove
tutto il resto tristemente…fallisce!
Consigli
L’Aspidistria
appartiene alla bella famiglia dei Gigli. È un sempreverde
che riesce a crescere persino in un sottoscala, o all’ombra fitta di
arbusti e di alberi. Questa pianta rustica vive bene durante le
stagioni calde e secche, ma non si danneggia troppo in inverno. Non
attira gli insetti, né si ammala facilmente. Le foglie sono lunghe e
verticali, i fiorellini di colore violet. Ricapitolando, la
Pianta di Ferro ha bisogno di: un’esposizione ombreggiata, mai
al sole diretto; acqua con moderazione: terra umida
d’estate, ridottissima in inverno; teme le temperature oltre i
28°, e sotto i 5°. L’Aspidistria è pet-friendly, cioè non
è velenosa per i nostri amici a quattro zampe.
L’Asparagina
L‘Asparagina è una pianta decorativa molto versatile, ma
per delicatezza dei colori e delle forme è indicata per il romantico
stile Shabby Chic e per gli ambienti “minimal”.
L’Asparagina, tanto in voga durante gli anni Sessanta e Settanta, fu
introdotta in Europa dal Sudafrica a scopo ornamentale intorno al
1890. Della famiglia delle Liliacee e dello stesso genere del ghiotto
cugino Asparagus officinalis, l’Asparagina è una pianta che
ama i terreni umidi, la luce, ma non quella diretta dei raggi solari.
In appartamento va alloggiata lontana da termosifoni e correnti
d’aria. La pianta ha un fogliame particolarmente decorativo, formato
da rami appiattiti verdi che sembrano foglie. I fusti sono filiformi,
arcuati e ricadenti, molto utilizzati come elemento verde nei mazzi
di fiori recisi. I fiori sono piccolini, ma emanano una fragranza
dolce e piacevole, simile a quella del cocco.
Diverse varietà fanno parte della famiglia degli Asparagus,
tra queste si distingue come ornamento l’ Asparagus densiflorus
‘Meyersii’, meglio conosciuto come “Coda di gatto” o
“Coda di volpe”. Cresce fino ad un’altezza di 60
centimetri e presenta spessi e piumosi fusti leggermente incurvati,
dalla caratteristica forma di una coda, che donano alla pianta un
aspetto molto attraente. Ama vivere in luoghi umidi e ombrosi e come
i suoi stretti parenti, nelle zone con temperature che non scendono
al di sotto dei 5 °C, può essere coltivato anche all’esterno.
La Tradescantia
Con il nome generico di
Tradescantia
si definisce un gruppo di 60 piante circa, la maggior parte di tipo
pendente. Nonostante le apparenze, non si tratta di piante grasse,
anche se incorporano molta acqua come le succulente. In Italia è
conosciuta come “Erba
della miseria”, perchè
è una pianta che cresce con poche cure e sembra invulnerabile. Le
Tradescantia
provengono dall’America centrale e meridionale, hanno un
portamento ricadente con fusti leggermente carnosi, lunghe foglie
ovali anch’esse carnose, di colore vario, verde-azzurrognolo, a volte
variegate di bianco, giallo o rosa. E’ la pianta giusta per i
principianti del gardening, è molto ornamentale e abbellisce
appartamenti, verande, zone spoglie e ombreggiate: disposte in vasi
alti, per un effetto- cascata, su mensole e scaffali, colonnine
esterne.
Come si coltivano
Le
Tradescantia,
di cui la Zerbina
sembra essere la più apprezzata, preferiscono
un’esposizione luminosa senza raggi diretti, all’ombra. La
temperatura ideale varia fra 15 e 20 °C, sopportano bene il caldo e
d’inverno resistono fino a 7 °C. Da aprile a ottobre possono
sostare all’aperto, sotto gli alberi o comunque ombreggiate.
Tollerano abbastanza bene la siccità, ma preferiscono un minimo
costante di umidità, per prosperare e per la fioritura. Si
moltiplicano facilmente per talea.
La Sansevieria
Il genere Sansevieria consiste di oltre 70 specie che sono
tutte comunemente classificate come piante da fiore dato che spesso
producono semi e vivono all’aperto, in terra piena. La Sanseveria
ha un passato ricco di storie e
di curiosità: deve il suo nome ad un nobile italiano del 1700, il
principe Raimondo di Sangro, inventore e uomo eclettico. E’ una
pianta che sta tornando alla ribalta per bellezza e facilità di
coltivazione, ma soprattutto perchè purifica e rinnova l’aria come
nessun’altra. Le foglie, grandi, verticali, maestosamente a “lingua
di fuoco”,valorizzano
qualsiasi tipo di ambiente e di stile.
Simile al principe italiano al quale deve
il suo nome, la Sansevieria ha una storia colta e variegata, un po’
leggendaria. Eccone qualche esempio internazionale:
Nella maggior parte dei paesi africani, ancora oggi le
foglie di Sanseveria sono utilizzate come fibre per corde e per
intrecciare le ceste.
La sua linfa può essere usata come antisettico.
Le foglie sono utilizzate per realizzare bende per kit di
primo soccorso.
I coreani usano le piante come offerta di benvenuto.
La Sanseveria purifica l’aria, rimuovendo tossine come la
formaldeide e lo xilene dall’atmosfera. E’ indicata come arredo di
una camera da letto, dato che assorbe molta anidride carbonica e
rilascia ossigeno di notte. La NASA ha introdotto questa pianta
all’interno delle navicelle spaziali già vent’anni fa.
Una pianta da “selfie”: la Pilea
La Pilea è il vegetale più fotografato su Instagram e altri social-media. Particolarmente diffusa in Olanda, è soprannominata la“pianta delle monete“ per via dell’aspetto delle sue foglie rotonde quasi perfette, verde brillante, molto accattivanti, che le hanno fatto meritare l’Award della Royal Horticultural Society. Classificata nella famiglia della Urtacaceae, arriva direttamente dalla Cina, ma nonostante sia una vera star negli ambienti giovanili, in Italia è quasi introvabile nei vivai, e si ordina principalmente online. Pianta molto decorativa e di rapido accrescimento, non supera i 60 cm di altezza. Predilige luoghi luminosi ma non a contatto diretto con i raggi solari; con la bella stagione può essere portata all’aperto, in posizione ombreggiata. Facilissima da coltivare e da riprodurre per talea: basta staccarne un rametto con una piccola radice e metterlo a radicare in un vasetto con terriccio.
L’antiparassitario delle nonne
Un ottimo repellente contro afidi,
cocciniglia e simili, si ottiene dal sapone di Marsiglia. Liquido o a
scaglie sciolte in acqua tiepida, si vaporizza sulla pianta, dal
basso verso l’alto, anche nelle parti posteriori delle foglie. La
“maschera” di sapone va ripulita dopo circa 12 ore, e comunque
prima dell’arrivo del sole. Per una soluzione potente e molto
disinfettante, diluire una dose di sapone per cinque di acqua, e
qualche spicchio di aglio frullato finemente. Per un’azione
preventiva invece basterà 1 porzione di Marsiglia su 8 di acqua. Le
soluzioni si conservano in frigorifero per una settimana. Da
utilizzare per la vegetazione esterna e per le piante in
appartamento.
CONCLUDENDO…
La tendenza del gardening 2019 è quella di un apparente ritorno al passato, che recupera le piante tradizionali o autoctone, concentrandosi su concetti eco-friendly ed ecologici come la praticità e l’utilità della pianta stessa. Mentre la coltivazione degli orti urbani si moltiplica sui tetti e nei cortili delle grandi città, nei giardini abbondano gli alberi da frutto biologici e ornamentali, come i bellissimi ciliegi e la grande famiglia degli agrumi. Il trend generale del giardinaggio inoltre, lascia le piante libere di esprimersi e di crescere senza eccessi di potature geometriche e restrizioni. E’ glamour il gardening romantico, un po’ selvaggio e caotico, e le piccole oasi personali dai profumi esotici orientaleggianti. E’ di moda creare un effetto-bosco dove rilassarsi, ossigenarsi, a contatto con una natura quasi incontaminata. Il vintage-style si ripropone anche per i contenitori, i vasi, i pannelli, meglio se riciclati ingegnosamente con pezzi d’epoca o comunque agèe.
Un team di studiosi
dell’Università di Padova non solo ha individuato l’ormone
responsabile dell’invecchiamento, ma che esso può essere
contrastato efficacemente con una regolare attività motoria. Lo
sport ancora una volta si dimostra il leader delle terapie anti-aging
naturali, a costo zero.
Questo ormone si chiama “FGF21”. “Non era chiaro
come la vita sedentaria fosse collegata ad un invecchiamento
precoce – hanno dichiarato a tal proposito gli studiosi
– il nostro studio ci spiega che l’’invecchiamento “non
attivo” porta al deterioramento dei mitocondri nei muscoli ed ad un
aumento di FGF21. Quando i livelli di FGF21 nel sangue sono alti per
lungo tempo, l’organismo risponde con l’invecchiamento della
pelle, del fegato e dell’intestino, perdendo neuroni, e con
un’infiammazione generalizzata: tutto questo accorcia drasticamente
la vita”.
MUOVERSI E’ LA CURA
Si riteneva che l’ormone FGF21 fosse prodotto dal
fegato e dal grasso e che avesse un’azione benefica, migliorando il
metabolismo di grassi e zuccheri. In realtà, quando questo ormone è
prodotto anche dai muscoli, manda un “segnale” di invecchiamento
a tutto il corpo. In particolare, l’ormone FGF21 viene prodotto
dai muscoli degli anziani che conducono una vita sedentaria, mentre è
quasi inesistente in coloro che svolgono una regolare attività
fisica muscolare.
Durante alcuni test, la produzione di FGF21 è stata bloccata
artificialmente e si è visto che i soggetti “smettevano” di
invecchiare. Le cellule della pelle, del fegato ma anche di intestino
e cervello rallentavano drasticamente il loro naturale
deterioramento. Ma lo stesso effetto si otteneva se i soggetti
praticavano sport costantemente.
Lo sport leggero è quindi una cura naturale per l’invecchiamento.
Un motivo in più per limitare pigrizia e vita sedentaria il prima
possibile. L’esercizio fisico non si improvvisa, ma è un’attività
progressiva da apprendere dai più esperti, soprattutto ad una certa
età. Passeggiate veloci, balli di gruppo, ginnastiche dolci ed
orientali, yoga, sono le attività motorie da preferire per chi
inizia a muoversi da adulto.
I risultati dello studio dell’Università di Padova, sono stati
pubblicati dalla rivista medica “Cell Metabolism”.
Il sistema limbico è
definito anche come “cervello emotivo”. Le neuroscienze ci
suggeriscono come migliorare le sue prestazioni con una serie di
indicazioni naturali ed olistiche. Vediamo quali.
Noi del genere “homo sapiens”siamo gioielli della Natura.
L’evoluzione e la complessità del cervello e delle sue risorse
adattive, e la sua orchestrazione di umori, ormoni, emozioni, ha
generato un vero capolavoro non solo biologico. Corpo, Mente,
Spirito, sono i nostri tesori più preziosi in via di continui
perfezionamenti. Le moderne neuroscienze sono solo agli inizi degli
studi sui segreti delle nostre capacità cerebrali. Certe
“intuizioni” scientifiche del passato, scambiate per follie o
superstizioni “religiose”, grazie alle nuove tecniche
elettroniche si rivelano oggi come nuove leggi naturali. L’Uomo è
una macchina organica condotta da vari piloti, esperti in elettricità
ed energie sottili. Dal cuore dei circuiti cerebrali, il sistema
limbico si sta dimostrando uno dei grandi protagonisti delle ricerche
moderne.
INDAGINI OLFATTIVE
Il fascino del sistema limbico è legato ad una sua peculiarità
unica e speciale, cioè quella di essere collegato direttamente
all’ambiente esterno tramite il naso, perchè solo in seconda
battuta, le informazioni olfattive saranno elaborate più
“razionalmente” dalla corteccia cerebrale. Il limbico è quindi
la piattaforma di reazioni immediate delle sue preziose ghiandole,
l’amigdala, e i 2 ippocampo, e poi di tutte le altre. L’importante
zona è sede del “cervello emotivo”. Qui nascono le emozioni e i
primi ricordi e forme di pensiero. Il limbico è il centro della
“paura”, ma è anche quella del riconoscimento della propria
madre da parte del neonato, che avviene attraverso l’olfatto. Un
“circuito” complesso dove piaceri e paure dei primi anni di vita,
l’istinto alla sopravvivenza e un iniziale adattamento, diventano
un pensare “sotto inteso” e automatico nella vita adulta. Un
imprinting importante da tenere sotto controllo quando mostra i suoi
lati più negativi.
A CACCIA DI FORMICHE
I neuroscienziati hanno definito vezzosamente con il termine
“ants”, cioè formiche, questi pensieri sotterranei che,
stimolando specifiche risposte ormonali, possono condizionare l’umore
e il tono vitale. Gli ants più pericolosi sono i depressivi
(abbassano l’autostima e quindi l’umore di base), e gli
aggressivi o dello stress (eccitatori del sistema nervoso centrale).
In larga parte si tratta di pensieri negativi. “Non ce la posso
fare”, “non valgo niente”, “non me lo merito” e
via dicendo. Per fortuna, gli ants più ossessivi si possono
ricondizionare o eliminare con le numerose, moderne psicoterapie.
Esistono poi una serie di stratagemmi tesi a ottimizzare le
prestazioni del sistema limbico in generale. Si tratta di rimedi
naturali, ma molto efficaci, che sollecitano la produzione di ormoni
“buoni” e di endorfine. Aumentano l’energia, il senso di
benessere, la creatività, la salute in generale.
COCCOLE, PROFUMI & SPORT .
1) Il sistema limbico è molto sensibile al contatto fisico. “Sfiamma” e ritrova l’equilibrio quando si ricevono carezze, abbracci, baci. In mancanza di partners adeguati, perfetti allo scopo sono anche i massaggi. 2) L’olfatto opportunamente stimolato dall’aroma-terapia è rigenerante del pensiero positivo. 3) Esercitare la memoria con una selezione dei ricordi più belli, costruendosi una libreria “ideale”, a cui attingere nei momenti di crisi. Metterli in lista scritta potrebbe essere utile. 4) Praticare sport è uno dei rimedi più efficaci per migliorare l’umore, accrescere l’autostima, e per godere di un’ottima salute. 5) Il cervello è un organo “grasso” e si nutre di zuccheri. Prediligere quindi i grassi essenziali, come gli Omega 3. Si trovano nel pesce, nei crostacei, nei semi di lino, nell’olio essenziale di ribes nigrum. Ottimo l’olio di oliva. Garantirsi sempre anche un giusto apporto di carboidrati e di frutta per ben sostenere il grande dispendio energetico del cervello. 6) Cercare di stare a contatto con la Natura il più possibile. 7) Circondarsi di persone positive e propositive, in particolare quando ci sente “spenti”. L’olfatto coglie i segnali dei ferormoni emessi da altri individui. La gioia ha il suo odore… 8) Fare ginnastica mentale, allenandosi a contrapporre a un pensiero negativo, uno positivo. La pratica zen è specializzata in tecniche di condizionamento del pensiero.
Nel 2009, David Nutt venne licenziato in tronco dal suo ruolo governativo di “Consigliere capo per la droga” inglese, non appena affermò che l’LSD e l’MDMA sono meno dannosi dell’alcol dal punto di vista della tossicità. Ora l’intraprendente Nutt sta tornando a far parlare di se’ con una nuova, sbalorditiva, affermazione, secondo cui un sostituto dell’alcol, di sua invenzione, promette la stessa ebbrezza di birra, vino e whiskey, senza effetti collaterali a breve e lungo termine. Il prodotto è sperimentale e si chiama “Alcorelle”.
“L’industria sa bene che l’alcol è una sostanza tossica
– ha detto Nutt in un’intervista – Se fossero introdotte oggi sul
mercato, le bevande alcoliche sarebbero illegali per le normative
vigenti. Il limite di sicurezza dell’alcol, se si applicano i criteri
degli standard alimentari, è di circa un bicchiere di vino…
all’anno!” Non a caso al consumo di alcol vengono attribuiti il
6% dei decessi annui a livello globale – ovvero circa 3,3 milioni di
persone.
David Nutt è un importante neuropsicofarmacologo che ha
scoperto diverse interazioni tra le sostanze psichedeliche e la
psiche umana. Negli ultimi anni il ricercatore si occupa anche degli
effetti dell’alcol sul sistema nervoso. Da quando ha iniziato a
studiare gli antidoti per l’alcol, Nutt si è reso conto che i
recettori GABA, la serotonina, la dopamina, producono effetti
inebrianti se stimolati e, puntando direttamente ad essi, si evitano
i danni collaterali al fegato e ad altri organi vitali, tipici di
chi, invece, assume gli alcolici. Alcorelle si sta proponendo alla
grande industria internazionale, già interessata a creare
alternative agli alcolici non tossiche servendosi di altre sostanze,
come la cannabis, ad esempio.
Al momento chi ha provato la nuova “droga” di Nutt si dichiara
soddisfatto, anzi, sono tutti concordi nel dire che sia persino più
efficace e piacevole della classica sbornia! Il prodotto è già in
commercio in un bar segreto di Londra. Difficile però che sia più
gradevole al palato di un buon bicchiere di vino rosso italiano!
Il neonato più piccolo al mondo è stato dimesso ed è tornato a casa. Ci sono voluti cinque mesi di trattamenti intensi, ma il bimbo è sopravvissuto e ha lasciato l’ospedale della Keio University di Tokyo. Ora pesa più di 3,3 kg ed è in forma!
Il bimbo era nato prematuro, alla 24esima settimana di gestazione
con parto cesareo, lo scorso agosto. L’intervento si rese urgente e
necessario dato che il feto aveva smesso di crescere nel ventre
materno. Purtroppo il bambino era sottopeso rispetto alle tabelle e,
con i suoi 268 grammi di peso, le sue possibilità di sopravvivenza
alla nascita erano davvero pochissime.
Il bimbo giapponese è il più piccolo prematuro sopravvissuto
della storia dell’umanità.
“In precedenza, ci sono stati altri quattro bambini maschi minuscoli sopravvissuti, ma lui è in assoluto il più piccolo! – ha detto il dottor Edward Bell, professore di pediatria neonatale presso il Carver College of Medicine dell’Università dell’Iowa. – È un caso miracoloso e, per quanto ne so, è davvero unico!” Bell è il fondatore e il webmaster del Tiniest Babies Registry, il database della University of Iowa dei bambini più piccoli del mondo sopravvissuti dal 1936. Il bambino nato a Tokyo lo scorso agosto è in quarta posizione, superato da tre bambine di Tokyo, Illinois e Germania, nate a 25 settimane rispettivamente di 265, 260 e 252 grammi. I feti maschi infatti sviluppano più lentamente delle femmine, sia durante la gravidanza della mamma che in seguito, in particolare durante l’adolescenza.
Tra i neonati prematuri sopravvissuti, il 75% è costituto da bambine, come sottolinea il professor Bell: “ In caso di nascita estremamente precoce o di bambini estremamente piccoli, le bimbette sono sempre un po ‘più sviluppate dei bimbi, e questo dà alle bambine un leggero vantaggio in termini di sopravvivenza. Nascono più maschi, ma sopravvivono più femmine.”
“Spesso – ha detto ancora Bell – i bambini nati così
piccoli smettono di svilupparsi nel grembo perché la placenta
materna non fornisce correttamente l’ossigeno e i nutrienti di cui
hanno bisogno. Il bimbo di Tokyo aveva un cuore insolitamente ben
sviluppato, polmoni, cervello e reni altrettanto, nonostante le
dimensioni ridottissime.” Probabilmente crescendo non sarà
troppo alto, meno della media generale. “Anche se i suoi
genitori sono di statura media, lui resterà sempre piccoletto –
ci dice ancora il professor Bell – non escludiamo inoltre che
potrebbe avere alcuni ritardi cognitivi, ma non è detto. Molti nati
prematuri da adulti si laureano e sono persone di grande talento.
Vedremo.” Buona fortuna, piccolino!
Respirare le emanazioni benefiche di invisibili oli essenziali, chiamati “phytoncide” del legno degli arbusti, delle piante, di bacche, di erbe e gemme selvatiche, è veramente curativo: finalmente le teorie dell’eco-terapia hanno trovato la loro verità scientifica, uscendo dallo scomodo recinto della cultura New Age.
Nell’estate del 1845, Henry David Thoreau, naturalista, filosofo
e scrittore, lasciava la comoda cittadina di Concord dove abitava ed
era nato, per andare a vivere in una capanna di legno, nei boschi del
vicino lago di Walden. Intendeva compiere un esperimento: dimostrare
quanto poco costasse vivere. Thoreau amava la natura e ne intuiva le
proprietà salutari e rigeneranti, a tal punto da rinunciare alla sua
vita in società per ritirarsi in una capanna costruita da lui stesso
sulle rive di un lago del New England. Lì scrisse “Walden. Ovvero
vita nei boschi”, dove descrisse di quanto sia più semplice vivere
in armonia con se stessi contattando la natura, anticipando di 150
anni molte argomentazioni sul consumo critico, sull’economia
alternativa e sulla spiritualità moderna. In più intuì l’esistenza
di un misterioso “potere di guarigione dei boschi”, diventando
così il profeta dell’eco-terapia.
“Andai
nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare
solo i fatti essenziali dell’esistenza. Volevo vivere profondamente
e succhiare tutto il midollo della vita.” (H.D.Thoreau)
L’ESSENZA DELLA SALUTE
Il “tonico dei boschi” descritto da Thoreau nel 1854 oggi ha
trovato una ragione scientifica. In Giappone, dove per tradizione si
usa festeggiare con pic-nic nei boschi di ciliegio, gli studiosi
hanno dimostrato i reali benefici delle “balneazioni” boschive:
abbassano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, riducono la
produzione di ormoni da stress rafforzando il sistema immunitario, e
migliorano la sensazione generale di benessere. Ma come ci ricordano
i maestri Zen nel koan “Se un albero cade nella foresta e
nessuno ascolta, fa un suono?”, per ottenere certe risposte non
bisogna far nulla. La balneazione boschiva è puro relax, niente
footing e contapassi elettronico Fit Bit. Basta sedersi o sdraiarsi
vicino agli alberi. Tutto qui. Just breathe.
AROMI & BIOENERGIA
Gli esperimenti sui “bagni nei boschi” sono stati condotti dal
Centro per l’Ambiente, Salute e Scienze di Chiba University in
Giappone. Hanno monitorato gli effetti fisiologici di 280 persone di
questa balneazione per 20 anni di seguito. Il team ne ha misurato il
cortisolo salivare (che aumenta con lo stress),la pressione arteriosa
e la frequenza cardiaca, dopo un contatto con la foresta di 30 minuti
quotidiani. “Gli ambienti forestali e boschivi promuovono
concentrazioni più basse di cortisolo, abbassano la pressione
sanguigna, stimolano una maggiore attività del nervo parasimpatico,
riducendo gli impulsi di difesa di attacco o fuga”, hanno
concluso così gli studiosi giapponesi. Inoltre hanno mostrato
aumenti significativi della attività delle cellule NK. Queste
cellule forniscono risposte rapide alle cellule virali infettate e
contrastano la formazione di tumori.
PAESAGGI TERAPEUTICI
Gli alberi curano anche la mente e lo spirito. I terapisti dei
boschi suggeriscono una visita nei parchi di mezz’ora al giorno
soprattutto a chi vive nei centri urbani. Gli eccessi di tensione,
gli scatti di collera verranno ridotti. La depressione diminuirà e
si godrà di una maggiore vivacità e creatività.
Prima di varcare l’ingresso del parco si può raccogliere un
sasso, simbolicamente metterci dentro un proprio problema, e
lasciarlo lì. Al ritorno dall’immersione nella Natura, si può
decidere se riprendersi il sasso e portarselo via. Ma nessuno fino ad
oggi, dopo un bagno nella foresta, ha avuto ancora il coraggio di
farlo.
I
Gerani sono fiori straordinari, bellissimi, resistenti e facili da
curare. Un ampio ventaglio di colori, di forme e di profumi, rende il
Geranio la pianta perfetta per balconi, aiuole, ringhiere e per
creare piccole “oasi” personali soprattutto in città. Con minimo
impegno, la sua coltivazione regala stupende fioriture a tutti, anche
ai meno esperti.
Grazie alla sua versatilità,
il
Geranio o “Pelargonium”, è una pianta che ben si adatta al
microclima tipico delle grandi aree urbane, in grado di sopportare
afa e inquinamento, e di sfruttare al massimo l’umidità notturna.
Nonostante sia originaria delle zone desertiche dell’Africa australe,
della Siria e dell’India, questa pianta dal portamento arbustivo, con
i dovuti accorgimenti, può prosperare anche in habitat molto più
freddi. In diversi Paesi del nord Europa, come per esempio in
Germania, il “Pelargonium” è il fiore da ornamento più diffuso,
mentre in Svizzera, addirittura, il Geranio è stato eletto “Il
Fiore nazionale”.
Il
Re dell’estate
Esistono
numerose specie di Geranio, più di 400, con fusti carnosi, foglie
con margine dentato e nervature evidenti, fiori con 5 petali,
generalmente riuniti in infiorescenze e bacche che portano alla
sommità un lungo becco simile a quello di un uccello. Infatti, il
nome di origine greco-latina della pianta, Pelargonium, significa
proprio “cicogna”, e sottolinea quindi la somiglianza tra il
fiore e il magnifico volatile. Oltre ai classici Gerani ricadenti e
verticali, esistono Gerani Interspecifici, Gerani Regali, Gerani
Odorosi, Gerani Angel e Gerani a Foglia Variegata. Queste piante
fioriscono in una vasta gamma di colori e possono avere fiori
singoli, semi-doppi o doppi, con un fogliame verde, verde scuro o
variegato.
Guida
per il Geranio più bello
In generale, i Gerani gradiscono le
temperature miti, fino a 25 °C. Crescono molto bene in pieno sole e
in ambienti aerati, ma temono i forti venti. In caso di temperature
troppo basse, sotto ai 13/15° C, i Gerani dovranno essere alloggiati
e riparati dalle correnti. E’ buona norma smuovere la terra dei
Gerani periodicamente, in modo da frammentare la crosta della
superficie che rallenta l’assorbimento dell’acqua e la respirazione
del terriccio sottostante. I Gerani sono semplici da curare, ma per
ottenere una magnifica fioritura è meglio osservare le seguenti
regole di base: 1)
Una semina corretta
I
Gerani si piantano in vaso o in terra a primavera inoltrata, fine
aprile/maggio. Le fioriere dovrebbero essere capienti, dato che
questi arbusti necessitano di spazio e di terra. Una volta
predisposto uno strato di drenaggio sul fondo, è preferibile
utilizzare una varietà di terriccio pre-fertilizzata, fatta
appositamente per le esigenze nutritive di questa pianta, che non
necessita quindi di ulteriore fertilizzazione almeno per qualche
settimana. Da aprile a settembre si concima ogni due settimane con
fertilizzanti liquidi che si somministrano con l’acqua di
irrigazione. Durante questo periodo è bene somministrare alla pianta
un concime con
“macroelementi” quali Azoto, Fosforo e soprattutto
Potassio, e “microelementi” come il Ferro, il Manganese, il
Rame, lo Zinco, il Boro, il Molibdeno, per una corretta ed
equilibrata crescita della pianta e una fioritura abbondante. Durante
gli altri periodi dell’anno è sufficiente fertilizzare una volta al
mese. Il Geranio resta comunque un fiore africano che da’ il meglio
di se’ in luoghi assolati o in ombra parziale. Inoltre,
è importante lasciare uno spazio di circa 20 cm tra una pianta e
l’altra, quando le si posiziona.
2)
Esposizione
La
pianta del Geranio, originaria del Sud Africa, ama la luce diretta
del sole di una zona esposta a sud.E anche se queste piante
riescono a tollerare un’ombra parziale, la regola è: più sole
prendono, più fiori producono.
3) Annaffiatura
Le
annaffiature dei gerani devono essere effettuate spesso. Durante la
primavera e l’estate, si annaffia in modo da inumidire completamente
il terriccio e si lascia asciugare la superficie prima di effettuare
la successiva irrigazione. Durante i periodi più freddi, si irriga
di tanto in tanto, per evitare che il terriccio si essicchi. E’
possibile ricorrere a speciali soluzioni elettroniche
auto-innaffianti, oppure al classico metodo “handmade”delle
bottiglie di plastica rovesciate. (Basta
riempire d’acqua una
bottiglia di plastica, dopo aver bucato il tappo ben chiuso con dei
piccoli fori aiutandosi con uno spillo rovente, per poi introdurla
capovolta nel terreno del vaso. A questo punto, un altro buchino sul
fondo della bottiglia sarà necessario per permettere all’acqua di
scendere lentamente nel terreno. E’ un sistema di auto-innaffiatura
della durata di due, tre settimane al massimo).
4)
Rimuovere fiori e foglie secche
Rimuovere
regolarmente fiori e foglie morte, così come i rami secchi, rende il
Geranio più bello, lo mantiene in salute e stimola la formazione di
nuovi fiori. Esistono delle varietà “auto-pulenti” i cui fiori
appassiti cadono da soli prima di produrne di nuovi. Durante la
formazione dei boccioli è meglio ombreggiare la pianta per ottenere
fiori più colorati.
5)
Corretto Svernamento
I
Gerani perenni fioriscono di nuovo se tagliati ad un’altezza di
approssimativamente 15 cm e se spostati a trascorrere l’inverno in
un luogo luminoso e lontano dal gelo. Durante questo periodo di
riposo la pianta richiede pochissima acqua. All’inizio della
primavera formerà nuovi e vitali germogli.
I
Gerani si riproducono per talea.
Decorare
con i Gerani
In
casa è subito primavera se esponiamo qualche bel Geranio accanto
alle finestre! Il Pelargonio infatti può essere coltivato anche in
ambienti interni, in perfetto stile green urban, purchè possa
ricevere luce solare in abbondanza. In mancanza di un’ illuminazione
naturale sufficiente, si può ricorrere all’impiego di lampade da 40W
– distanziate dalla pianta da 30 cm – per circa 12/14 ore. Il terreno
dei vasi dovrà essere perfettamente drenante, privo di ristagni
idrici, dato che sviluppo e fioritura possono essere compromesse da
eccessi di umidità. E’ sempre bene lasciare asciugare completamente
il terreno prima di somministrare nuova acqua alla pianta.
Il
“Pelargonium grandiflorum”, o Regale, è il Geranio più indicato
per le coltivazioni all’interno delle pareti domestiche. Questo
arbusto produce fiori giganti, maestosi, regali appunto, i cui colori
variano dal lilla, rosa, bianco, al rosso-viola, con sfumature
centrali e nelle venature. Contrariamente al Geranio Peltatum, ai
Gerani Zonali e ad altri Gerani, questa specie non fiorisce in
estate, ma ad inizio primavera. Sistemati in un luogo soleggiato e
fresco della casa, i Gerani Regali rappresentano una tradizione
storica che ha origini nel XVII secolo, quando in Inghilterra vennero
selezionati come pianta d’appartamento. Il Geranio Regale può
essere piantato anche all’aperto, ma essendo abbastanza sensibile,
richiede sempre una collocazione che lo mantenga protetto dalla
pioggia e dal vento.
Geranio
Summer Party
Anche
vivendo al centro delle città, basta un balconcino o un piccolo
ballatoio a ringhiera per creare una mini-oasi personale,
coloratissima, allegra, e soprattutto rigenerante! Con l’aiuto dei
magnifici Gerani e di altre piante fiorite e profumate, non è
difficile allestire un “giardino segreto” in un appartamento,
approfittando anche degli spazi più piccoli. Abbinando con fantasia
e creatività Gerani di tutti i tipi con vasi originali e contenitori
riciclati, arredare in perfetto stile “urban green”è davvero
facile e divertente. Ad esempio, raccogliere sulla tavola fiori in
vasi di vetro, oppure in bottiglie di diverse fogge e dimensioni,
rende subito l’atmosfera più calda ed avvolgente, ideale per una
romantica cenetta a due. Oppure si possono utilizzare cestini
intrecciati e fioriere ricolme di Gerani da posizionare sulle mensole
a muro, per rendere una serata con gli amici un vero “Geranio
Summer Party”! Per uno stile più “country” si possono
utilizzare delle semplici cassette di legno per frutta riproposte
come contenitori per piante. In cassetta si possono piantare,
accostati fra loro, Gerani Odorosi, erbette, verdurine: un vero orto
di “campagna” nel cuore di una città!
Altro..
Gerani…da
mangiare! Le
foglie e i fiori dei Gerani Odorosi sono commestibili. L’aroma degli
oli essenziali estratti dal fogliame e dalle infiorescenze è un
tocco raffinato da chef stellato per i piatti di carne, per le
insalate, per i dolci, per le tisane. Per esempio, i Gerani Rose
donano una nota sofisticata a tutti i dessert, marmellate e dolci al
cucchiaio. Quelli chiamati “Menta piperita”invece, rendono briosa
qualsivoglia bevanda, come tè, spremute, centrifugati,
cocktails. Inoltre, una volta lasciati essiccare con le loro foglie,
i fiori degli Odorosi possono essere utilizzati per preparare una
miscela profumata per pout-pourris o sacchettini.
Proprietà curative I
principi attivi delle
radici del Pelargonium originario della Regione del Capo del Sud
Africa, sono utili per il trattamento delle malattie respiratorie.
Gli oli essenziali in certi tipi di Gerani profumati, inoltre,
diluiti in vasca da bagno o per mezzo di diffusori, sono indicati per
stemperare depressione e
stress.
Colori
& Significati Secondo
il linguaggio dei fiori e delle piante, il significato del Geranio
varia in base al suo colore, o alla sua tipologia. Per esempio, il
Geranio rosso è simbolo di conforto, mentre quello rosa suggerisce
la nascita di un nuovo affetto. Il Geranio Edera rappresenta
l’amicizia e quello rampicante la fedeltà.
Basta
zanzare! Il Geranio Odoroso al limone e quello all’arancio
possono realmente tenere lontani i fastidiosi insetti estivi, come le
zanzare e le vespe, grazie all’aroma degli oli essenziali contenuti
nelle loro foglie. Queste piante rilasciano il loro profumo, per gli
umani molto piacevole e inebriante, ma che per zanzare, vespe e altri
insetti fastidiosi, è invece un efficace repellente.
Un
antidoto naturale contro la farfalla killer. Per
eliminare la famigerata farfalla mangia-gerani,
già da aprile
spruzzare le piante con questa soluzione naturale: in un bicchiere di
acqua lasciare macerare per una notte un cucchiaio di peperoncino
macinato e due spicchi di aglio a pezzettini. Filtrare con un colino
e spruzzare fusti e fogliame.
Dopo un paio di giorni è bene ripetere l’irrorazione del
geranio e le farfalle, nauseate dell’odore, spariranno. Ripetere di
tanto in tanto, sempre quando si notano forellini sulle foglie.
Questo preparato allontana anche le zanzare ed altri ospiti
indesiderati.
Coltivare la terra del
nostro Paese è bello. Secondo i dati della Coldiretti, 6 italiani su
10 amano il giardinaggio, e superano i 5 milioni quelli che lo
praticano attivamente, prendendosi cura in prima persona di giardini,
balconi e orti. Ogni anno questa nuova tendenza – che ha già
spopolato in America e in Inghilterra – produce un giro d’affari di
oltre due miliardi di euro, un business davvero incredibile,
sostenuto in parte dal recente boom degli orti urbani. (Come
sappiamo, su tanti terrazzi e balconi metropolitani, insalata,
zucchine e peperoncini, hanno occupato il posto di gerani e
margherite, e dove c’erano le rose, ora si possono cogliere… le
erbette aromatiche!) L’orto casalingo e il giardinaggio sostenibile
sono trend diffusi soprattutto tra i giovani e gli stranieri, una
fresca “rivoluzione verde”creativa e innovativa, che ha adattato
la tradizionale concezione dell’orto “di campagna”, e più in
generale del giardinaggio, agli attuali standard cittadini e alla
tutela di salute e ambiente. Anche le iniziative pubbliche a sostegno
delle coltivazioni biologiche urbane si moltiplicano, grazie ai vari
comuni che mettono a disposizione dei cittadini terreni di cui
usufruire gratuitamente.
GLI HOBBY FARMERS SONO GIOVANI
Progettare un orto in appartamento è semplice e divertente. Non
occorrono grandi spazi, sarà sufficiente un angolo di una stanza, o
una mensola in cucina, o una porzione di balcone, a patto si scelga
un ambiente ben illuminato e arieggiato. Si può iniziare utilizzando
una cassetta di plastica per la frutta, rivestita all’interno da
fogli di giornale. Si procede poi spargendo un buon terriccio
naturale uniformemente all’interno della cassetta. Qui si possono
piantare i semi o piantine appena germogliate. Oppure come suggerisce
la Coldiretti: “Chi non ha grandi disponibilità di terra può
dare lo stesso libero sfogo al proprio amore per la “zappa”
grazie a soluzioni alternative come l’orto portatile da tenere con
sé anche in ufficio, quello verticale che si si sviluppa su pareti
di panno e tessuto, l’orto ‘ecologico’ che ricicla materiali di
scarto come le bottiglie e i contenitori di plastica oppure quello
rialzato ‘a carrello’ per chi ha maggiori difficoltà a
piegarsi”. Insomma,l’orto
urbano risponde a richieste ed esigenze diverse. Come sottolinea la
Coldiretti: “Si tratta di una passione con una diffusione
trasversale tra uomini e donne, fasce di età e territori di
residenza, anche se dall’analisi emerge una percentuale più alta
tra i giovani rispetto agli anziani e tra le donne rispetto agli
uomini, con una presenza anche di stranieri. Le motivazioni degli
hobby farmers vanno dalla passione di lavorare all’aria aperta alla
voglia di vedere crescere qualche cosa di proprio, dal gusto di
mangiare od offrire a familiari e amici prodotti freschi, genuini e
di stagione, al desiderio di risparmiare senza rinunciare alla
qualità“.
LA “RIVOLUZIONE VERDE”
Per realizzare un orto tradizionale a terra di circa 20 metri
quadrati si investono 250 euro circa, per acquistare terriccio, vasi,
concime, attrezzi, reti per delimitare le coltivazioni, sostegni
vari, sementi e piantine. Per coltivare su terrazzi e balconi
occorrono invece poche decine di euro. In ogni caso individuando lo
spazio giusto e la stagionalità, conoscendo la terra di cui si
dispone, scegliendo attentamente semi e piantine, si ottengono sempre
buoni risultati. Ma c’è in Italia chi, nel giardinaggio, investe
molto di più. Secondo la Coldiretti, la nuova “rivoluzione verde”
si avvale moltissimo di nuove tecnologie e macchinari innovativi: “Un
successo quello degli orti che ha importanti effetti sul mercato e
sull’occupazione: infatti le vendite di macchine per il
giardinaggio hanno registrato un incremento delle vendite del 7,3%
per i trattorini e addirittura del 18,5% per i rasaerba robotizzati,
per non parlare delle serre e dei vivai dove gli italiani vanno a
rifornirsi di piante e fiori grazie ad un settore che oggi conta su
100mila addetti, con un giro di affari che sfiora i 3 miliardi di
euro all’anno”. La “rivoluzione verde” riguarda
naturalmente anche le persone che non hanno alcuna esperienza nelle
tecniche di giardinaggio. Gli aspiranti coltivatori diretti si
affidano ai consigli di parenti e amici già esperti, alle riviste di
gardening, oppure ingaggiando un “personal trainer”o tutor, per
una consulenza a domicilio a pagamento.
UN ROBOT TUTTOFARE
La tecnologia sta semplificando sempre di più le attività del
giardinaggio, conquistando consensi da parte dei neofiti. Infatti gli
attrezzi necessari e i macchinari, sempre più evoluti ed
utili, sono di grande aiuto ai principianti. Per i giardini esistono
tagliaerba, motoseghe e decespugliatori davvero molto semplici da
usare, le cui vendite sono in deciso aumento. Di recente diffusione,
i robot da giardino sanno svolgere un’infinità di compiti,
sostituendosi al 100% alla tradizionale figura del giardiniere. I
robot sono il non plus ultra per gli amanti delle nuove tecnologie e
per chi ha poco tempo. Richiestissime dai pollici verdi più
aggiornati troviamo le macchine per “lavorare” sui
prodotti di scarto e il compost, come biotrituratori,
idropulitrici e aspirafoglie. Un altro apprezzato macchinario
ecologico è il crea pacciamatura, che permette di tagliare
l’erba, sminuzzarla e restituirla al prato pronta per essere
utilizzata come fertilizzante naturale e per mantenere in salute il
terreno sottostante. La passione per il gardening scorre anche sui
telefonini via internet, che abbonda di App per Android e di
calendari di coltivazione, per una perfetta riuscita di nuove semine
e piantagioni varie. Tanti i siti specializzati e i forum di
discussione. Sono online social-network specifici, come il
cliccatissimo “Grow the planet”ad esempio, che consentono
agli utenti di condividere le proprie esperienze sul giardinaggio, e
di scambiare consigli sulle tecniche da adottare.
IL GIARDINIERE, UN MESTIERE AL TOP
A confermare che il giardinaggio sia
una nuova espressione italiana spiccatamente in crescita, vengono le
statistiche. Secondo i sondaggi la figura del giardiniere
professionista affascina sempre di più i giovani e i meno
giovani, e sono in costante aumento i lavoratori del settore, ben
3.554 in più in cinque anni, ma in realtà la stima è in difetto.
“Resta difficile quantificare il numero dei giardinieri –
spiega così l’Associazione Italiana Centri Giardinaggio – È una
professione che in Italia esiste da tanti anni, anche se è stata
spesso considerata un’attività secondaria. Ma sono numerosi i
lavoratori che rendono bello il paesaggio: i vivaisti, i fioristi,
gli architetti. Siamo comunque presi come esempio in tutto il mondo.
I giardinieri sono sempre più richiesti. È un momento felice per il
“mondo verde”. Soprattutto per il Nord. Anche al Sud ci
sono delle eccellenze”. Il florovivaismo e la cultura degli
orti Made in Italy sono un’eccellenza del nostro Paese. Tra le
regioni, le più attive nel giardinaggio troviamo la Liguria, la
Toscana, il Lazio, la Campania, la Puglia e la Sicilia, al top della
classifica verde. La Liguria è prima per le piante aromatiche
e alcune piante fiorite tipiche da esterno; il Piemonte per le piante
acidofile; la Lombardia per le latifoglie e le conifere; la Toscana
per la varietà di alberi e arbusti tra cui le conifere, gli alberi a
foglia caduca e sempreverdi, gli alberi da frutta ornamentali; il
Lazio per le piante mediterranee; la Sicilia per le piante
mediterranee, gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme.
Per quanto riguarda le piante in vaso e da vivaio, la produzione è
prolifica in diverse altre regioni. Le esportazioni floreali italiane
sono richiestissime in tutta Europa, in particolare da Germania, Gran
Bretagna, Belgio, Svizzera e Turchia.
UN ORTO SULL’ALBERO
L’hobby del giardinaggio dilaga,
spuntano palmeti, limonaie e tralicci di vite su terrazzi e cortili.
La fantasia e il talento si ingegnano per trovare nuove soluzioni
verdi salva-spazio, orti e boschi si arrampicano su muri verticali di
balconcini e sulle pareti di palazzi urbani all’avanguardia. Ma c’è
anche chi, a dispetto di mattoni e cemento armato, guadagna spazio
con un metodo davvero originale ed ecosostenibile. Un artigiano di
Reggio Calabria, Francesco Mangano, ha inventato infatti “l’Orto
sull’albero”: i suoi vegetali crescono a 3 metri di altezza, al
riparo da attacchi di insetti, funghi e animali selvatici. Il
progetto dell’Orto sull’albero
risale al 2000, quando l’ingegnoso calabrese innestò per la prima
volta una pianta sul Solanum mauritianum,
un albero originario del Sud America. Oggi il suo progetto è
attenzionato ed imitato dagli osservatori di botanica di tutta Europa
ed oltre. Il suo Orto sull’albero produce
10 varietà diverse di pomodori – tra cui corallini, ciliegini e San
Marzano – e otto tipi differenti di melanzane: dalle bianche e viola
dolci alle variegate. Coltivati tra i tre e i sei metri d’altezza,
questi vegetali sospesi hanno la stessa qualità di quelli di terra,
ma sono estremamente resistenti e longevi. Il costo di produzione è
molto basso: “Il Solanum non ha bisogno di concimi e
veleni perché ha radici lunghe e si abbevera dell’acqua presente
nel terreno – ha dichiarato
l’artigiano -. C’è quindi un grande risparmio idrico:
basta innaffiare la pianta solo ogni 15 giorni. Gli alimenti che ne
escono resistono a insetti, funghi e animali selvatici, perché si
trovano a un’altezza impossibile da raggiungere. Quando
questa pianta mi è stata regalata non immaginavo che sarebbe
cresciuta così tanto, E invece è diventata altissima, più di sei
metri! Inoltre mi sono accorto che faceva dei fiori simili a quelli
dei pomodori ed ho scoperto che è della stessa famiglia, così mi è
venuta l’idea di innestare una piantina di pomodoro su ogni
ramoscello di questo albero. Pensi che su alcuni altri Solanum che
poi ho aggiunto nel mio giardino sono riuscito a mettere fino a
cinquanta innesti. Ho aggiunto anche le melanzane, talvolta
mettendole insieme ai pomodori sullo stesso albero. Se avessi dovuto
piantare in piena terra tutti questi ortaggi avrei avuto bisogno di
un bel po’ di terreno libero. Questa idea che ho messo in pratica
devo dire che è ben riuscita, come dimostra il successo che sta
avendo ovunque”.
L’ABC DEL “GIARDINAGGIO SOSTENIBILE”
Per praticare il gardening sostenibile in linea con i tempi, si
seguono alcuni concetti di base:
a) I parassiti si trattano solo ed esclusivamente con mezzi
naturali. Lo stesso discorso vale per i fertilizzanti, che
saranno“compost”o comunque organici, mai chimici.
b) Si deve imparare a “compostare” in casa, con gli avanzi
della cucina e gli scarti del giardino. Il compost ricicla, e fa
benissimo alle piante e all’ambiente.
c) Recuperare l’acqua piovana il più possibile per innaffiare.
Non si spreca l’acqua, e si risparmia in bolletta!
d) Meglio coltivare le piante native del posto dove si vive. Le
piante autoctone sostengono la biodiversità e sono le più
resistenti.
e) Per limitare le erbe infestanti si usano fogli di giornali
distribuiti sul terreno da trattare. L’inchiostro, assolutamente
atossico, assorbito dalla terra, sfavorisce la crescita di piante
indesiderate.
f) Auto produzione del cibo.
g) Nutrire il rispetto per gli animaletti del giardino! Api,
moscerini e simili, regolano benessere all’ecosistema e funzionano
come antiparassitari naturali. Non vanno allontanati.
h) Riciclare gli attrezzi quando è possibile, e puntare sul
vintage per quanto riguarda i contenitori.
Un giardino, o balcone o terreno sostenibile, si basa
soprattutto su 3 parole:“Riduci, riusa e ricicla!” (a cura di
Beatrice Pallotta)